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Teresa Joseph, fma Difficoltà, positività e prospettive vissute da una comunità religiosa in ordine al dialogo interreligioso "Dammi da bere" (Gv 4,8)
Credere nella capacità di trasformazione di una comunità
Ritornare alla radicalità evangelica
Con lo sguardo rivolto a Cristo rileggere i fondatori / le fondatrice
Orizzonti ampi
"Prendere il largo" (Lc 5,4) - DUC IN ALTUM!
Difficoltà, positività e prospettive vissute da una comunità religiosa in ordine al dialogo interreligioso
Gesù inizia subito un dialogo semplice e profondo con la Samaritana. Nelle sue parole emblematiche "Dammi da bere" è già delineata la dinamica coinvolgente di una conversazione che rimanda ad un orizzonte più ampio. Dalla semplice richiesta di un po dacqua da bere, il dialogo si snoda in tematiche profonde che abbracciano lintera dimensione della persona . E interessante la replica della Samaritana: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» (Gv 4,9). I Giudei infatti non hanno buone relazioni con i Samaritani. Gesù supera la barriera e con coraggio prosegue il dialogo con la Samaritana. E noto come si conclude quel dialogo. Dinanzi a un evento così affascinante e coinvolgente: "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua" (Gv 4,15).
LAsia ha una storia relativamente lunga rispetto al dialogo interreligioso. La vita quotidiana, con le sue mille esigenze di incontri formali ed informali, è rimasta il luogo privilegiato per un dialogo, generalmente, sereno e fraterno, ma, a volte, anche segnato da tensioni e conflitti. In Asia è cosa di tutti i giorni che i cristiani e i fratelli e le sorelle di altre religioni si incontrino e vivano luno accanto allaltra.
Nellevolversi della vita quotidiana, spesso, avvengono gli incontri più significativi: sullautobus, al mercato, nei negozi, nella scuola e lungo la strada; nelle famiglie e con gli amici è quasi normale incontrarsi e condividere la vita di ogni giorno, con le sue fatiche e le sue speranze.
Negli incontri con la vita di ogni giorno le nostre comunità religiose dellAsia sono chiamate a narrare che il Messia è vivo e presente tra noi. Un compito assai delicato e impegnativo. Delicato perché chiama in causa la fedeltà alla rivelazione, impegnativo perché si tratta di entrare in dialogo con religioni che hanno una storia millenaria carica di forte pressione sociale e culturale, connessa alla identificazione della religione con la cultura. Il compito diventa ancora più arduo di fronte alla molteplicità di culture e alla varietà di lingue, per cui, e proprio in un contesto simile, sentiamo lurgenza di vivere una nuova e perenne Pentecoste: Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: "Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio (At 2,6-11)". In Asia la presenza cristiana si rende maggiormente visibile attraverso limpegno nel servizio mediante le varie opere sociali, le scuole, gli ospedali, i centri promozionali ecc. Queste strutture ci permettono di comunicare, attraverso umili prestazioni, agli uomini e alle donne che il Dio damore continua ancora oggi a compiere meraviglie nella nostra storia. Credere nella capacità di trasformazione di una comunità Una piccola comunità può e deve diventare sempre più un centro di irradiazione dellamore di Dio. Margaret Mead (1901 - 1978) Antropologa afferma: " Non bisogna mai dubitare del potere che anche un piccolo gruppo di persone impegnate ha di cambiare il mondo. Questa è stata lunica via percorsa anche nel passato". Così è stato per la piccola comunità di Gesù. Credo di poter dire che cosi sarà anche oggi e sarà domani e sempre!
Narrare la vita di ogni giorno è unavventura sulla quale vale la pena scommettere. Mi limito a cinque semplice esperienze per darvi una pallida idea della gioia che sperimentiamo nel dialogo interreligioso. Queste esperienze ci fanno anche intravedere la semplicità dei gesti concreti attraverso i quali, in Asia, il dialogo si sta avverando. La Chiesa e le comunità religiose dellAsia hanno un forte punto di riferimento nella Federation of Asian Bishops Conference FABC ( Federazione dei Vescovi Asiatici). Il tema del dialogo interreligioso è ormai diventato uno dei riferimenti irrinunciabili nellagenda della FABC. Traggo qui, ora, uno scorcio di informazione da "Asia News". I Vescovi festeggiano il compleanno del re "Bankok I vescovi dellAsia presenti alla settima assemblea plenaria della Federazione delle conferenze episcopali del continente (FABC), si sono uniti ai circa 30 mila cattolici thai per la celebrazione del giubileo dellanno 2000 e per festeggiare il settantaduesimo compleanno del re Bhumibol Adulyadej. Levento, celebrato con una messa, ha avuto luogo il 9 gennaio allo Sports Stadium delluniversità Thammasat, a nord di Bangkok. Il raduno è stato considerato una manifestazione significativa della sintonia che esiste tra la Chiesa locale e i sentimenti della gente thai, riconoscendo il loro legame con il re. Il vescovo George Yod Phimphisan di Udon Thani, presidente della conferenza episcopale thailandese, ha spiegato il senso della doppia celebrazione: Sua maestà è il protettore di tutte le religioni della Thailandia. Sotto il patrocinio reale, gente di diverse religioni ha vissuto e vive in pace e armonia." LAsia ci offre mille occasioni per imparare anche dai nostri confratelli. Dalle loro molte esperienze di vita potremmo scrivere volumi e volumi sul dialogo interreligioso; ne presento una che riguarda la comunità dei padri Gesuiti, anche come espressione della mia viva riconoscenza verso la Gregoriana per il suo impegno nel campo del dialogo interreligioso portato avanti con competenza intellettuale, con qualificata professionalità, con apertura universale, in ascolto del Magistero della Chiesa, nella ricerca di nuove strade e anche di nuovi metodi affinché possano nascere nuove strutture. Quando la religione diventa un modo di vivere Religione, modo di vivere così intitola la rivista Mission Today, lavventura missionaria dei Gesuiti in Bhutan. Bhutan è un piccolo regno sulla cima dell Himalaya. I gesuiti giocano un ruolo fondamentale nella storia recente di Bhutan. Non solo il re, ma quasi tutti i ministri sono andati a scuola a Darjeeling, nellIndia, e sotto la guida dei padri gesuiti hanno imparato linglese e la matematica e hanno esteso il loro modo di vedere il cristianesimo. E stato un gesuita, Padre William Mackey, ad introdurre il sistemo moderno nella scuola in Bhutan. Molti Buddisti considerano il dialogo con il cristianesimo come un arricchimento. Il ministro delle finanze di Bhutan, che ha studiato in una scuola Cattolica, afferma: "Ho imparato valori molto importanti dalla Chiesa: la giustizia, lumanità, la carità. A me non piacerebbe portare avanti il mio operato senza questi valori". I rapporti fra la Chiesa Cattolica e il governo di Bhutan sono particolarmente significativi, nonostante che il Buddismo sia la religione nazionale nello stato dell Himalaya. Padre Mackey, insegnante di matematica nella scuola di Darjeeling, India, ha insegnato al futuro re di Bhutan. Il Padre ha lasciato una tale impressione sul principe che questi gli ha chiesto di sviluppare lo stesso sistema di scuola in Bhutan. Fino alla sua morte, nel 1995, P. William Mackey era consigliere del re e il supervisore di altissimo grado nelle scuole. Egli è stato lunico straniero al quale è stata conferita la cittadinanza di Bhutan, ed ha costatato come il suo impegno: sia stato testimone di Cristo in una terra proibita ai missionari. Qui preferisco tacere i commenti e lasciare spazio ai fatti perché ci parlino. I nostri umili sforzi nei confronti del dialogo interreligioso come vengono percepiti dai nostri fratelli e dalle sorelle delle altre religioni? Pretendere di dipingere una situazione tutta positiva sarebbe troppo ambizioso e poco rispondente alla realtà concreta. Mentre in alcuni luoghi il rapido cambiamento delle mentalità della Chiesa nei loro confronti crea interrogativi e perplessità, in altri luoghi non mancano riconoscimenti e apprezzamenti. Sognando larcobaleno Come dobbiamo comportarci con i buddisti, i protestanti, i confuciani e i seguaci di altre religioni? A tale domanda i missionari della Consolata, in Corea, hanno risposto dando vita a un piccolo centro di dialogo interreligioso, chiamato Fonte di Consolazione. Ecco un breve racconto: "Fin dallarrivo in Corea del Sud dei primi quattro missionari della Consolata, nel 1988, abbiamo stabilito che il dialogo interreligioso sarebbe stato uno dei punti qualificanti della nostra presenza nel paese. E poiché i sogni non sempre si realizzano al mattino, tale scelta è rimasta nel cassetto, in attesa di tempi migliori. Intanto abbiamo allacciato relazioni con vari leaders religiosi. La scoperta di altri gruppi di dialogo interreligioso ci ha convinti che il nostro progetto era realizzabile. Appena Padre Antonio Domenech del Rio ebbe ottenuto la licenza in Scienze delle religioni comparate e padre Luiz Elmer quelle in Filosofia orientale, abbiamo ritenuto che il tempo fosse maturo per attuare il nostro sogno. Nel giro di un anno abbiamo trovato il terreno adatto, costruito le strutture, ottenuto lapprovazione del vescovo, insediata la nuova comunità, avviato il nostro programma e inaugurato ufficialmente la Sorgente della consolazione. Il centro è aperto e disponibile per qualsiasi tipo di incontro a carattere interreligioso. Non passa giorno senza che numerosi cattolici e non cristiani, conoscenti o nuovi amici ci facciano visita, si interessino della nostra iniziativa e prenotino il posto per i loro incontri". Inter-faith unity and harvest feast Durante lincontro di "Inter-Faith unity and Harvest Feast" svoltosi il giorno 18 ottobre 1999, Sr. Isabella Joseph fma (India Madras) membro della commissione diocesana del dialogo ecumenico e Inter-Faith, è stata pubblicamente encomiata per il suo inestimabile contribuito nei confronti dell armonia ecumenica e interreligiosa e per il dialogo portato avanti negli incontri dei vari movimenti che sta animando. A nome dellAssociazione Ecumenica il Pastore della Chiesa Centrale ha consegnato a Sr. Isabella una targa ricordo interpretando anche tutte le Chiese presenti. Collaborare per il bene comune giornate con Dio Tra le varie esperienze condivise, grazie alla divina provvidenza, con i credenti delle altre religioni ce ne sono alcune che, credo, non riuscirò mai a cancellare dalla mia memoria. La preside Sr. Flavia Mascarenhas della nostra scuola Superiore dell Auxilium Wadala, a Bombay, mi aveva affidato il compito di animare le giornate con Dio per gli studenti delle altre religioni. Il giorno in cui proiettammo una parte del film di "Gesù di Nazzaret" dello Zeffirelli, le ragazze non si accontentarono, volevano saperne di più e attuarono una tale insistenza decidendo, unanimemente, di aspettare anche dopo la scuola, che dovemmo cedere alla loro richiesta, sconvolgendo alquanto lorario scolastico. Un'altra volta, alla fine di una semplice meditazione in occasione di una giornata con Dio, una ragazza mi avvicinò e mi confidò: "Sai Sr. Teresa, la mia mamma ogni giorno fa la meditazione e arriva fino allultimo grado". Con lintento di andare sempre più incontro alle esigenze di queste ragazze, spesso abbiamo cercato di capire quali fossero le loro attese. Un giorno presi nota delle loro richieste alla Professoressa Jaya, la quale aveva un modo di fare molto distinto e trattava tutti con un rispetto profondo. Inoltre sapeva trovare sempre vie adeguate per comunicare, con gesti concreti, gli alti valori in cui credeva. Ciò che mi sorprendeva era la sua capacità di accostare i valori e il messaggio di Cristo. Ritornare alla radicalità evangelica Testimonianze, studi, riflessioni e ricerche stanno mettendo sempre più in evidenza che nel campo del dialogo interreligioso la sfida, per noi è quella di ritornare alla radicalità evangelica. Tornare alle Sorgenti del Cristianesimo perché anche oggi nella nostra società possa riecheggiare il : "vedi come si amano fra loro" dei primordi della Chiesa. Solo andando sempre più alle sorgenti, con rinnovata consapevolezza, riusciremo ad annunciare la Buona Novella e farla diventare Buona Novella per tutti.
E un avventura affascinante. Scorrendo le pagine della storia della Chiesa e della storia dei nostri istituti religiosi, restiamo sempre più sbalorditi e meravigliati di fronte alla vita di coloro, uomini e donne, che hanno intrapreso lunghi e faticosi viaggi verso terre sconosciute, spinti solo dalla forza del Vangelo. E con stima e venerazione inchiniamo il nostro capo facendo memoria dei martiri odierni dei nostri cinque continenti.
La mia esperienza nel contesto Indiano mi ha radicato in questa forte convinzione: un tempo parlavamo poco del dialogo interreligioso e vivevamo il dialogo nella profondità della vita quotidiana, per cui tante storie e tante testimonianze restano tuttora inedite e credo che le Congregazioni missionarie possano fare tesoro delle esperienze vissute da consorelle e confratelli in terre multi religiose e pluri culturali.
Rivisitare tali esperienze con laggiornato concetto del dialogo interreligioso che possediamo oggi per avviare, allinterno delle nostre Congregazioni, un processo di azioni riflessioni azioni. Con lo sguardo rivolto a Cristo rileggere i fondatori / le fondatrice Ritornando alla radicalità evangelica e fissando il nostro sguardo su Cristo, siamo invitate a guardare i nostri fondatori e le nostre fondatrici perché, oggi, spetta a noi far vibrare il nostro cuore in sintonia con i grandi dialoghi nei quali la Chiesa intera si è compromessa, specialmente a partire dal Vaticano II e, in modo ancora più avvertito, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II.
LEsortazione Apostolica Post - Sinodale Vita Consacrata nel n° 74 evidenzia: "La vita consacrata, per il fatto stesso di coltivare il valore della vita fraterna, si propone come esperienza privilegiata di dialogo". Il dialogo nella carità che si attua allinterno della comunità, tra le fatiche e le speranze di ogni giorno, deve dare la forza di aprirci ai fratelli e alle sorelle delle altre religioni, per comunicare la freschezza e il vigore che la comunione con il Signore e con le nostre sorelle ci dona. Dare un volto alla propria spiritualità è un invito a scoprire la fede presente negli altri come Cristo ha scoperto nellufficiale dellesercito (Mt 8, 5-13) e nella donna pagana (Mt 15, 21-28) per arrivare gradualmente a ciò che il professore R.D. Michael Fuss, ha proposto a un gruppo di noi durante il seminario sulla formazione al dialogo interreligioso e tra le religioni: "Contemplare i semi del Verbo presenti nelle altre religioni". Specializzarsi in un nuovo stile di dialogo simile a quello di Gesù, con rispetto, ammirazione, ascolto e incoraggiamento. I grandi processi globali e il rapido e forte movimento di emigrazione ci chiamano a dare un nuovo volto alla nostra spiritualità. Oggi, non possiamo escludere dalla nostra spiritualità il dialogo interreligioso. Con semplicità vorrei, a questo punto, esprimere il mio apprezzamento per le riflessioni che LUSMI sta portando avanti in questa direzione. Non mi sembra poco che sia stato scelto: "Le religiose in un mondo dalle molte religioni" come tema per la XLVIII Assemblea Nazionale con limpegno di "far emergere alcuni orientamenti e atteggiamenti di fondo che ci aiutino a vivere il dialogo interreligioso come esperienza di fede e di amore". Orizzonti ampi
Il rinnovato interesse per il dialogo interreligioso ci richiede, a volte, di allargare lambito della nostra azione perché assuma le caratteristiche dei vari contesti socio-culturali. Allinterno della nostra Congregazione i vari incontri regionali e alcune richieste fatte, hanno messo in evidenza come limpegno al dialogo interreligioso apra nuove strade e metta in atto nuove iniziative.
Oggi condividere la freschezza evangelica richiede il coraggio di abbattere i pregiudizi di metterci a studiare in profondità le altre religioni e le tradizioni religiose per metterci in umile ascolto. "Quando Chiara Lubich, nel 1981, mandò per la prima volta a Tokyo due suoi primi compagni a incontrare un gruppo di buddisti, rivolse loro questa raccomandazione: Andate non con la voglia di parlare, ma di morire, cioè ascoltate fino in fondo, fatevi uno con loro, poi parlate".
Nel nostro secolo, segnato dai grandi progetti, abbiamo bisogno di persone convinte, capaci di decifrare le grandi opzioni in piccoli passi quotidiani. Il passaggio dalle grande opzione per il dialogo interreligioso al coraggio di disegnare passi concreti nel nostro servizio apostolico esige momenti di contemplazione dinanzi al Santissimo, lettura attenta della Parola e ascolto fraterno, unitamente allimpegno quotidiano, con curata e attenta valutazione per rimanere allessenziale. Il compito è enorme ma è necessario affrontarlo. Un organo come LUSMI e le donne consacrate che in esso studiano, riflettono, sognano, e si impegnano nel concreto, possono farlo. In questo periodo Pasquale la liturgia ci sta proponendo testi molto suggestivi della Sacra Scrittura. La morte e la risurrezione di Cristo segnano decisivamente la storia dellumanità. Tutto luniverso, infatti, è coinvolto in questo meraviglioso mistero: grazie a Cristo, la dimensione universale della salvezza si radica nella prima comunità dei credenti e suscita in loro una nuova consapevolezza della loro missione. Entrando in sintonia con le letture proposte nel periodo Pasquale, si sorge una svolta sorprendente: Pietro, Paolo e Barnaba, i due discepoli di Emmaus, Maria, la madre di Gesù, Maria, nativa di Magdala e le altre donne si ritrovano impegnati nellannuncio della Buona Novella: Cristo è Risorto! Sentiamoci inserite allinterno di questo grande gruppo. Lentrata di Pietro nella casa di Cornelio (At 10,25-27.34-35.44-48) segna linizio di una grande apertura: ufficialmente la Chiesa compie il primo passo verso i pagani. LAmore di Dio apre la strada verso lannuncio e il dialogo. Il Cristo Risorto manda i suoi discepoli nel mondo e accompagna questo mandato con le parole emblematiche: "Andate E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,19-20). Piene di fiducia, sulla parola del Risorto, possiamo e dobbiamo anche noi:
Note: Cf.
Joseph GEVAERT, Prima Evangelizzazione = Studi e Ricerche Di Catechetica,
Elle Di Ci, Torino, 1990, p. 17.
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