Sandra
Mazzolini
Il
pieno inserimento della donna nella missione della Chiesa
Anche
a un osservatore poco attento non sfugge che in molte parti del
mondo — non soltanto nei Paesi in via di sviluppo — le
donne sono svantaggiate rispetto agli uomini. non potendo contare,
di fatto, sugli stessi diritti. Le cause di tale disparità sono
molte: talvolta si basano su principi religiosi e su una loco distorta
o anacronistica interpretazione. Balza pure all'evidenza la necessità di
trovare soluzioni adeguate, condivise e pacifiche, pur dovendo
percorrere un cammino che appare in salita. Se è vero che
lo Stato deve assumersi, senza delegare, i doveri che li competono
in materia,1 altrettanto certa, sia pure in ambiti diversi
e con modalità proprie, è la responsabilità delle
diverse tradizioni religiose in tale percorso.
Il
cristianesimo è chiamato anch’esso a confrontarsi
con tale scenario di intollerabili e ingiustificate discriminazioni;
esso infatti non è stato esente e non lo è tuttora
dall'aver creato — teoricamente e di fatto — situazioni
di discriminazione. E’ chiamato altresì a discernere
se ciò attenga originariamente al suo essere, oppure non
sia piuttosto un dato storicamente connotato, in qualche modo un
prezzo pagato al processo di inculturazione che da sempre, sin
dal suo evento fontale — Gesù Cristo — configura
l'annuncio del Vangelo in, e mediante, la comunità ecclesiale.
La riflessione sulla missione della donna nella Chiesa non può prescindere
da tale confronto.
II
contributo della donna all'agire missionario della comunità ecclesiale è un
dato verifìcabile sin dagli inizi della storia della Chiesa:
non è conseguenza del cambiamento di paradigmi sociali,
che segnalano perlomeno in alcune culture un modo
diverso di declinare il rapporto uomo/donna e il rispettivo ruolo
in seno alla famiglia e alla società, e neppure di rivendicazioni
di varia derivazione. Anche se è innegabile l'influenza
della cultura, sia pure in termini non fondativi, non è però di
fatto corretto istituire una rapporto di causa ed effetto tra cultura
e contributo della donna alla missione; esso va fondato piuttosto
in una visione teologica complessiva, che prenda le mosse dalla
dignità che compete a ciascun essere umano in quanto creato
a immagine e somiglianza di Dio, chiamato alla pienezza di comunione
di vita con Lui.
Pensare
o ripensare il ruolo della donna in missione — il discorso
può essere ovviamente esteso in senso più generale — comporta
quindi innanzitutto una precisazione di carattere metodologico, che
focalizzi l'attenzione, da un lato, sui fondamenti e, dall'altro,
sul recupero della simbologia religiosa del femminile.
Una
riflessione puntuale, non pregiudiziale né polemica, ci
sembra debba attribuire un giusto apprezzamento al momento fondativo di
tale ruolo. Questa accentuazione è peraltro
verificabile non soltanto nei più recenti documenti
magisteriali in materia, dal Concilio Vaticano II a oggi,2 ma
anche negli studi esegetici3 e teologici, cattolici4 e
non.5 Ci sembra infatti che un approccio meramente empirico
all'argomento conduca, da un lato, a cristallizzare la presenza
delle donne nella Chiesa in ruoli ben precisi, che spesso non sono
altro che una riproposizione in chiave ecclesiale del rapporto
tra uomo e donna presente nelle diverse culture e, conseguentemente,
dei ruoli loro attribuiti; dall'altro, ad assumere atteggiamenti
intellettuali non congrui con la ricerca teologica di ampio respiro,
quali la rivendicazione anche estrema o il rifiuto pregiudiziale.
Il
recupero del simbolismo religioso della femminilità, poi,
può favorire una comprensione dei fondamenti non già come
definitivamente stabilita per tutte le stagioni e, nel contempo,
modulare una loro concreta articolazione nella storia. In questo
senso, condividiamo l'affermazione del Grelot a proposito del fatto
che non si "può trascurare la dimensione simbolica
[...]: questa costituisce, in qualche modo, l'orizzonte su cui
si stagliano sia i principi dottrinali che le norme pratiche".6 Ciò che
l'esegeta afferma a proposito di una ricerca sulla condizione femminile
nel Nuovo Testamento può essere esteso anche ad altri ambiti
del sapere. In modo analogo, si esprime il teologo ortodosso P.
Evdokimov, quando scrive che “l’antropologia, considerata
a livello delle figure, porta dall'Archetipo divino universale
[il Cristo] agli archetipi del maschile e del femminile. Questi
rivelano la complementarità perfetta e nella loro reciprocità determinano
i carismi assolutamente precisi che ci permettono, infine, di comprendere
ogni destino concreto e unico".7
Dalle
osservazioni di natura metodologica derivano conseguenze di carattere
contenutistico. Infatti, se l'ottica prevalente è quella
del dato empirico, la ricerca potrà disegnare soltanto
descrittivamente forme e modalità della presenza della
donna in missione; l'elemento fondativo e quello simbolico
consentono invece di riflettere su tale presenza nell'orizzonte
più ampio del progetto salvifico di Dio, un progetto che
non rimane sospeso a mezz'aria o nell'alto dei cieli, ma che
si attua nella storia concreta di persone e di popoli.
Assumendo
come punto di partenza le due indicazioni metodologiche sopra indicate, è possibile
mettere allora in risalto la specificità della visione
cristiana della donna e della sua missione rispetto non soltanto
al dato storico, sociale e culturale, ma anche con riferimento
alle altre tradizioni religiose.8 Tale specificità si
disegna secondo linee diverse; ne segnaliamo soltanto
tre: la complementarità non subordinata della donna con
l'uomo (ovvero l'identità della donna); lo specifìco
apporto del femminile con riferimento alla dimensione religiosa
(ovvero la missione della donna); l'inserimento a pieno titolo
delle donne nella Chiesa e nella sua missione (ovvero il femminile
nella vita della Chiesa).
L'affermazione
della complementarità non subordinata della donna
all'uomo rimanda all'antropologia biblica, il cui scopo è precisare
i rapporti degli esseri umani con Dio creatore, rapporti che configurano
le relazioni dell'uomo con gli altri e con la natura. Nella cornice
della creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio (cf.
Gen 1,26 27), la relazione tra uomo e donna è reinterpretata
in maniera originale. Da un lato, scrive Grelot, “il rapporto
tra i due sessi è radicalmente smitizzato, dato che la sua
sacralizzazione non è più riferita a un modello divino
di cui riprodurrebbe i tratti. […] Da un altro lato, però,
i diversi simbolismi legati alla sessualità umana sono ripresi
in un senso nuovo".9 Gli stessi simbolismi, reinterpretati
dal Nuovo Testamento alla luce dell' inedita novità che è Gesù Cristo,10 indicano
che gli uomini e le donne sono stati creati uguali in dignità in
quanto sono immagine di Dio, ma diversi nella loro modalità di
relazione interpersonale.
Da
ciò consegue che per la tradizione biblica la divisione
e l'opposizione tra uomo e donna hanno invece un' origine
diversa, non dipendono cioè in senso ontologico dal progetto
divino che si esprime nella creazione nei termini fondamentali
della relazionalità comunionale. Osserva Clément,
introducendo un'opera dedicata alla donna nella salvezza del mondo,
che il suo autore, l'Evdokimov, accentua il fatto che l'"uomo
e la donna sono creati per una reciprocità comunionale e
Dio, quando parla, non li separa. È Satana invece che li
separa, quando si rivolge alla donna sola [...]. Da qui
nasce poi un vero e proprio scisma 'ontologico' e da ultimo l'opposizione
del maschile e del femminile”.11
Il
rivolgersi di Satana alla donna è motivato dal teologo russo
con l'affermazione che lei è religiosamente determinante.
Tale asserzione smentisce l'interpretazione tradizionale,
che emerge a diversi livelli della vita ecclesiale, secondo la
quale la donna sarebbe stata tentata per prima a causa della sua
naturale debolezza rispetto all'uomo. Al contrario, lo è stata
per la sua maggiore incidenza lotto il profilo della dimensione
religiosa. Ci si può chiedere in che cosa consista
tale incidenza maggiore: la risposta a tale interrogativo offre
elementi per lo specifico apporto del femminile alla missione
della Chiesa.
Di
particolare rilievo è il rapporto tra il femminile
e la Parola di Dio, che può essere indagato alla
luce dell'esemplarità tipologica di Maria, Madre del Verbo
Incarnato e Madre della Chiesa. La tradizione patristica pone in
parallelo Maria, la Chiesa e l'anima umana con riferimento alla
nascita di Dio nel cuore dell'essere umano in grazia.12 I
tre membri del parallelismo istituito sono tre termini femminili,
colti in un atteggiamento di ascolto e di accoglienza della Parola
di Dio, cui consegue la nascita del Verbo. Anche se nel caso della
Chiesa e dell'anima umana essa avviene in senso analogico e sacramentalmente
determinato.
Si
potrebbe affermare quindi che fondamentalmente la specificità della
missione femminile comporta un rapporto del tutto peculiare con
la Parola, rapporto che la simbologia biblica del femminile esprime
nei termini della generazione.13 Questa
relazione è compresa però anche nei termini della testimonianza; una
testimonianza che, prima di essere vita, eticamente buona e conforme
ai valori evangelici, vissuta all'interno della propria famiglia
e della propria casa, è annuncio della Risurrezione agli
apostoli, come si evince dai racconti evangelici che riferiscono
la prima testimonianza del Risorto, data dalle donne agli apostoli
il giorno di Pasqua.
Questa
dimensione appare anche nella vita delle prime comunità cristiane.
Il libro degli Atti e le lettere paoline fanno intravedere la partecipazione
delle donne non soltanto ai servizi di aiuto reciproco, ma anche
all' attività missionaria, che richiede continui spostamenti,
e ai ministeri della Parola.14 Lo specifico femminile
trova quindi fin dagli inizi una sua collocazione in seno alla
comunità dei credenti in Cristo.
Parlare
di un inserimento della donna a pieno titolo nella Chiesa
significa pensare lo specifico femminile con riferimento all'uguaglianza
e alla differenziazione dei due sessi, in relazione alle loro rispettive "valenze" simboliche,
all'interno dell' umanità nuova costituita in Chiesa. Gli
studi fatti sull'inserimento delle donne nella comunità neotestamentaria15 e
in quella dei primi secoli16 e, dal punto di vista ecclesiologico,
la messa in risalto del doppio aspetto della Chiesa — in
essa ci sarebbe un aspetto maschile, petrino, e un aspetto femminile,
mariano — indicano la possibilità di un approfondimento
di questa linea, che, a nostro modo di vedere, deve tener conto
di una doppia domanda che il Grelot formula analizzando i dati
neotestamentari. L'uguaglianza e la differenza della donna incide
e in che modo sull'esercizio dei ministeri femminili nella Chiesa?
E che rapporto simbolico mantengono i due sessi con il mistero
della salvezza in Cristot?17 Tali interrogativi ci sembrano
pertinenti anche per qualsiasi altra ricerca sul pieno inserimento
della donna nella vita e nella missione della Chiesa.
In
conclusione vogliamo indicare quelle che ci sembrano essere oggi
ancora difficoltà riscontrabili in un percorso di
comprensione più approfondita e fondata della missione della
donna nella Chiesa. Alcune difficoltà riguardano le fonti, i
cui autori sono nella maggior parte dei casi di genere maschile:
un certo ritardo negli studi sia teologici sia di altro
genere e l'autoreferenzialità che sottrae il tema del femminile
nella vita e nella missione della Chiesa da un orizzonte di più ampio
respiro: l'innegabile polemica, che prende corpo nei termini
rivendicativi di spazi negati e in un corrispondente e persistente
atteggiamento di chiusura sospettosa, poco attenta a interpretare
i segni dei tempi.18
La
parte monografica di questo numero della Rivista vuole approfondire
per quanto possibile questi brevi tratti. Dopo l'illustrazione
della presenza della donna nella storia della missione della comunità ecclesiale,
secondo la tradizione cattolica ed evangelica, offre indicazioni
di taglio biblico e il profïlo di fïgure di donne che
in tempi diversi e con vocazioni di vario genere hanno dedicato
la loro vita alla missione ad gentes. Esse testimoniano
una visione diversificata del mondo missionario femminile, al quale
appartiene anche la figura esemplare di Annalena Tonelli (nella
rubrica Profili).
Un
solo saggio si stacca da questa prospettiva e va invece a sondare
se ci sia — e in caso positivo quale sia — l'incidenza
del modello femminile della cultura latinoamericana sul modello
di donna incarnato e trasmesso dalla tradizione della Chiesa europea
(Antonietta Potente, L'impatto della tradizione latinoamericana
sulla visione cristiana della donna).
Note
1 Cf.
M.C. Nussbaum, Diventare persone. Donne e universalità dei
diritti, il Mulino, Bologna 2001, pp. 207 291.
2 Questi
documenti tracciano un itinerario che, a partire da un quadro
ecclesiologico complessivo, giungono a focalizzare l'argomento
specifico. II cammino va dalla Lumen gentium alla recente Lettera
della Congregazione per la dottrina della Fede sulla collaborazione
dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (1964 2004).
3 Cf.
I. De la Potterie, L'identità della donna e il mistero
dell'Alleanza. (Principi ermeneutici per l'interpretazione della
visione biblica sulla donna), in Women and religions, Studia
missionalia 40, Pont. Università Gregoriana, Roma 1991,
p. 1.
4 Cf.
F. Barbiero, Per una teologia sulla donna. (Riiflettendo
sulla "Mulieris Dignitatem"), in Women and religions. cit.,
pp. 115 148.
5 Cf.
P. Evdokimov, La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book,
Milano 1989 [I ristampa], p. 23.
6 P.
Grelot, La donna nel Nuovo Testamento, San Paolo, Cinisello
B. 1996, p. 11.
7 P.
Evdokimov, op. cit., p. 31.
8 Oltre
il già citato Women et religions. cf. M. Procaccia et
alii, La donna: memoria e attualità, vol. 4: La
donna nelle altre religioni, Libr. Ed. Vaticana, Città del
Vaticano, 2001.
9 P.
Grelot, op. cit., p. 13.
10 Cf. ibid., p.
15; cf. anche I. De la Potterie, op. cit., pp.
6 19.
11 P.
Evdokimov, op. cit., p. 10.
12 Cf.
H. Rahner, L'ecclesiologia dei Padri. Simboli dei Padri, Ed.
Paoline, Roma 1971, pp. 15 143.
13 Cf.
I. De La Potterie, L'identità della donna, cit., pp.
8 12.
14 Cf.
P. GRELOT, op. cit., p. 98.
15 Cf.,
ad esempio, ibid.. pp. 65 90.
16 A proposito
del diaconato femminile. cf. M. Scimmi, Le antiche
diaconesse nella storiografìa del XX secolo. Problemi
di metodo. Glossa, Milano 2004; A. Borras-B.
Pottier, La grâce du diaconat. Questiones
actuelles autour du diaconat lutin, Lessius, Bruxelles
1998, pp. 155 191.
17 Cf.
P. Grelot, op. cit., p. 91.
18 Significativa è la
rassegna stampa raccolta in www.teologhe.org/laddifferenzadiratzingerzinger.htm
Ref.: Ad
Gentes, Teologia ed antropologia della missione, anno 9,
n. 1, primo semestre 2005, pp. 7-12.