* Sergio Ticozzi
Il dialogo interreligioso in Estremo Oriente


L'articolo offre uno sguardo d' insieme sul come è stato portato avanti nell' ultimo decennio il dialogo interreligioso in Estremo Oriente. Puntualizza dapprima gli atteggiamenti di fondo e gli orientamenti proposti dalla Federazione delle Conferenze episcopali dell' Asia, scaturiti dalla loro coscienza di essere piccola minoranza, a cui però non mancano coraggio, chiarezza di vedute e vitalità. Passa poi a precisare più dettagliatamente la situazione e le iniziative principali da parte delle singole Chiese, in Giappone, nel mondo cinese (Taiwan, Cina continentale e Hong Kong) e Corea, nei confronti non solo delle grandi tradizioni religiose locali del Buddhismo, Confucianesimo, Taoismo e Shintoismo, ma anche della religione cosmica che fa da sostrato alla religiosità popolare nella regione. A riguardo del Sud-est asiatico, documenta brevemente gli sforzi delle Chiese di questi paesi per il dialogo con il Buddhismo Theravada e con le religioni popolari. Conclude sottolineando la necessità di una più profonda formazione e diffusione a tutti i livelli della "cultura del dialogo".


Le tappe miliari nel cammino dei rapporti della Chiesa cattolica con le altre grandi religioni mondiali, segnate dai suoi documenti e dalle recenti iniziative, hanno stimolato una vitalità originale e innovativa da parte della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (acronimo inglese FABC) e delle singole Chiese in Estremo Oriente, oltre che suscitato molte aspettative, insieme a timori, nel cuore di altri credenti. Un semplice sguardo alla situazione, anche se necessariamente veloce, permette di constatarlo.

Atteggiamenti di fondo della FABC

Ecco come è riassunto il cammino compiuto dalla FABC, nel documento finale della sua recente 7a Assemblea genèrale, svoltasi in Thailandia nel gennaio 2000:

"Per trent'anni abbiamo cercato di riformulare la nostra identità cristiana in Asia, abbiamo preso in considerazione, una dopo l'altra, diverse istanze e problematiche: l'evangelizzazione, l'inculturazione, il dialogo, la specificità asiatica della Chiesa, la giustizia, l'opzione per i poveri, ecc. Oggi, dopo tre decenni, non trattiamo più di istanze distinte. Ci stanno di fronte bisogni attuali che sono massivi e sempre più complessi. Tali istanze non sono argomenti separati da discutere ma aspetti di un approccio integrato della nostra Missione di amore e di servizio. Abbiamo bisogno di sentire e di agire in modo integrato. Di fronte ai bisogni del XXI secolo, ci disponiamo a fare questo con cuori asiatici in solidarietà con i poveri e gli emarginati, in unione con tutti i fratelli e sorelle cristiani e prendendoci per mano con tutte le persone di buona volontà delle diverse fedi religiose dell'Asia....". (1)

Il nuovo atteggiamento operativo, deciso dalla FABC, è integrativo e corresponsabilizza tutti: mostra un ulteriore segno positivo di un cammino verso la maturità come Chiese particolari dell'Asia, che continuano ad affrontare la loro missione in un modo più pratico e olistico, cioè in un modo più confacente alla loro tradizione culturale e alla loro psicologia. Le Chiese dell'Asia hanno intrapreso questa via fin dagli anni '70, quando, volendo specificare la loro visione di base per il rinnovamento e cercare il modo "nuovo a primario" di essere Chiesa in Asia, l'hanno precisato nell'essere una Chiesa del dialogo"; meglio, del triplice dialogo: con le diverse fedi religiose, con le culture dell'Asia e con le moltitudini dei poveri. (2)

Nei rapporti con le altre religioni, la FABC è partita, nel messaggio del 1970, sottolineando l'impegno per "un dialogo aperto, sincero e continuo con i fratelli delle altre grandi religioni dell'Asia, in modo da imparare gli uni dagli altri come arricchirsi spiritualmente e come lavorare insieme efficacemente per il compito comune di uno sviluppo umano totale". In ogni assemblea generale e nelle dichiarazioni finali ha riservato parecchio tempo e spazio alla problematica interreligiosa; non ha mai visto contraddizione tra evangelizzazione diretta di Cristo e dialogo, sot tolineando sempre il loro stretto legame e la mutua complementarità.

Ha creato anche l'Ufficio per gli Affari ecumenici e interreligiosi, sotto cui fu posto l'Istituto episcopale per gli affari interreligiosi, "con lo scopo di educare i vescovi e tutti i fedeli alla necessità del dialogo e alla sua base teologica". Le iniziative portate avanti dall'Istituto in rapporto alle tradizioni religiose presenti nell'Estremo Oriente (si lascia ad altro intervento la trattazione del dialogo della Chiesa cattolica con l'Islam) sono il raduno sul dialogo tra Cristiani a Buddhisti nell'aprile 1994 in Thailandia, e quello tra Cristiani e Confuciani-Taoisti nell'aprile 1996 a Taiwan. I tipi di dialogo interreligioso svolti si sono differenziati in "dialogo della vita, che significa non semplicemente coesistenza pacifica o tolleranza passiva degli altri, ma piuttosto una condivisione attiva di vita in cui i fedeli delle varie religioni vivono gli ideali e i valori più alti della loro tradizione e, allo stesso tempo, rispettano i seguaci delle altre religioni... Il dialogo di azione a di cooperazione nell'affrontare insieme i problemi delle loro società ... Il dialogo degli scambi dottrinali, che, portato avanti da un gruppo limitato di esperti, ha il suo valore innegabile e i cui risultati devono essere comunicati agli altri... Il dialogo della condivisione dell'esperienza spirituale, anche se risulta il più difficile, perché richiede un alto grado di fiducia reciproca…". (3)

La FABC, cosciente della posizione minoritaria delle sue Chiese, ha sempre continuato questi tipi di dialogo in un atteggiamento aperto e umile a ogni livello, per scambiarsi le proprie ricchezze spirituali e per cooperare insieme a servizio della società. Spesso ha sollecitato la cooperazione con tutte le persone interessate alla pace, alla giustizia e a un migliore ordine economico nel mondo, soprattutto da quando la globalizzazione ha creato un senso di malessere e di confusione.

Un'innovazione significativa durante l'ultimo decennio è stato l'inizio del dialogo non solo con le grandi tradizioni religiose ma anche con le religioni cosmiche dei gruppi minoritari e tribali. In un'intervista su questo argomento concessa nelle Filippine nel gennaio 1999, mons. Michael Fitzgerald, il segretario del Consiglio Pontificio per il Dialogo interreligioso, ha ammesso che è stata la FABC a intraprendere questa via, come un 'nuovo inizio'. E ha indicato le varie Chiese che lo stanno attuando, cioè l'India, la Thailandia, Taiwan, il Laos, la Cambogia, il Vietnam, l'Indonesia e le Filippine. "Il Giappone è un'eccezione nel senso che la sue religione tradizionale è lo Shintoismo, che è considerato religione nazionale..." (4)

A livello più operativo la FABC ha promosso e promuove sia la partecipazione attiva alle varie iniziative a livello mondiale, regionale e nazionale, sia gli impegni per eliminare gli ostacoli al dialogo interreligioso, come il fanatismo e il proselitismo religioso, i pregiudizi dottrinali, la pesante eredità del legame storico tra Chiesa e colonialismo, ecc., tramite una solida formazione al dialogo di tutti i cattolici e con ogni mezzo possibile, specialmente trarnite i mass media. Questa sottolineatura è state reiterate anche nella 7a Assemblea generale della FABC: il suo gruppo di lavoro per il settore ha consigliato caldamente di inculcare in tutti "la cultura e la spiritualità del dialogo", con programmi appositi da organizzare nelle scuole cattoliche, seminari, case di formazione e centri pastorali. Ha proposto anche la celebrazione di una 'Settimana per il Dialogo interreligioso', con gli obiettivi concreti di 'ascoltarsi, imparare, sfidarsi, comprendersi a rispettarsi a vicenda'. (5)

In occasione e durante il Sinodo speciale per l' Asia (18 aprile -14 maggio 1998), i vescovi della FABC e, in particolare, quelli dell'Estremo Oriente, hanno sottolineato l'urgenza del dialogo religioso e della solidarietà con le tradizioni religiose locali come primo modo di attuare un'evangelizzazione effettiva. Dei 191 interventi, ben 43 hanno trattato il tema del dialogo, alcuni ponendo l'enfasi sul dialogo di vita e sulla condivisione, mentre altri ribadendolo come dovere di tutti i cattolici e come un modo di vivere la spiritualità missionaria nel contesto asiatico. La dichiarazione finale della 7a Assemblea generale della FABC, che è stata la sua prima risposta ufficiale all'Esortazione apostolica post-sinodale, non riserva una trattazione specifica al dialogo interreligioso ma, ma come si è visto sopra, lo integra nella quotidianità degli impegni delle Chiese. Sembra correggere un po' l'atteggiamento del documento romano, prodotto da una coscienza di maggioranza, di considerare le altre religioni mondiali come "una grande sfida per l'evangelizzazione" o "in attesa della loro piena realizzazione in Cristo" (nn. 2.6), proponendo di nuovo invece l'atteggiamento più umile, scaturito dalla realtà di essere minoranza e di "prendersi per mano" con i seguaci delle altre religioni.

In Giappone

L'interesse per i rapporti interreligiosi sembra aumentare costantemente. Rappresentanti delle varie tradizioni buddhiste, dello Shintoismo e delle 'nuove religioni' si sono recati e si recano all'estero per allacciare contatti con le tradizioni cristiane. Opera anche un programma di scambi spirituali, che nel 1997 ha registrato il quinto soggiorno di monaci buddhisti in monasteri cattolici europei. Il dialogo tra le religioni sta diventando sempre più un argomento trattato dalla stampa cattolica, non solo su riviste specialistiche ma anche in pubblicazioni per il pubblico generale. Pure la stampa e le case editrici laiche se ne dimostrano interessate.

Il Comitato per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale giapponese ha continuato ad assecondare richieste specifiche e a provvedere assistenza in speciali occasioni. Il suo presidente, come anche altri responsabili della Chiesa, sono stati coinvolti in vane iniziative in Giappone e all'estero.

Varie istituzioni, che hanno operato come centri di rapporti e di comprensione interreligiosa, meritano una speciale menzione, perché ne assicurano la dimensione pubblica e la continuità degli sforzi.

L'Istituto di Cultura cristiana e di Religioni orientali dell'Università Sophia di Tokyo, gestito dai Gesuiti, è stato formato nell'aprile 1997 dalla fusione di due istituzioni preesistenti. Uno dei suoi membri più rappresentativi è Padre Kadowaki Kakichi, che ha stimolato in particolare il dialogo con lo Shintoismo.(6) L'Istituto per la Religione e la Cultura dell'Università di Nanzan di Nagoya, sotto la responsabilità dei Missionari del Verbo Divino, porta avanti attività, incontri e studi a livello scientifico. Nel 1999 ha condotto un'esauriente ricerca sulla "Soka Gakkai" e sulle nuove sette religiose. Il centro "Takamori Soan", fondato da Padre Oshida Shigeto, O.P, a Nagano, svolge un ruolo significativo come posto di incontri interreligiosi radicati nella vita giapponese e per scambi di esperienza spirituale. Il Centro "Shinmeikutsu" presso Tokyo, fondato da Padre Enomiya Lasalle (1898-1990), è un luogo di incontro tra la preghiera cristiana e la meditazione zen. Il Centro "Seimeizan", legato al tempio buddhista di Tamana, presso Kumamoto, fondato dal saveriano italiano Padre Franco Sottocornola nel 1987, è un posto di meditazione e di scambi interreligiosi, impegnato anche nel processo di inculturazione. Anche in altre congregazioni e ordini religiosi, ci sono membri impegnati nel dialogo interreligioso, che si incontrano regolarmente.

La situazione presente del Giappone si dimostra diversificata a livello nazionale, e soprattutto a livello locale.(7) A livello nazionale, una svolta operativa è stata presa dall'Assemblea generale della Conferenza episcopate nel febbraio 1998: ha deciso che il dialogo interreligioso da allora diventasse la responsabilità comune dell'intera Conferenza episcopale, abolendo il precedente Comitato ad hoc. La decisione sembra essere motivata dal desiderio di favorire l' iniziativa locale delle persone o dei gruppi the attualmente vi sono impegnati, lasciando il campo aperto a ricerche e sperimentazione. In occasione del Sinodo dell'Asia, i vescovi giapponesi hanno proposto la stessa linea di approccio diversificato, con priorità per la condivisione di vita e il dialogo con lo Shintoismo.

A livello locale, alcune diocesi hanno nominato un responsabile per il dialogo. La diocesi di Oita partecipa attivamente nell'organizzazione interreligiosa locale. Le diocesi di Hiroshima e Nagasaki svolgono attività interreligiose connesse con la celebrazione degli anniversari dello scoppio della bomba atomica. Le diocesi di Tokyo, Nagoya e Fukuoka cooperano con i centri menzionati sopra.

Il settore con un maggior numero di iniziative e di attività nel settore interreligioso oggi, soprattutto da parte dei semplici fedeli, è quello delle associazioni private. Operano nel paese associazioni di amicizia, gruppi di interesse sociale, 'associazioni per riflettere insieme sul significato della vita e della morte', ecc., con la partecipazione buddhista, shintoista e cattolica.

Nel mondo cinese

In Taiwan

Data la preoccupazione tradizionale per l'armonia della comunità cinese, ben 12 religioni sono ufficialmente riconosciute nell'isola. La religione popolare che incorpora credenze e pratiche delle tre maggiori tradizioni religiose sta per essere riconosciuta come sistema religioso a suo pieno diritto. Nel 1973 è stata fondata a Taipei l'Associazione cinese per l' amicizia interretigiosa con l'obiettivo di favorire il dialogo e la cooperazione tra i responsabili delle religioni.

Nel settembre 1991, la Conferenza episcopale di Taiwan, in sostituzione del comitato precedente, formò la nuova Commissione per il dialogo e la cooperazione ecumenica, come due dimensioni inseparabili dello stesso compito. Con l'aumento delle iniziative, però, i due settori furono distinti. Net 1996, commissioni diocesane separate furono formate in tre diocesi, Taipei, Tainan e Chiayi, mentre in altre rimane una commissione congiunta.

Dalla sua creazione, la Commissione ha lavorato in stretta cooperazione con tutte le organizzazioni protestanti e civili interessate al dialogo. Essa ha organizzato, nel settembre 1992, un raduno nazionale sul Dialogo interreligioso e sull'Evangelizzazione, e nel 1993 due raduni su Educazione e Dialogo interreligioso, uno nelle scuole medie cattotiche a il secondo negti istituti di educazione superiore.

Ha favorito in ogni modo anche la cooperazione interreligiosa negli impegni di sensibilizzazione e di assistenza sociale. Nel gennaio 1994 si svolse il raduno sul Lavoro sociale, pianificato in cooperazione con la Fondazione buddhista Tzi Chi; seguì quello sulla Famiglia, in cooperazione con l'Associazione buddhista nazionale, che ha avuto seguito in altri raduni nel 1995 e 1996.

Ha contribuito, inoltre, alla preparazione dell'incontro internazionale "Buddhismo e Cristianesimo: convergenze e divergenze", svottosi nel monastero buddhista di Fo Kuang Shan, nell'estate 1995, promosso dal Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. E nell'aprite 1996 ha partecipato all' incontro sul "Contributo confuciano e taoista all'armonia in Estremo Oriente", organizzato a Nantou dall' apposito Ufficio della FABC.

"Il dialogo tra cristiani e buddhisti, che ha radici profonde in Taiwan, sta progredendo a un passo veloce. Un'iniziativa maggiore e audace della comunità buddhista avvenne qualche anno fa con il lancio del progetto di costruire un Museo delle Religioni del mondo. Il progetto che è in via di costruzione a Taipei intende diventare un centro di incontro di gente di diverse fedi o di gente in cerca di una fede religiosa, un luogo dove si impara a capire gli altri e a vivere in armonia; è portato avanti dalla Fondazione culturale ed educativa `Lin Chiu Shan Prajna'..." .(8) Anche la Chiesa cattolica offre al progetto la sua pima cooperazione.

Nella Repubblica popolare cinese

Prima della recente liberalizzazione della Cina, non esisteva di fatto nessuna relazione interreligiosa; anzi, in passato non sono mancati casi di contesa e conflitti tra le diverse denominazioni. Oggi, gli esempi di dialogo e di cooperazione tra le religioni, che sono comunemente e ufficialmente riportati, sono la partecipazione di rappresentanti delle religioni alla Conferenza consultiva politica popolare cinese, gli sforzi comuni di costoro per far cambiare articoli ristrettivi sulla libertà religiosa della Costituzione nazionale e del codice penale, la partecipazione di delegazioni cinesi di rappresentanti religiosi ai convegni internazionali e regionali, la loro presenza pubblicizzata nelle celebrazioni nazionali, ecc,.

Secondo le dichiarazioni ufficiali sulla politica religiosa, le diverse religioni godono di uguaglianza e insieme sono impegnate nella ricostruzione socialista della nazione. Essendo strettamente integrate nel sistema politico, devono seguire l'evoluzione della politica decisa dalle autorità comuniste. Tre principi sono stati evidenziati nel corso degli ultimi due decenni: cooperare insieme alla modernizzazione del paese, autofinanziarsi sfruttando le risorse e le proprietà delle proprie istituzioni religiose, fare appelli alla cooperazione con i correligionari all'estero per sollecitare finanziamenti e investimenti. Dal 1993 si è aggiunta anche la cooperazione in imprese commerciali, decisa ufficialmente. (9)

Di fatto, in Shanghai, nell' agosto 1993, quattro organismi religiosi (buddhista, taoista, cattolico e protestante) hanno unito le loro forze per fondare la "Società di sviluppo immobiliare di Shanghai", in carica di un migliaio di proprietà di enti religiosi. E da allora anche altre città e aree hanno seguito l'esempio. Questo tipo di collaborazione è in piena linea con la politica del governo comunista di trasformare le religioni in semplici agenzie di assistenza sociale e fonti di risorse per il paese, ma potrebbe eventualmente produrre anche risultati più positivi.

L'esigenza di una maggiore inculturazione del messaggio cristiano sta producendo, soprattutto tra gli intellettuali cristiani, una diversa gamma di reazioni nei confronti delle religioni tradizionali, e anche verso il Confucianesimo, che in Cina è considerato solo come filosofia. In genere, però, persiste un atteggiamento di prudenza, se non di diffidenza.

In questo contesto, significativo è invece il fenomeno tendenzialmente accademico, noto come "cristiani culturali", nei suoi diversi aspetti. Da una parte, alcuni studiosi cercano di incarnare e di far buon use dei valori cristiani per migliorare la cultura attuale cinese ufficialmente atea, dall' altra parte, altri intellettuali, che hanno aderito in vari modi e gradi al Cristianesimo, si sforzano di esprimere la visione e i concetti cristiani in categorie mentali e in formule religiose tradizionali. Non pochi tra costoro si dimostrano disponibili, pur con prudenza; anche al dialogo con i teorici del marxismo ateo, dal momento che il Partito comunista sollecita un 'dattamento delle religioni al socialismo' .

Se a livello ufficiale ogni iniziativa di cooperazione e di dialogo interreligioso è attuata dietro la spinta e sotto il controllo delle autorità governative, a livello locale si gode di una maggiore libertà di contatti reciproci. A livello di relazioni personali, poi, si registrano casi anche frequenti di rapporti amichevoli, spesso originati dall'aver dovuto soffrire insieme anni di detenzione, durante i periodi di oppressione religiosa.

In Hong Kong

La Commissione diocesana per le religioni non cristiane, formata nel 1972, è impegnata nella promozione del dialogo. Dal 1974 ha organizzato i rappresentanti ad alto livello delle sei tradizioni religiose principali di Hong Kong (Buddhismo, Confucianesimo, Taoismo, lslam, Chiesa cattolica e Chiese protestanti) per preparare un messaggio comune di capodanno. Dal 1977 le altre attività interreligiose sono estese in tre direzioni: formare comitati misti per accordarsi su come intervenire in istanze sociali speciali (ad esempio sollecitare l'ONU per il disarmo, o le autorità di Hong Kong per l' educazione morale nelle scuole, per il rispetto ecologico, ecc.); programmare conferenze su argomenti religiosi per conoscere meglio le dottrine degli altri; organizzare infine iniziative pratiche comuni, soprattutto rivolte ai giovani, come campi estivi e attività propagandistiche.

La buona collaborazione interreligiosa è stata messa un po' in pericolo a partire dalle iniziative politiche prima e dopo il ritorno di Hong Kong alla madrepatria (1° luglio 1997): la richiesta da parte delle autorità di aderire pienamente ai loro piani politici ha suscitato reazioni opposte, creando, di conseguenza, diversità di atteggiamenti e malintesi tra i rappresentanti religiosi.

A livello meno formale, è stata lanciata, nel maggio 1995, un'altra organizzazione per la cooperazione interreligiosa, nota come il "Network on Religion and Peace", che intende rimanere una rete flessibile tra istituzioni religiose minoritarie e individui interessati a promuovere la pace e la giustizia.

A livello accademico, sono stati organizzati raduni interreligiosi internazionali, soprattutto per il dialogo tra Cristianesimo e Confucianesimo, con la cooperazione anche delle università locali e delle Chiese protestanti.

In Corea

La Conferenza episcopale coreana porta avanti con impegno rapporti e dialogo con le tradizioni religiose locali, e in particolare con il Buddhismo.

Non mancano gli sforzi per comprendere la religione cosmica tradizionale e i suoi operatori, svolti soprattutto a livello di ricerca dei valori che influiscono sulla religiosità della gente'. (10)

Con la tradizione confuciana, il dialogo rimane un po' a livello accademico e si indirizza soprattutto verso gli obiettivi di una più profonda inculturazione del messaggio cristiano a della formazione di una teologia locale. Sono state favorite, di fatto, le ricerche storiche, come anche gli studi sui primi laici, fondatori della Chiesa coreana, e sui loro scritti.

Il dialogo con il Buddhismo si colloca al livello più pratico della cooperazione nella soluzione dei problemi sociali sia anche, nell'intento di inculturare meglio la vita cristiana, nella pratica della nieditazione, della preghiera e delle celebrazioni liturgiche.

A tutti i livelli è diffusa la convinzione che il dialogo tra il Cristianesimo e le religioni locali deve essere posto nel contesto dei problemi odierni del paese che includono, in particolare, l'unificazione nazionale e il processo di modernizzazione.

Nel Sud-Est asiatico

Mentre in Estremo Oriente si svolge il dialogo con il Buddhismo Mahayana, nei paesi del sud-est asiatico, soprattutto in Sri Lanka, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Laos e Myanmar (Birmania), si continua il dialogo con il Buddhismo Theravada. I vescovi di questi paesi sono attivi nell'intraprendere iniziative in varie forme e livelli, preoccupandosi innanzitutto per una convivenza armonica, una condivisione di vita a una cooperazione negli impegni sociali. Questo specialmente nei paesi, come Myanniar, Laos, Cambogia e Vietnam, in cui le Conferenze episcopali, date le condizioni storiche di lungo isolamento e di disordine politico, sono tuttora impegnate nella propria organizzazione di base. Notevole, però, è anche la loro preoccupazione per il dialogo con le religioni popolari.

In Sri Lanka e in Thailandia le iniziative con il Buddhismo sono più numerose, anche se i vescovi sono pienamente coscienti e attenti alla critica contro "il nuovo modo di fare proselitismo", che a volte viene sollevata dai circoli tradizionali buddhisti.

Degne di nota sono le iniziative di dialogo con il Buddhismo thailandese condotte dal Movimento del Focolare con incontri tra giovani, l'adesione dei monaci buddhisti allo spirito del Movimento, scambi di visite con note personalità buddhiste, che hanno incluso incontri anche a Roma con il S. Padre. (l1)

Nelle Filippine, secondo un'inchiesta condotta dalla Commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale filippina, "il 90% dei 4.000 intervistati sottolinea la necessità nelle Filippine del dialogo con tutti i seguaci delle altre tradizioni religiose presenti". (12)

La Commissione incaricata coordina le iniziative e ha a disposizione anche un gruppo di esperti, oltre alla cooperazione di altre istituzioni. Naturalmente, qui, come anche in Indonesia e Malaysia, il dialogo più urgente è svolto con la tradizione musulmana, che, in particolare nelle isole meridionali, è coinvolta in complessi risvolti politici, che raggiungono livelli tragici con uccisioni e sequestri. La Chiesa si dà molto da fare: basti citare il Foro di dialogo tra Vescovi a Ulama (alti responsabili musulmani) che si raduna regolarmente. Anche il dialogo con le realtà buddhiste della comunità cinese procede bene, con iniziative di carattere spirituale e sociale. Il dialogo con le tradizioni religiose dei gruppi tribali è stato avviato già da parecchio tempo a livello locale, mentre a livello nazionale è ancora agli inizi a causa anche della difficoltà di trovare interlocutori rappresentativi.

Conclusione

Dalla breve analisi fatta delle iniziative per il dialogo interreligioso della FABC e delle singole Chiese dell'Estremo Oriente, si possono puntualizzare le seguenti principali linee di sviluppo: dialogo, innanzitutto, non solo con le grandi religioni, ma anche con le religioni cosmiche dei gruppi tribali di minoranza, come pure con i seguaci dei nuovi movimenti socio-religiosi e persino con rappresentanti dell'ateismo comunista; dialogo, poi, aperto a tutte le persone interessate alla pace, alla giustizia e a un migliore ordine economico del mondo, in piena condivisione della vita e della problematica quotidiana della gente; dialogo, inoltre, non solo a livello di alti responsabili e di esperti di teologia, ma anche a livello di scambi di esperienza spirituale, di condivisione nella preghiera e nella contemplazione; infine, dialogo attuato con un approccio integrale, cioè come atteggiamento che sta alla base di ogni iniziativa pastorale e missionaria delle Chiese, in vista anche di una più profonda inculturazione dello stile di vita, del messaggio e della teologia cristiana.

Il rapporto tra dialogo e annuncio o evangelizzazione diretta di Cristo come unico Salvatore è stato sempre presente e ripetuto nei documenti ufficiali della FABC, dai primi agli ultimi, come preoccupazione assillante per "un'evangelizzazione integrale" (V Assemblea generale, 1990) e come profonda speranza di "condividere la nostra fede in Cristo Salvatore" (VII Assemblea generale, 2000).

Il documento pontificio Dialogo e annuncio, anche se reso pubblico localmente, è stato generalmente oggetto di considerazione solo da parte di un'élite, dal momento che il dialogo interreligioso sembra essere ancora considerato come compito di qualcuno con una "missione speciale". I responsabili sono pienamente consapevoli di questa realtà, per cui sottolineano l'esigenza di una maggior formazione di tutti alla 'cultura del dialogo', dai vescovi ai semplici fedeli, per sollecitare non solo la cooperazione ma anche un maggior spirito di iniziativa.

Un aneddoto popolare nel mondo cinese sembra molto adatto come conclusione. La storia racconta che Hui-yuan, uno dei primi monaci buddhisti cinesi, era solito non oltrepassare il ponte su un ruscello nei pressi del suo monastero, quando accomiatava i suoi visitatori. Ma un giorno era così assorto nella conversazione con due di loro, un confuciano a un taoista, che senza accorgersene li accompagnò oltre il ponte. Continuarono a camminare e a dialogare per un bel po', inoltrandosi nella foresta; solo quando sentirono il ruggito lontano della tigre, si accorsero del cammino compiuto. Guardandosi in faccia, scoppiarono tutti a tre in una sonora risata. Il calore dell'amicizia e il piacere di arricchirsi a vicenda, imparando l'uno dall' altro, sono la forza che deve far superare le paure, i pregiudizi o i limiti imposti e far camminare fin dove si percepisce la voce tonante del Mistero invisibile, che fa sobbalzare tutti di gioia al solo udirla.

Note:

*Sergio Ticozzi, nato a Brugherio (Milano) nel 1943, ordinato sacerdote missionario del Pontificio Istituto delle Missioni Estere nel 1968, ha lavorato in Hong Kong a in Cina dal 1969 al 1999 (dal 1984 al 1991 a Pechino). Sulla presenza della Chiesa cattolica in Hong Kong ha pubblicato, in inglese a in cinese, un'opera di documentazione storica. Sulle dinamiche della Cina continentale odierna, ha pubblicato il volume Il Tao della Cina oggi (Edizioni Fondazione G. Agnelli, Torino, 1998). Ha partecipato come esperto all'Assemblea speciale dei vescovi per l'Asia nel 1998. Frequentato il corso presso il Centro interdisciplinare per formatori nei seminari dell'Università Gregoriana, è attualmente direttore spirituale del seminario teologico internazionale del PIME a Tagaytay, Filippine.

1 FABC 7th Plenary Assembly Final Statement, Thailand, 3 January, 2000, riportato in "Japan Mission Journal", primavera 2000, pp. 56-69.

2 Documento finale della 1a Assemblea plenaria della FABC, aprile 1974. Vedi in Enchiridion. Documenti della Chiesa in Asia, EMI, Bologna 1997, pp. 62-64.

3 Bishops' Institute forInterreligiousAffairs V/5 Final Report, pubblicato in "UCA News", n. 897-A, 11 novembre 1996, e riportato anche in O. DEGRYSE, Interreligious Dialogue, Louvain, 1999, pp. 131-136.

4 Dialogue with Traditional Ethnic Religion, in "ECID Newsletter", n. 5, gennaio-giugno 1999, p. 3.

5 UCAN Report: AS 4698.1063, pubblicato il 18 gennaio 2000; "Workshops surface challenges, initiatives at FABC plenary", in "Asia Focus", 21 gennaio 2000.

6 K. KAKICHI, Christianity and Shintoism, Part I, in "Japan Mission Journal", 1992, pp. 93-101, Part II, ibid.,1993, pp. 91-104.

Molte informazioni a riguardo sono prese da F. SOTTOCORNOLA, The Present Situation regarding Interreligious Dialogue and Communication in Japan, in "Journal of Dharma", gennaio-marzo 2000, pp. 32-48.

8 A. POULET-MATIS, Interreligious Dialogue in Taiwan, in "Journal of Dharma", gennaio-marzo 2000, pp. 54-59.

9 "China News and Church Report", Hong Kong, 13 agosto 1993.

10 D. KISTER, Korean Shamanism, in "Landas", Vol. 9, n. 1, January 1995, pp. 53-71, p. 71.

11 K. GABIJAN, Focolare Experiences, in "ECID Newsletter", n. 5, gennaio-giugno 1999, pp. 9-11.

12 Inchiesta riportata nella presentazione del documento Dialogo e annuncio, pubblicato dalla Commissione per il Dialogo interreligioso della Conferenza episcopale filippina nel 1991.


Ref.: Ad Gentes (Teologia ed antropologia della missione), anno 5, n. 1, primo semestre 2001.