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Maurice Borrmans Nella prima parte dell' articolo, il Padre Borrmans fa una rassegna molto dettagliata di quanto è stato fatto a detto per favorire il dialogo islamo-cristiano sia in campo cattolico the in campo ecumenico, sia con iniziative nate dagli stessi musulmani o in collaborazione fra musulmani e cristiani. Si parla in particolare dell'attività del Papa, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, delle Conferenze episcopali di singoli paesi, della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace. Il fervore di tutte queste attività fa pensare the un effettivo impulso è venuto anche dal Documento Dialogo e annuncio. Nella seconda parte l'Autore segnala, invece, il crescere della riflessione sul dialogo, specialmente sul dialogo islamo-cristiano. "Il documento Dialogo e annuncio senza dubbio ha spinto alcuni cristiani a proporre uno sguardo rinnovato sulle tradizioni religiose dell'umanità". In particolare vengono segnalati lo studio del Padre Dupuis verso una teologia cristiana del pluralismo religioso e il documento orientativo della Commissione Teologica Internazionale ll Cristianesimo e le religioni, usciti lo stesso anno (1997). Alcuni teologi si sono anche impegnati ad applicare le "nuove visioni" specificatamente al dialogo islamo-cristiano, senza purtroppo aggiungere molto a quanto hanno detto i loro predecessori in proposito.
Dieci anni fa, il 20 giugno 1991, il documento Dialogo e annuncio (1) , in data 19 maggio, veniva presentato alla stampa dal cardinale Francis Arinze, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (PCDI), e dal cardinale Josef Tomko, prefetto dells Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Tale documento veniva a conferma dell'Enciclica Redemptoris missio(2) di Giovanni Paolo II, con la data del 7 dicembre 1990, la quale anticipava o assumeva le idee principals del documento congiunto dei suddetti due dicasteri romani nei suoi numeri 55, 56 a 57, sotto il titolo Il dialogo con i fratelli di altre religioni. In tal modo, il PCDI precisava anche quanto aveva proposto al termine dells sua plenaria del 1984 (dal 27 febbraio al 3 marzo), in un testo intitolato L'atteggiamento dells Chiesa di fronte ai seguaci di altre religioni (3), il quale offriva "riflessioni a orientamenti su dialogo e missione". Il documento Dialogo e annuncio aveva dunque per scopo di suggerire "riflessioni e orientamenti sul Dialogo interreligioso e l'Annuncio del Vangelo di Gesù Cristo", precisando appunto quale dovrebbe essere "l'approccio cristiano alle tradizioni religiose" e come debba essere considerato "il posto del dialogo interreligioso (dalle molteplici forme) nella missione evangelizzatrice della Chiesa": quindi il testo elencava "le disposizioni necessarie a tale dialogo affinché possa dare I suoi frutti. Quanto all'annuncio di Gesú Cristo, il documento ne ricordava le esigenze e le modalità, in corrispondenza all'azione dello Spirito Santo, rimanendo Gesù stesso il "modello" sia del dialogo sia dell' annuncio. È dunque opportuno porsi la domanda: ha potuto questo documento arricchire gli sforzi delle comunità cristiane durante gli ultimi dieci anni di dialogo interreligioso, specialmente nel campo del dialogo interreligioso tra Cristiani e Musulmani? Si potrebbe dire subito che gli sforzi iniziati dal Concilio Vaticano II sono fedelmente proseguiti e si sono sviluppati, nonostante non pochi nuovi ostacoli, a che libri e articoli si sono moltiplicati per precisare il contenuto dei documenti magisteriali e approfondirne il significato teologico. Donde le due sezioni della presente sintesi. Parte prima: Continua il dialogo islamo-cristiano Da quando il documento conciliare Nostra aetate (1965) ha proposto nuovi orientamenti all'atteggiamento cristiano nei confronti delle religioni non cristiane, non sono mancate le iniziative da parte cattolica, e anche da parte ecumenica. Basta consultare alcuni testi fondamentali in materia (4). Ma, dopo il suddetto testo Dialogo ed annuncio, queste iniziative si sono moltiplicate in vari settori delle collaborazioni possibili tra Cristiani e Mussulmani.(5) Il Santo Padre, nel corso dei suoi viaggi pastorali (6) e soprattutto nel dare le sue esortazioni apostoliche, dopo le sedute sinodali, nei vari continenti (7), ha sempre insistito sull'incontro a il dialogo con i responsabili delle comunità religiose non cristiane. Questo si è particolarmente verificato durante il suo pellegrinaggio giubilare in Egitto, al monte Sinai (24-26 febbraio 2000), e poi in Terra Santa (Giordania, Israele a Palestina, 20-26 marzo 2000) (8). Altrettante occasioni, per lui, di trasmettere to stesso messaggio di dialogo e di pace a commento dei documenti di cui si è parlato prima. D'altronde Giovanni Paolo II non manca di dimostrare la stessa apertura al dialogo e di dare la stessa testimonianza di fede cristiana nei suoi messaggi del primo gennaio (Giornata della pace), nei suoi incontri sia con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede sia con i nuovi ambasciatori dei paesi islamici quando, in Vaticano, gli presentano le loro credenziali. Egli l'ha fatto in modo quasi solenne alla fine delle giornate romane di "preghiera delle religioni per la pace" (25-28 ottobre 1999), ricordando l'incontro di Assisi del 27 ottobre 19869. Così non esita, nelle sue omelie e nelle sue udienze, a intervenire a favore della pace nella giustizia in Medio Oriente, nei Balcani, in Indonesia e in tanti altri paesi dove il pluralismo religioso rimane una sfida per tutti. Il PCDI, dal canto suo, ha moltiplicato incontri a pubblicazioni.(10) Ad esempio, basti ricordare i suoi colloqui successivi con l'Accademia Reale di Giordania per il dialogo (11), con l'Associazione libica per la da'wa, (12) con il Comitato dell'Agenzia islamica per la da'wa a l'assistenza (13), con un Comitato d'al-Azhar (Cairo) per il dialogo (l4), senza parlare della sua partecipazione a tanti congressi interculturali e interreligiosi organizzati in molti paesi non cristiani come il Marocco, l'Egitto, l'Indonesia, la Malaysia, ecc., e soprattutto l'Iran a la Turchia, i quali hanno recentemente dimostrato un'apertura decisiva in materia di dialogo interreligioso.(l5) Non si deve neanche dimenticare l'attività del Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) a favore del dialogo interreligioso (l6): incontri, pubblicazioni a visite sul posto come quelle dell'arcivescovo di Canterbury, George Carey.(17) In molti paesi, i vescovi cattolici, spesso con i responsabili delle altre comunità cristiane (Gerusalemme e Medio-Oriente soprattutto), e talvolta con i leader delle comunità musulmane, non hanno mancato di ricordare a tutti i credenti le esigenze della convivenza pacifica, della giustizia sociale e del dialogo interreligioso.(18) Alcuni tra di loro hanno sigillato la loro testimonianza con una morte drammatica, come il pakistano John Joseph (19) e l'algerino Pierre Claveriez.(20) Altri hanno pensato opportuno pubblicare documenti importanti in materia di dialogo, in forma collettiva come i patriarchi arabi (21) o i vescovi francesi (22), oppure in forma individuale come mons. Pierre Raffin (23), in Francia, o il cardinal Biffi (24), in Italia. Molte associazioni nazionali (25) o istituti romani (26) hanno mantenuto il loro sforzo dialogico, nonostante le nuove difficoltà dell'ora. Bisogna, infine, riconoscere che la Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace si è fatta sempre più attiva nel campo interreligioso (27) e che il Comitato misto del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) e delle Conferenze delle Chiese d'Europa (KEK) ha proposto molti testi alla riflessione dei suoi membri in materia di dialogo islamo-cristiano.(28) Riflessioni teologiche e pastorali sul dialogo islamo-cristiano Quanto è stato detto di tutte queste attività di dialogo, che vanno dall'interculturale all'interreligioso, lascia supporre che non sono anche mancate le pubblicazioni in cui teologi e pastori hanno tentato di analizzare le situazioni concrete in cui si impegnano le comunità ecclesiali e di suggerire prospettive approfondite nel campo teologico stesso. Manca lo spazio per entrare nei dettagli dei molti documenti proposti all'attenzione dei Cristiani durante questo periodo. Un'insegnamento del magistero della Chiesa in materia, anche se si presenta soprattutto in chiave e in forma contestuale, rimane fondamentale ed è stato pubblicato in varie lingue.(29) Vi si ritrovano le esortazioni apostoliche post-sinodali e i vari discorsi di Giovanni Paolo II. Senza citare tutti i documenti disponibili in materia, è possibile ritenere alcuni di loro come rappresentativi degli sforzi compiuti nelle due direzioni, quella pastorale e quella dottrinale. Un primo insieme di testi si riferisce a queste due direzioni senza distinzione. Alcuni trattano del dialogo interreligioso in generale, come il libro del cardinal Arinze, presidente del PCDI (30), e le pubblicazioni del suo dicastero(31), tra le quali è in evidenza la rivista "Pro Dialogo". In alcuni paesi, riviste simili tendono a trattare lo stesso argomento, come "Chemins de dialogue"(32), in Francia, dove, nel 1994, la Conferenza episcopale aveva tentato un bilancio della situazione.(33) Da parte protestante, si deve elogiare il lavoro del pastore Jean-Claude Basset, la cui tesi è intitolata Le dialogue interreligieux (histoire et avenir) (34). Ma è proprio a proposito del dialogo islamo-cristiano che i testi si sono susseguiti in Europa e nel Medio-Oriente. In quest'ultima area, i Patriarchi cattolici, a Natale 1994, hanno tentato un bilancio storico e un approccio dottrinale, e delineato impegni comuni per i Cristiani e i Musulmani dei loro paesi.(35) A Rabat, il 15 ottobre 1995, il cardinal Arinze ha fatto lo stesso, dieci anni dopo la visita del papa e il suo discorso ai giovani marocchini(36), mentre, due anni prima, a Metz (Francia), mons. Pierre Raffin aveva precisato ai suoi diocesani quali sono i valori comuni e le divergenze di fondo tra Cristiani e Musulmani, prima di incoraggiarli a collaborare insieme.(37) Non sono mancate, in tutti i paesi europei, le pubblicazioni cattoliche in materia di informazione scientifica sull'Islam e di presentazione delle varie forme di dialogo con i suoi seguaci: al posto di una semplice presentazione descrittiva della fede, del culto, dell'etica e della politica dei Musulmani, si è visto uno sforzo crescente nel tentarne una valutazione critica, per meglio sottolineare la specificità della visione cristiana di Dio, dell'uomo a della storia. Una riflessione approfondita sugli aspetti dottrinali del dialogo interrelinecessario un gioso si è rivelata sempre più necessaria, davanti alle difficoltà dei fatti approfondimento recenti di cronaca a agli interrogativi dei Cristiani stessi. I Protestanti dottrinale ... francesi la tentarono, da parte loro, nel gennaio del 1995, ricordando anche l' obbligo della testimonianza a dell' annuncio di Gesù". L' Assemblea dei vescovi francesi, a Lourdes, il 6 novembre 1998, elaborò un documento particolarmente preciso(39) in cui prendendo atto di una situazione nuova, chiedono "una Chiesa the ascolta" a propongono un "dialogo di credenti", put esigendo la dovuta ricerca della giustizia a della verità, in un clima di "libertà religiosa" a di "dialogo a testimonianza" . D' altronde i problemi posti alla società civile per quanto riguarda l' integrazione degli immigranti musulmani (40) in Europa occidentale, hanno anche spinto molti responsabili a interrogarsi sulle convergenze a divergenze tra fedi, morali a culti, altrettante manifestazioni di un pluralismo culturale in cui il pluralismo religioso deve essere valutato teologicamente. Donde le domande rivolte ai teologi o ai pensatori: qual è dunque l' atteggiamento cristiano davanti al "risveglio" delle grandi religioni storiche, a specialmente davanti a quella the viene ormai considerata come "la sfida dell'Islam"? Il documento Dialogo e annuncio, senza dubbio, ha spinto alcuni cristiani a proporre uno sguardo rinnovato sulle tradizioni religiose dell'umanità. II libro di p. Jacques Dupuis, Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, rappresenta un sforzo generoso a coraggioso in tale direzione.(41) È stato pubblicato nell'anno in cui la Commissione Teologica Internazionale (cattolica) (42) proponeva la sua analisi della situazione con il suo Il Cristianesimo e le religioni. Questo documento, dopo aver fatto "lo status questionis della teologia delle religioni" e ricordato quali sono "i presupposti teologici fondamentali", precisava appunto "alcune conseguenze per una teologia cristiana delle religioni": ecclesiocentrismo, cristocentrismo, teocentrismo, sarebbero forse delle formulazioni separate, distinte o congiunte della storia della salvezza? Il suddetto documento elencava, infine, le domande che il dialogo interreligioso, davanti al mistero della salvezza, è chiamato a porre alle religioni: che cosa dite di Dio e poi dell'uomo, della sua persona e della sua morte? È proprio in tale prospettiva the Padre J. Dupuis ha tentato di elaborare una visione teologica del pluralismo religioso: non gli sono mancate le approvazioni e le critiche, ma il suo libro avrà avuto il merito di spingere tutti quanti ad affrettare la riflessione sul "significato delle religioni non cristiane" nella storia della salvezza. Senza essere "mezzi di salvezza" o "vie di salvezza", de iure, esse sono certamente dei "luoghi di salvezza", perché non sono sprovviste di "elementi di grazia" che lo Spirito Santo è capace di inserire nel segreto della risposta onesta del credente sincero, nonostante gli elementi negativi che esse contengono e trasmettono. La documentata recensione della "Revue Thomiste" di Tolosa (Francia) (43) del libro di Padre Dupuis ha voluto sottolineare tutto l'aspetto positivo delle sue ricerche e, criticandolo in alcuni punti essenziali, proporre una "visione aperta" alla "sacramentalità", limitata ma reale, delle religioni non cristiane: queste sarebbero forse nuove piste da percorrere a favore di una teologia "aperta" in armonia con tutta la tradizione.(44) Le ipotesi del libro di Padre Dupuis hanno suggerito ad alcuni teologi di ripensare la sua "visione" nel campo piú precisamente islamo-cristiano, senza purtroppo aggiungere molto a quanto hanno detto i loro predecessori in proposito.(45) La religione musulmana non rappresenta forse un caso specifico nella storia della salvezza, essendo vicina a lontana, nello stesso tempo, alla tradizione giudeo-cristiana? Le ricerche, nonostante le tante ipotesi formulate da mezzo secolo, non possono non tener conto sia delle sue ricchezze spirituali sia delle sue deviazioni contemporanee. Bisogna riconoscere al documento Dominus Jesus della Congregazione per la dottrina della fede(46), del 6 agosto 2000, il merito di aver ricordato a quanti sono generosamente impegnati nel dialogo interreligioso quali sono i punti essenziali della fede cattolica in materia: pienezza a definitività della rivelazione di Gesù Cristo, il Logos incarnato e lo Spirito Santo nell'opera di salvezza; unicità a universalità del mistero salvifico di Gesù Cristo; unicità e unità della Chiesa; Chiesa, regno di Dio e regno di Cristo; la Chiesa e le religioni in rapporto alla salvezza. Infatti, il dialogo interreligioso non è senza rischio, ed era opportuno far presente ai Cattolici che quanto più la carità deve esser vissuta (testimonianza/servizio), tanto più la verità deve esser rispettata (confessione/annuncio): tale dialogo non è ecumenismo tra battezzati in ricerca di una redintegratio unitatis, ma semplice emulazione spirituale nella coerenza di ognuno, la quale esige fedeltà alla propria tradizione religiosa, pur rimanendo aperto alla ricerca della verità ultima di Dio a dell'uomo. Conclusione Paradossalmente, il documento Dialogo e annuncio avrà incoraggiato tutti a impegnarsi più che mai nel dialogo interreligioso, nonostante le difficoltà e talvolta i drammi dell'ora, ma nello stesso tempo avrà ricordato ai Cattolici l'importanza della testimonianza personale nella loro fedeltà a Gesù Cristo, il "modello unico", la cui centralità salvatrice non elimina il ruolo positivo, ma imperfetto, delle varie tradizioni religiose dell'umanità contemporanea. Sembra dunque positivo questo richiamo dei vari documenti pubblicati in questo decennio ad un'armonizzazione tra impegno dialogico e testimonianza personale: il dialogo non è soltanto informazione reciproca, che rischia di rimanere descrittiva, è anche una testimonianza reciproca in cui si passa ben presto a "confessare la propria fede", in umiltà a verità, lasciando allo Spirito Santo il compito di farne il commento nella coscienza altrui. II "ministero della parola", in tal caso, non potrebbe accontentarsi di insistere sulle "cose comuni" ai "dialoganti": dovrebbe rischiare uno svelamento progressivo delle sorgenti delle energie spirituali che permettono a loro di essere l'uno per l'altro, nello stesso tempo, "una sfida a un aiuto". Non è dunque per caso che si sono moltiplicati gli studi sulla teologia delle religioni non cristiane in questi ultimi anni: è auspicabile che tali ricerche, nella libertà delle prospettive richiamate dal magistero, permettano domani una fedeltà rinnovata al messaggio trasmesso dal documento Dialogo e annuncio. Note: *Maurice Borrmans, dei Padri Bianchi, è docente al Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica (PISAI) e direttore della Rivista "Islamochristiana". Impegnato personalmente nelle varie forme di dialogo islamo-cristiano, è profondo conoscitore delle Chiese dell'Africa del Nord e del Medio Oriente. Tra le sue numerosissime pubblicazioni ricordiamo: Orientamenti per un dialogo tra cristiani e musulmani, Urbaniana University Press, Roma 1991; Islam e Cristianesimo: le vie del dialogo, Edizioni San Paolo, Milano 1993; Gesù Cristo e i musulmani del XX secolo, Edizioni San Paolo, Milano 2000. 1 Per i testi italiano, inglese e francese del suddetto documento, con le loro presentazioni alla stampa, si veda il Bulletin del PCDI, 1991-XXVI/2, n. 77, rispettivamente pp. 151-200, 201-250 e 251-302. 2 Si veda il testo pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, p. 107, specialmente il cap. V, Le vie dells missione, dove "il dialogo con i fratelli di altre religioni" viene considerato dopo "la prima forma di evangelizzazione: la testimonianza, il primo annunzio di Cristo Salvatore, conversione e battesimo, formazione di Chiese locali, le 'comunità ecclesiali di base' forza dell' evangelizzazione, incarnare il Vangelo nelle culture dei popoli", e prima del "promuovere lo sviluppo educando le coscienze, la carità fonte e criterio della missione". 3 Per i testi inglese, francese, italiano, spagnolo, tedesco e arabo di questo documento, con il discorso introduttivo del Papa, si veda il Bulletin del PCDI, 1984-XIX/2, n. 56, rispettivamente pp. 122-141, 142-161, 162-180, 181-200, 201-221 e 222-242. 4 Si vedano, in proposito, gli studi e la documentazione della rivista "Islamochristiana" (ISCH), DEL Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (PISAI), di Roma, dal 1975 ad oggi, e specialmente gli articoli riassuntivi di M. BORRMANS, Dialogue interreligieux entre chrétiens et musulmans en Europe, in La missione senza confini (miscellanea in onore de R.P. Willi Henkel), a cura di M. ROSTKOWSKI, Roma 2000, pp. 311-325 (con la sua bibliografia); di H.TEISSIER, Chrétiens et Musulmans: cinquante ans pour approfondir leurs relations, in ISCH n.26, pp. 33-50; e di ATAULLAH SIDDIQUI, Fifty years of Christians-Muslim Relations: Exploring and Engaging in a New Relationship, in ISCH, n. 26, pp. 51-76. 5 Si veda un libro pubblicato a Beirut, in arabo, a cura di Juliette Haddad, di Padre Augustin Dupré la Tour e del Dr. Hisham Nashabé, sotto il titolo Déclarations communes islamo-chrétiennes (de 1954 c. à 1992 c.), Beyrouth, Dar el-Machreq 1995, pp. 206, che é stato tradotto in francese ed aggiornato, prima di essere pubblicato nel 1997, dalla stessa casa editrice (pp. 375). 6 In Senegal (19-23 febbraio 1992, in ISCH n.18, pp. 285-296), in Guinea (24-26 febbraio 1992, in ISCH n.18, pp. 259-261), in Benin (3-5 febbraio 1993, in ISCH n. 19, pp. 300-303), in Sudan (10 febbraio 1993, in ISCH n. 19, pp. 277-288), in Tunisia (14 aprile 1996, in ISCH n. 22, pp. 263-268), nelle Filippine (15 gennaio 1995), a Sri Lanka (20-21 gennaio 1995) e in Nigeria (21-23 marzo 1998), in ISCH n. 24, pp. 174-178) 7 Dopo i lavori del Sinodo dei Vescovi per l'Africa (10 aprile-8 maggio 1994), con attenzione ai problemi della convivenza islamo-cristiana, in ISCH n. 20, pp. 285-290, l'esortazione fu comunicata sia in Camerun (14-16 settembre 1995, in ISCH n. 22, pp. 197-198) sia nell'Africa del Sud (16-18 settembre 1995, in ISCH n. 22, pp. 257-258) e nel Kenya (18-20 settembre 1995, in ISCH n. 22, p. 237). Dopo i lavori del Sinodo dei Vescovi per il Libano (26 novembre- 14 dicembre 1995), ai quali hanno partecipato tre osservatori musulmani libanesi (il sunnita Mohammed Assammak, lo sci'ita Saoud Almaoula e il druso Abbas Al-Halaby) (in ISCH n. 22, pp. 238-242), l'esortazione fu comunicata nel corso di una visita pastorale in Libano (19-11 maggio 1997, in ISCH N. 23, pp. 208-219). Quanto all'esortazione per l'Asia, essa fu data dal Santo Padre in un suo viaggio in India (5-8 novembre 1999, in ISCH n. 26, pp. 198-201). Il sinodo per l'Europa, svoltosi nell'ottobre 1999, diede, anch'esso, un'attenzione particolare ai problemi della convivenza islamo-cristiana (in ISCH n. 26, pp. 187-190). 8 Si veda in proposito, in ISCH n. 26, rispettivamente pp. 179-186, pp. 217-219, pp. 205-210 e pp. 228-231. 9 La giornata di preghiera interreligiosa per la pace del 1986 (si veda in ISCH n. 13, pp. 200-204 e 219-220) viene ricordata, ogni anno, dalla Comunità di Sant'Egidio, la quale organizza, per festeggiarne l'anniversario, un incontro interreligioso internazionale in varie città europee. Due mesi prima del giubileo del 2000, la Comunità e il PCDI hanno voluto radunare tutti a Roma e ad Assisi per studiare "alle soglie del terzo millennio: la collaborazione tra le religioni" (si veda in ISCH n. 26, pp. 253-260). 10 Rimanendo fedele a presentare, ogni anno, ai Musulmani del mondo i suoi auguri per la Festa della Rottura del Digiuno alla fine di Ramadân (testi pubblicati in ISCH in inglese a arabo). 11 L'Accademia Reale di Giordania (Al Albait Foundation for Islamic Civilization Research) ha sviluppato molte relazioni dialogiche con gli Anglicani, gli Ortodossi, i Cattolici e poi i Luterani. Si veda, in proposito, FARUK A. JARRAR, The Royal Academy of Jordan for Islamic Civilization Research: a Continuing Dialogue, in ISCH n. 16, pp. 147-152, e M. BORRMANS, L'Académie royale de Jordanie et le dialogue islamo-chrétien, in "Proche-Orient Chrétien" (Jérusalem), t. XL (1990), pp. 79-92. Il PCDI ha partecipato a quattro incontri: a Roma (24-26 giugno 1992), sul "posto della donna nelle due religioni" (in ISCH N. 18, pp. 318-321); e Amman (18-20 gennaio 1994), sul "nazionahsmo oggi: problemi a sfide" (in ISCH n. 20, p. 239); a Roma (18-20 aprile 1996), sul "come utilizzare le ricchezze della terra secondo le religioni" (in ISCH n. 22, pp. 231-233); e Amman (3-4 dicembre 1997), sulla "dignità dell'uomo" (in ISCH n. 24, pp. 158-160). Gli Ortodossi, nel frattempo, hanno avuto cinque incontri accademici con l'Accademia Reale: Amman (26-28 luglio 1993: i giovani e i valori della moderazione, in ISCH n. 19, pp. 255-260), Atene (8-10 settembre 1994: educare per capire e cooperare, in ISCH n. 21, pp. 165-166), Amman (2-5 giugno 1996: i sistemi educativi nelle due religioni, in ISCH n. 23, pp. 205-207), Istanbul (3-5 giugno 1997: prospettive di collaborazione alle soglie del nuovo secolo, in ISCH n. 23, pp. 238-241), Amman (10-12 novembre 1998: religione e cittadinanza, in ISCH n. 25, pp. 208-210). Si deve anche alla suddetta Accademia, in collaborazione con gli Anglicani, la pubblicazione di un Code of Ethics on International Business for Jews, Christians and Muslims (in ISCH n. 21, pp. 182-188). 12 Si vedano gli incontri del 1993 (in ISCH n. 20, p. 242), del 1994 (in ISCH n. 21, pp. 142-143) e del 1997 (in ISCH n. 23, pp. 201-202). 13 Cinque incontri di coordinamento si sono svolti con l'International Council for Da'wa and Relief (dal 1995 al 1999), in ISCH rispettivamente n. 22, p. 209; n. 23, pp. 223-224; n. 24, p. 145; n. 25, pp. 190-191. 14 Al-Azhar dispone ormai di un Consiglio Permanente per il Dialogo con le Religioni monoteistiche, il quale ha costituito con il PCDI un comitato misto di dialogo islamo-cattolico, il 28 maggio 1998, data della sua prima riunione (in ISCH n. 24, pp. 218-220); da allora, il comitato si riunisce una volta all'anno (in ISCH n. 25, p. 177; n. 26, p. 265). 15 Si veda, in proposito, in ISCH n. 26, pp. 260-261, per gli Iraniani, e pp. 243-245, per l'incontro di Harran-Urfa (Turchia), in memoria di Abramo. 16 In materia di dialogo islamo-cristiano, il WCC ha organizzato molti incontri su "religioni e diritti dell'uomo" a Ginevra (9-13 ottobre 1992, in ISCH n. 19, pp. 296-297), Berlino (6-10 novembre 1994, in ISCH n. 21, pp. 163-165), Teheran (22-24 novembre 1996, in ISCH n. 23, p. 197) e Hartford (14-16 ottobre 1999, in ISCH n. 26, pp. 248-250). 17 Bisogna sottolineare l'importanza delle sue visite e dei suoi discorsi in Sudan (7-8 ottobre 1995, in ISCH n. 22, pp. 258-261), a Damasco (29-31 gennaio 1999, in ISCH n. 25, pp. 223-227) a al Cairo, al-Azhar (29 novembre 1999, in ISCH n. 26, pp. 177-179). 18 È il caso dei vescovi delle Filippine (3 ottobre 1992, in ISCH n. 19, p. 270; 24-29 marzo 1996, in ISCH n. 22, pp. 254-257; 29 novembre 1996, in ISCH n. 23, pp. 226-228; 9 agosto 1999, in ISCH n. 25, p. 219; 25 novembre 1999, in ISCH n. 26, p. 231), del Ghana (19 dicembre 1995, in ISCH n. 22, pp. 221-223), della Guinea (14 settembre 1993, in ISCH n. 20, pp. 227-229), della Nigeria (estate 1991, in ISCH n. 18, pp. 277-282), del Senegal (5 gennaio 1993, in ISCH n. 19, pp. 272-273), della Sierra Leone (1° aprile 1997, in ISCH n. 23, pp. 228-229), degli Stati Uniti d'America (17 aprile 1993, in ISCH n. 19, pp. 306-307; 31 agosto 1994, in ISCH n. 20, pp. 276-278; 19 luglio 1996, in ISCH n. 22, pp. 271-272) e di Taiwan (4 marzo 1999, in ISCH n. 25, pp. 227-228). 19 Mons. John Joseph è morto in Pakistan, il 7 maggio 1998, per testimonare contro la "legge della bestemmia" di cui troppi Cristiani sono vittime innocenti, donde gli sforzi svoltisi per la sua abrogazione (si veda ISCH n. 24, pp. 183-184 e n. 25, pp. 212-219). 20 Mons. Pierre Claverie è stato l'ultimo dei 19 Cristiani drammaticamente uccisi in Algeria dal 1993 al 1996, per motivo più o meno religioso (tra di loro i 4 Padri Bianchi di Tizi Ouzou e i 7 Trappisti di Tibhirine): il dialogo interreligioso ha anche i suoi "martiri" (si vedano, in proposito, presentati da B. CHENU, Sept vies pourDieu et l'Algérie, Bayard/Centurion, Paris 1996, pp. 254, e L'invincible espérance, Bayard/Centurion, Paris 1997, pp. 320, e poi DUVAL, C'était une longue fidélité (à l'Algérie et au Ruanda), Médiaspaul, Paris 1998, pp. 233, M.C. RAY, Christian de Chergé, prieur de Tbhirine, Bayard, Paris 1998, pp. 223, M. DUTEIL, Les martyrs de Tibhirine, Brépols, Paris 1996, R. MASSON, Tibhirine, les veilleurs de l'Atlas, Cerf, Paris 1997, a J.J. PÉRENNÈS, Pierre Claverie, un Algérien par alliance, Cerf, Paris 2000, pp. 391). 21 Soprattutto la loro Lettera pastorale del Natale 1994, dopo quelle del 24 agosto 1991 (in ISCH n. 17, pp. 242-249 e 295-306) e del 19 aprile 1992 (in ISCH n. 18, pp. 273-277), la quale era intitolata La co-esistenza tra Musulmani e Cristiani nel mondo arabo (testo arabo in ISCH n. 21, pp. 15-40). 22 In seguito alla loro assemblea di Lourdes, il 6 novembre 1998, con il titolo "Catholiques et Musulmans: un chemin de rencontre et de dialogue" (in ISCH n. 25, pp. 182-189). 23 In una lettera pastorale del 3 gennaio 1993 intitolata Visages de l'islam et regard chrétien (in ISCH n. 19, pp. 231-237). 24 In una relazione sua "Sull'immigrazione" al Seminario della Fondazione Migrantes di Bologna (30 settembre 2000). 25 Il Gruppo di Ricerche Islamo-Cristiano (GRIC) ha continuato i suoi studi (Tunisi, Rabat, Parigi) e le sue pubblicazioni: Ces Ecritures qui nous questionnent, la Bible et le Coran (Centurion, Paris 1987, pp.159), Foi et justice: un défi pour le christianisme et l'islam (Centurion, Paris 1993, pp. 325), Pluralisme et laïcité: chrétiens et musulmans proposent (Bayard/Centurion, Paris 1996, pp. 265), Péché et responsabilité éthique dans le monde contemporain (Bayard, Paris 2000, pp. 261). Si veda in proposito J.-P Gabus, L'expérience de dialogue islamo-chrétien dans le cadre du GRIC, in ISCH n . 19, pp. l l7-124. 26 L'Università Gregoriana di Roma ha mantenuto e sviluppato le sue relazioni accademiche con università turche (Facoltà di teologia musulmana) e ha anche iniziato, in collaborazione con il PISAI, degli incontri con l'Università Ez-Zaytuna (Facoltà di teologia musuhnana) di Tunisi (in ISCH n. 22, pp. 1-10 a 262-263; n. 23, pp. 237-238; n. 24, pp. 156-157). 27 Specialmente con la sua 'dichiarazione' di Amman (25-29 novembre 1999) per la pace nel Medio-Oriente (in ISCH n. 26, pp. 214-217). 28 In modo particolare questo Comitato, "Islam en Europe", ha potuto proporre un documento sulla "reciprocità islamo-cristiana" (ottobre 1994 e marzo 1995): Elementi di riflessione per le Chiese europee (in ISCH n. 21, pp. 151-155). 29 Si veda, a cura di R GIOIA, Il dialogo interreligioso nel magistero pontificio (Documenti 1963-1993), Lib. Ed. Vaticana, 1994, pp. 879, tradotto in inglese Interreligious Dialogue: the Official Teaching of the Catholic Church (1963-1995), Pauline Book and Media, Boston 1997, pp. 694, e poi in francese Le dialogue interreligieux dans l'enseignement oiciel de l'Eglise catholique (1963-1997), Ed. de Solesmes, Solesmes 1998, pp. 995. 30 Si veda il suo Meeting Other Believers, Cromwell Press, Wiltshire 1997, pp. 68. 31 Si veda il libro pubblicato di recente Camminare Insieme (La Chiesa cattolica in dialogo con le altre tradizioni religiose del mondo), Lib. Ed. Vaticana, 1999, pp. 143 con traduzioni francese Cheminer Ensemble (L'Eglise Catholique en dialogue avec les traditions religieuses du monde), Lib. Ed. Vaticana, 1999, pp. 143, e inglese Journeying Together (The Catholic Church in dialogue with the Religious Traditions of the world), Lib. Ed. Vaticana, 1999, pp. 135. 32 Nei suoi primi numeri, vi furono gli studi di A. GOUNELLE, Théologies chrétiennes des religions du monde: essai de typologie, n. 1, janvier 1993, pp. 47-65, e di M. BORRMANS, Chrétiens et Musulmans: quelles exigences pour un dialogue?, n. 3, janvier 1994, pp. 129-150. 33 Si tratta del Documento n. 2, janvier 1994, Evolution de la pensée récente de l'Eglise catholique sur la rencontre des religions, a cura di Christophe Roucou, pp. 19. 34 Cerf, Paris 1996, pp. 503, con una precisa recensione in ISCH n. 23, pp. 259-265. 35 Si veda la nota 21: il loro documento è intitolato Ensemble devant Dieu pour le bien de la personne et de la société a si articola in cinque capitoli: La coexistence, l'expérience du passé et les appels du présent; Comment bâtir l'avenir; Ensemble pour une société égalitaire; Musulmans et Chrétiens dans le monde; Directives pastorales. 36 Si veda in ISCH n. 22, pp. 243-251. Il cardinale insisteva sulla "fede in Dio, fondamento della collaborazione islamo-cristiana", sul "rispetto del principio della libertà religiosa", sulla "promozione dei valori umani" e del "progresso dei paesi africani". 37 Si veda la nota 23. Mons. Raffin chiedeva di testimoniare insieme la grandezza di Dio e la dignità dell'uomo a favore di un mondo più umano, pur ricordando che l'Islam è anche una storia, una fede a una legge, con regole rigide. 38 Si veda il loro testo completo in ISCH N. 22, pp. 216-221. 39 Si veda la nota 22. Il loro documento insiste sull'accettazione delle differenze e sulla necessità di una formazione cristiana adeguata. Da allora sono stati pubblicati i documenti pastorali che danno orientamenti precisi nei venti settori dell'attività dialogica, in "Documents Episcopat", n. 6-7, avril 1999, Catholiques et Musulmans, Fiches pastorales.Un dossier della Documentation Catholique, mars 1995, propone "une sélection des principaux textes de l'Eglise" in proposito (pp. 67) e un altro, Questions actuelles n. 15, septembre-octobre 2000, è intitolato L'Eglise et l'Islam en France (pp. 51). Quanto all'annuncio, il Service National du Catéchuménat ha pubblicato un dossier speciale, Catéchumènes venant de l'islam (dix fiches et deux annexes), octobre 1999. 40 Basti pensare, in Francia, ai due progetti di intesa tra Stato a cittadini musulmani: "Charte du culte musulman" del 10 gennaio 1995, in ISCH n. 21, pp. 155-161, e "Consultation des représentants musulmans"del 28 gennaio 2000, in ISCH n. 26, pp. 190-193. In Italia, le trattative per un'intesa tra Stato e comunità musulmane sono in corso, ed è proprio per questo che il cardinale Biffi di Bologna ha fatto osservare alla società civile il problema dell'integrabilità degli immigrati musulmani in Italia (si veda la nota 24). 41 Il suo libro è stato contemporaneamente pubblicato in inglese, Toward a Christian Theology of Religious Pluralism, Maryknoll, New York 1997, pp. 433, in francese, Vers une théologie chrétienne du pluralisme religieux e in italiano, Queriniana, Brescia 1997, pp. 583. La prima parte presenta "una panoramica di approcci cristiani alle religioni", accuratamente documentata, e la seconda, sotto il titolo "un solo Dio, un solo Cristo, percorsi convergenti", interroga "storia ed alleanze: una e molte", commenta "Parola di Dio, unica ed universale", contempla i "volti del Mistero divino", guarda a "Gesù Cristo, uno e universale" e alle "vie della salvezza", considera "il Regno di Dio, le religioni e la Chiesa" e parla del "dialogo tra le fedi: prassi e teologia". L' abbondante bibliografia conferma quanto l'autore ha letto e analizzato, prima di ipotizzare in materia. Più tardi, Padre Dupuis ha precisato il suo pensiero in un articolo, La teologia del pluralismo rivisitata in "Rassegna di teologia", Milano, n. 5, 1999, pp. 667-694, in cui l'autore precisa il suo vocabolario e parla di "pluralismo religioso" non "de iure" o "de facto", ma "di principio",ambiguità the chiederebbe chiarimenti. 42 Si veda il testo, in italiano, in "La Civiltà Cattolica", 1997, 1, pp. 146-183. 43 Si veda la lunga recensione intitolata "Tout récapituler dans le Christ" (à propos de l'ouvrage de J. Dupuis, Uers une théologie chrétienne du pluralisme religieux), in "Revue Thomiste" 1998, n. 4, pp. 591-630, la quale tende a riconoscere il valore della maggior parte del libro, pur prendendo le distanze per quanto riguarda i suoi presupposti filosofici ed alcune ipotesi the distinguono tra il Logos e Gesù Cristo ("dissociation indue entre le Verbe et le Christ Jésus", p. 601) a accetterebbero the le persone divine agiscono separatamente ("Le Dieu qui sauve si legge nell'edizione francese a p. 456 est trine, chacun étant personnellement distinct et restant distinctement actif'). 44 Sembra molto rilevante questa "visione" della "sacramentalità" delle religioni non cristiane, dove non sono mancate nel corso della storia le manifestazioni di una santità autentica, opera dell'azione dello Spirito Santo. La suddetta recensione insiste parecchie volte su questo aspetto significativo, riprendendo anche una frase di Padre Dupuis: "La théorie sacramentelle peut être icí d'un grand secours" (p. 535): essendo la Chiesa "sacramento perfetto" della salvezza, "d'une certaine façon, ne faut-il pas dire la méme chose des communautés non chrétiennes en lesquelles l'identité ecclésiale peut se trouver présente mais imparfaite, c' est-à-dire en genèse?" (p. 612). Dato che le religioni trasmettono delle verità e forniscono dei mezzi di preghiera, digiuno, purificazione, ecc., "il faut alors reconnaître que celles en lesquelles est vérifiée cette 'loi de médiation' réalisent à leur manière imparfaite-la sacramentalité du salut (...). Autrement dit, là où cette sacramentalité du salut est réalisée, serait-ce très pauvrement, la religion en laquelle elle s'exprime est sumaturelle et non purement naturelle" (pp. 622-623). In sintesi, si potrebbe dire che "la plupart des religions non chrétiennes en ce qu'elles ont de bon représentent, selon diverses proportions, un mélange entre des éléments qui expriment (plus ou moins heureusement) la religiosité naturelle et des éléments d'ordre proprement surnaturel qui, en elles, sont le fruit d'une manifestation du Dieu sauveur. Les divers systèmes religieux, tout en intégrant les valeurs de la religion naturelle, ont donc aussi un rôle dans l'économie proprement surnaturelle. Aussi doivent-ils être interprétés comme des participations imparfaites à la réalisation plénière de l'ordre surnaturel dans l'Eglise" (p. 619). 45 P. Jacques Jomier aveva pubblicato un articolo in tal senso, Théologie et rencontres islamo-chrétiennes, in "Nova et Vetera", 1997/3, pp. 49-70, insistendo su "due problemi da risolvere prima di tutto" ("il messaggio coranico sarebbe forse destinato soltanto a riattivare il monoteismo primordiale di Israele?" e "ci sono, sì o no, dei versetti coranici che contraddicono il dogma cristiano?"). Di seguito, i padri Christian Van Nispen e Edmond Farahian hanno proposto delle "Note sullo statuto teologico dell'islam" in "La Civiltà Cattolica" 1996, I, pp. 327-336 e pp. 541-551, ricordando "la situazione particolare dell'islam" e precisando "il ruolo negativo dell'islam". Ultimamente, Padre Christian W. Troll ha pensato utile ipotizzare unaTeologia cristiana verso una nuova comprensione dell'islam, "Rassegna di Teologia", n. 5, settembre-ottobre 1999, pp. 717-730, ma si tratta ancora di uno "status quaestionis". 46 Si veda la pubblicazione delle Edizioni Dehoniane Bologna, 2000, con il commento di Angelo Amato. A illustrare questo sforzo di "memoria" teologica, nel sottolineare le divergenze fondamentali tra "islam a cristianesimo", viene il documento della Conferenza Episcopale d'Emilia-Romagna, Islam e Cristianesimo ( 6 agosto 2000), il cui autore è Padre Davide Righi, del Seminario Regionale di Bologna.
Ref.: Ad Gentes (Teologia ed antropologia della missione), anno 5, n. 1, primo semestre 2001.
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