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S. Ecc. Mons. Thomas
Memamparampil, SDB Come d'abitudine in Asia, inizierò con un racconto. Il poeta indiano Iqbal immagina una vivace disputa tra il fiume Ganga (Gange) e l'Himalaya: Tanto tempo fa, il fiume ai piedi delle montagne volse lo sguardo verso l'alto e rivolto all'Himalaya chiese in tono ironico: Oh tu che sei avvolto in un manto di neve e che sei cinto da sinuosi ruscelli, tu sempre presente, sin dai tempi della creazione sei stato benedetto dall'Onnipotente con la conoscenza dei segreti divini. Perchè dunque i tuoi piedi sono stati privati di un passo leggiadro? Perchè non puoi muoverti e camminare? Oh! Che scopo ha questa magnificienza, questa sembianza senza realtà? Dopotutto, la vita è movimento, sia esso lento o veloce il moto perpetuo è l'assenza dell'esistenza…
Alla provocazione del Ganga, l'Himalaya rispose furioso e tuonò:
Io guardo nelle tue immense acque in corsa senza fine per cercare di capire chi tu sia ed altre centinaia di tuoi simili, che scorrete incessantemente senza una meta; tu parli del tuo movimento leggiadro quando questo, in realtà, è segno di morte. Più scorri, più aumenta la tua agonia, ma tu esulti nella tua sfortuna come uno sciocco. Anche se sei nato dal grembo del cielo hai reso la tua esistenza nient'altro che un'offerta all'oceano… Tu che pensi che io non sia neanche lontanamente vicino al mio scopo ma prova a guardare in alto, se ci riesci, e guarda non sono cresciuto forse sino a raggiungere il cielo?… Tu scorri e svanisci nell'oceano. (Rafiq Zakaria, Iqbal, Viking, New Delhi, 1993)
In questa discussione, ciascuna delle parti è più intenzionata a contraddire ed a ridicolizzare l'altra che ad impegnarsi nella ricerca comune della verità. È questo che chiamiamo il "dialogo dei sordi" che non avrà mai fine? Fino a quando i protagonisti del dialogo considereranno le religioni come ideologie rivali, come fasci di disaccordi, come molteplici asserzioni conflittuali, come pacchetti di prove, come cumuli di interessi in collisione tra loro, essi rimarranno membri di un circolo per dibattiti. Le tradizioni religiose dell'Asia non sono estranee a dibattiti violenti. Ma molti si sono risentiti. Il Budda ha infierito contro gli "scaltri, acuti, ed esperti nelle centroversie, coloro che spaccano un capello in quattro e che si dimenano come vermi in una disputa".1 Potreste consumare le vostre energie con le parole ma non riuscireste a convincere. Secondo Sri Narayana Guru, noto riformatore indù, il pensiero tradizionale dell'Asia riguardo a tali cose si riassume come segue: "Non fate discussioni e non eliminate; ma imparate e fate conoscere". Coloro che hanno avuto esperienze pastorali in Asia possono testimoniare che le discussioni filosofiche e storiche non colpiscono l'Uomo dell'Asia in ricerca, al contrario delle parole affabili di Gesù che attirano sempre l'attenzione. Le grandiose opere che la Chiesa realizza per l'educazione, la sanità ed il bene comune sono molto ammirate, ma i cuori sono toccati solo dalla profondità religiosa e dallo scambio di esperienze spirituali. La gente accorre in luoghi dove vi è una atmosfera spirituale autentica e non si commuove per strutture sontuose e complessi organizzativi, siano essi istituzionali o persino degli Ashram. "Lo Spirito che si librava in Asia al tempo dei Patriarchi e dei Profeti e, in modo più potente, all'epoca di Gesù e della Chiesa primitiva, è ora sopra i cristiani dell Asia, rafforzandone la testimonianza di fede tra i popoli, le culture e le religioni del Continente… La Chiesa sa bene di poter ampiere alla sua missione soltanto se obbedisce agli impulsi dello Spirito Santo; impegnata ad essere segno e strumento genuino dell'azione dello Spirito nelle complesse realtà dell'Asia, essa deve saper discernere, nelle diverse circostanze del Continente, la chiamata dello Spirito a testimoniare Gesù "Salvatore in modi nuovi ed efficaci… Perciò la Chiesa grida incessantemente: 'Vieni, Santo Spirito! Invadi nell'intimo i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!'" (EA, n. 18). "La Chiesa è convinta che nel profondo del cuore degli uomini, delle culture e delle religioni dell'Asia vi sia sete di 'acqua viva' (cf. Gv 4:10-15)" (EA, n. 18). Alla ricerca dell'identità Utimamente tutti gli sguardi volgono verso l'Asia. Non v'è dubbio che la maggior parte della popolazione mondiale viva in questo vasto continente. Alcuni economisti pensano che il futuro dell'economia mondiale sia qui. John Naisbitt scrisse nel 1996 riguardo all'economia dell'Asia (alla vigilia del crollo dell'economia del mondo orientale): "[…] Mezzo miliardo di persone diventeranno ciò che l'occidente considera la classe media. Quel mercato corrisponde all'incirca alle dimensioni degli Stati Uniti e dell'Europa messi insieme".2 Alcune previsioni sono premature, altre illusorie. Poiché, sebbene esse diano speranze, vi sono motivi a sufficienza per mantenere i piedi per terra, sulle dure realtà economiche dell'Asia. Durante la guerra fredda la gente si chiedeva quale sistema politico ed economico l'avrebbe resa più ricca. Oggigiorno, milioni di persone si chiedono: chi siamo? Quali sono le nostre radici? Qual è la nostra identità? Come definiamo il nostro patrimonio? Qual è la nostra storia? Quale sarà il nostro destino? "Le persone si definiscono in termini di stirpe, religione, lingua, storia, valori, usanze ed istituzioni. Esse si identificano in gruppi culturali: tribù, gruppi etnici, comunità religiose, nazioni, ed a livello più largo, in civiltà".3 Anche gli asiatici sono impazienti di definirsi. Diversi capi politici asiatici hanno operato in tal senso in vari periodi storici ed in modi differenti: Gandi e Nehru, Mao e U Nu, Mahthir a Lee Kuan Yew. Essi rappresentano le varie ideologie che dominarono la scena ariatica negli ultimi tempi o rivelano i nuovi volti di un'Asia emergente. Si stanno verificando enormi cambiamenti. Come i movimenti quali il Rinascimento, la Riforma e l'Illuminismo trasformarono radicalmente la società occidentale nei secoli scorsi, così anche l'incontro dell'Asia con l'occidente ha gradualmente cambiato la società asiatica. Vengono messe in discussione tradizioni antiche e messi alla prova secolari valori culturali. "Nel processo di sviluppo, stanno prendendo piede il materialismo e il secolarismo, specialmente nelle aree urbane. Queste ideologie, che minano i valori tradizionali, sociali e religiosi, possono arrecare incalcolabili danni alle culture dell Asia…. Un certo numero di Padri sinodali ha sottolineato le influenze che dall'esterno vengono esercitate sulle culture asiatiche. Stanno emergendo nuove forme di comportamento che sono il risultato di una eccessiva esposizione ai mezzi di comunicazione e al genere di letteratura, di musica e di film che proliferano nel Continente" (EA, n. 7). L'auto-affermazione in Asia Più questi valori vengono messi alla prova, più seriamente gli asiatici esaminano il loro patrimonio e cercano di riaffermarlo in modo nuovo. Si sente parlare della rinascita dell'ethos Confuciano, dei valori Vaisya, delle regole di casta, del patrimonio culturale, dell'eredità razziale. Da una parte, nessuna società trarrebbe beneficio dal ritorno ad arcaismi antiquati. Dall' altra, neanche l'assenza di radici culturali contribuirà in alcun modo al futuro dell'Asia. Gli asiatici ne sono consapevoli. Essi sono troppo orgogliosi del proprio patrimonio di civiltà per venderlo per un piatto di minestra (Gen 25:27-34). Dopotutto, "l'uomo non vive di solo pane" (Lc 4:4). Ma la tentazione rimane (EA, nn. 6-7).4 La domanda che ci si pone è la seguente: quale sarà, in definitiva, l'origine della forza dell'Asia? Quale sarà il suo futuro? C'è la possibilità che diventi il "più grande mercato" del pianeta? Questa non sembrerebbe essere la più nobile delle vocazioni. L'Asia ha un appuntamento con il destino. Stiamo parlando di un destino Ultimo. Al contrario di quanto si possa pensare, le società asiatiche, nel costruire la propria forza economica, continuano a riaffermare le loro tradizioni religiose. I templi buddisti vengono ricostruiti in Cina. I monaci taoisti aumentano di numero. I musulmani si incontrano nelle moschee. Gruppi religioso-culturali quali i Falun Gong prendono piede. Le comunità cristiane di tutte le denominazioni sostengono la conquista di nuovi credenti, non sine persecutione. In Vietnam, Laos e Cambogia, vengono ricostruiti luoghi religiosi buddisti; in Giappone vengono restaurati i santuari dello Shintoismo. Come riferito dal Far Eastern Economic Review, in Tailandia "il buddismo si espande con i monaci alla guida dell'onda di prosperità della classe media tailandese". Le donazioni sono alte. "I 30.000 templi tailandesi, chiamati wats, sono cresciuti con la prosperità incalzante della Tailandia…". "Anche il cammino verso il Dharma ha avuto un'evoluzione tecnologica. Insieme ad innovazioni e strategie di marketing per aiutare i devoti ad abbracciare la fede, alcuni gruppi buddisti utilizzano computer portatili per fornire un supporto scritto e tradurre i mantras, e registrarli su videocassette…".5 Gli indù fanno lo stesso. I collaboratori di Bin Laden sono molto avanzati tecnologicamente. L'auto-affermazione islamica è evidente in tutti i paesi musulmani, dall'Africa dell'ovest alle Filippine, incluso il Pakistan, il Bangladesh, la Malesia e l'Indonesia. Molte società islamiche sono diventate fondamentaliste come crescente reazione al materialismo della società moderna ed alla presunta minaccia dell'occidente. Più che nel passato, le giovani generazioni si aggrappano alla propria fede con maggiore intensità ed i pellegrini Haj verso la Mecca aumentano ogni anno. Il ritorno alla religione indù in India sta prendendo forza giorno dopo giorno, fino a raggiungere anche livelli di esagerazione. Si moltiplicano i santuari sui cigli delle strade, l'industria della costruzione di templi sta conoscendo un incremento imprevisto, la gente si ammassa a milioni nei luoghi di pellegrinaggio, incluse le Chiese cristiane. Le case di preghiera ed i centri Zen e di meditazione yoga spuntano ad ogni angolo. Sfortunatamente, in questi revival religiosi non si nota una distinzione tra ciò che è spiritualmente autentico e ciò che è invece un ritorno all'arcaico, ciò che è ispirazione religiosa e ciò che è meramente una dichiarazione indiretta di un interesse politico. Sembrerebbe che "l'inconscio collettivo" delle società abbia via libera dopo un lungo periodo di umiliazione e repressione. Le maggiori preoccupazioni delle civiltà dell'Asia In che cosa è stata occupata l'Asia negli ultimi sei millenni? Quali sono stati gli interessi principali di questi immensi popoli? Swami Vivekananda fu intervistato a Londra dopo il suo famoso discorso del 1893 al World Parliament of Religions a Chicago. Gli fu chiesto: "…Non proponi di formare una società, Swami?". "Niente; nessuna società di alcun tipo. Io insegno solo l'EGO, (self) nascosto nel cuore di ciascun individuo e comune a tutti. Una manciata di uomini forti che conoscono quell'Ego e vivono nella Sua luce, rivoluzionerebbe il mondo, anche ai nostri giorni [ … ]".6 Questo è un concetto chiave di tutto il pensiero Asiatico. Tutte le preoccupazioni dell'Asia sono incentrate su questo argomento: il rapporto tra l'ego personale e I'Ego Universale. Che cosa è l'ego? Il salmista dice: "Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio" (Sal 139:14). In tempi antichi i monaci buddisti discutevano, dibattevano e disputavano per tutto il lungo periodo dei monsoni dell'estate indiana sulla vera natura dell'Ego. Quell'interesse non è mai svanito. La ricerca è ancora viva. "[…] Noi veniamo a conoscere che Dio non è lontano, al di sopra e al di fuori dell'uomo, ma, al contrario, è vicinissimo, anzi è unito ad ogni persona e a tutta l'umanità in ogni circostanza della vita. Questo è il messaggio the il cristianesimo offre al mondo, messaggio di incomparabile conforto e di speranza per tutti i credenti" (EA, n. 12). Dio è vicino. È vero, una civiltà che neghi le preoccupazioni quotidiane dell'uomo non si è mai sviluppata; è ugualmente vero che nessuna civiltà cieca al proprio destino spirituale sia rriai sopravissuta. Anche se il denaro ed il mercato sono importanti per la vita di tutti i giorni, gli asiatici però aspirano al mito, al mistero ed al misticismo per poter godere di una vita più completa. Essi sono alla ricerca della Realtà Ultima. Ciò che cercano è il vero Ego. Assieme alla ricerca sulla natura del vero Ego e sul cammino per la sua piena realizzazione, le menti asiatiche hanno esercitato la loro creatività su questioni quali la sofferenza e le sue cause, la rinuncia e le sue varie espressioni, la comunità e gli obblighi dell'individuo all'interno di essa, le frontiere più estreme dell'annientamento dell'ego, il rispetto per tutte le case animate, la venerazione della natura, il controllo della mente, la pratica della non violenza, il vivere una vita disciplinata in famiglia e nella società, la ricerca di armonia ed unità nella molteplicità e nelle contraddizioni, e la vera natura dell'Ultimo. Per quanto noi possiamo essere entusiasti della modernizzazione e della globalizzazione e delle ideologie che vi si oppongono, è solamente quando tocchiamo il cuore delle preoccupazioni di una civiltà che ci avviciniamo all'anima di un popolo e raggiungiamo la lunghezza d'onda delle masse. È solamente quando ci rivolgiamo alle aspirazioni più profonde di una società che provochiamo una giusta reazione. Sfortunatamente, molti missionari cristiani, seppur impegnati proficuamente, rimangono al di fuori delle principali preoccupazioni delle civiltà alle quali rivolgono il Vangelo. In questo contesto, permettetemi di porvi innanzi a tre icone da contemplare. Tre icone Colui che cerca nella notte. "C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse 'Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui". Gli rispose Gesù: 'In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio'" (Gv 3,1-3). Il resto della storia è noto. È familiare a tutti quella figura dell'asiatico in ricerca, umile e discreto, che viene a porre domande sul significato più profondo della nostra fede. Come Nicodemo, il suo archetipo, egli ha un altro volto pubblico. Egli ha un sua posizione pubblica, chiaramente distinta dalla sua ricerca privata. Non intendo dire che le due siano in contraddizione tra loro, sono differenti. Questa persona è alla Ricerca di un maestro. Un'ombra silenziosa come la sua, penetra nella nostra presenza e pone quesiti segreti sulla virtù e sul vizio, sulla strada per la pace e sulla nostra conoscenza ed esperienza con il divino. Egli è stimolato non da formule dogmatiche, ma da una attenta penetrazione nell'Ultimo e dal suo significato nella vita umana. Ma un tale "Nicodemo" si rivolgerà solo ad un evangelizzatore disponibile e con il cuore aperto alle principali preoccupazioni della sua gente. Il superficiale si rivolgerà al superficiale. E persino un Ricercatore profondo nel rivolgersi ad un evangelizzatore superficiale è costretto a porsi ad un livello superficiale. Talvolta succede che il Ricercatore sia una persona più profonda dell'evangelizzatore, che si è perso in qualche compito impellente. È così che si perdono continuamente di vista. È così che l'evangelizzatore non risponde alle intime aspirazioni di una comunità. Marta e Maria si devono incontrare. Le nostre impellenti preoccupazioni non portano forse all'Ultimo? Questo è certamente un modo asiatico di pensare … la relazione tra l'immediato e l'Ultimo; tra il particolare e l'universale. Colui che Riceve un Dono Sorprendente. "Se lo conoscessi il dono di Dio" (Gv 4:10). Era alla donna del pozzo che Gesù parlava. C'era una triplice barriera tra la donna e Gesù: il fatto che ella fosse una peccatrice, una donna ed una samaritana. Ma divenne evidente che "il dono di Dio" oltrepassa le culture, attraversa le frontiere, rompe le barriere, attenua le opposizioni, trasforma i cuori. Come può, altrimenti, accadere che i samaritani, pronti nel serrare i loro cancelli di fronte a Gesù, siano convinti quasi en bloc da una nuova convertita e arrivino a dire: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo?" (Gv 4:42). Le cose andarono in questo modo perché era giunto il tempo "in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori" (Gv 4:23). La storia dell'Asia ha testimoniato una simile accettazione in gruppo della fede Cristiana in ogni secolo. Anche oggi continua ad accadere tra i seguaci di religioni tradizionali. Tali comunità mostrano una sorprendente apertura verso il maestro ispirato che visita il loro villaggio. Essi trovano nel messaggio cristiano la pienezza di tutto ciò che la loro società ha desiderato. I nuovi credenti, siano essi anche giovani, possiedono un incredibile potere di persuasione sulla loro gente. Il credente fuori dal gregge. Quando Gesù disse: "In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande" (Mt 8:10), non parlava del più fedele tra i suoi discepoli. Infatti egli ll ammoniva spesso per la loro poca fede (Mt 8:26; 14:31; 16:8; 17:20). Egli si riferiva ad un centurione romano che non apparteneva alla comunità dei credenti. Chiunque sarebbe stato preso alla sprovvista dall'aperta confessione di fede di questo ufficiale non israelita. Egli ammette umilmente che non è degno di avere il Maestro sotto il suo tetto. "Dì soltanto una parola", dice "e il mio servo sarà guarito" (Mt 8:8). Ci sono milioni di persone nel continente Asiatico che sono più vicine a questo ufficiale romano che a Pietro, Giacomo e Giovanni. Esse sono inesperte di affermazioni di fede e di formulazioni, di riti e di rituali, di tradizioni ecclesiastiche e di speculazioni astratte. Esse debbono misurarsi con molti limiti. Si devono accontentare delle briciole che cadono dal tavolo del Maestro a causa dei preconcetti sociali nei quali vivono, dei pregiudizi culturali che li confinano, e della loro naturale timidezza che li trattiene nella sfera di Nicodemo. E tuttavia, essi hanno fede. Fu proprio vedendo la fede di una donna di Cana che Gesù esclamò: "Donna, davvero grande è la tua fede" (Mt 15:28). Sembra che Dio abbia degli atteggiamenti particolari con certe persone. Certamente vi sarà un posto nel regno dei cieli per coloro che verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe (Mt 8:11). La figura affascinante di Cristo Nel cuore di molti credenti è sorta recentemente la paura nascosta che, a differenza dell'insegnamento cristiano che è ben accolto in Asia, la singolare figura di Cristo sia un ostacolo. Questa paura è largamente diffusa in coloro che non hanno mai sperimentato in vita loro il dialogo di Nicodemo o il cammino di Emmaus; in altre parole, coloro che non sono abituati a mostrare Cristo a Colui che Lo cerca. Noi siamo assolutamente certi che la persona di Cristo non sia un ostacolo, ma piuttosto la forza più affascinante e la figura che offre la più grande ispirazione ai popoli del continente Asiatico. In realtà, il problema non è l'immagine di Cristo. Le difficoltà possono sorgere da altre aree. Potrebbero esserci dei ricordi coloniali non guariti di torti storici ricevuti da paesi considerati cristiani. Potrebbero esserci ancor oggi percezioni di minacce politiche ed economiche da queste nazioni. Sicuramente tali percezioni si devono trattare con cautela. Si potrebbe discutere sul miglior modo di affrontarle. Comunque, è importante che noi ci rendiamo conto che non c'è avversione a Cristo di per sé ed a ciò che egli rappresenta. Quando Cristo viene da solo, la sua gente non si rifiuterà di riceverlo. Il cuore della Chiesa in Asia rimarrà inquieto "fino a che tutta l'Asia non trovi riposo nella pace di Cristo" (EA, n. 10). Egli distrugge qualsiasi muro vi sia tra i popoli. Cristo protegge le loro fiere identità, promuove e arricchisce i loro talenti individuali ed assicura a ciascuno un destino glorioso. In diversi periodi della storia ed in varie parti del mondo il cristianesimo ha avuto immagini differenti. Per i romani del primo secolo il cristianesimo era una superstizione asiatica che prendeva piede nella plebaglia orientale della città imperiale. In un'altra epoca, ai popoli dell'Europa del Nord appariva come una fede mediterranea; per i sassoni era una religione romana; per le tribù dell'Europa del Nord-Est, un'infatuazione tedesca; per i persiani, una credenza bizantina. Nei secoli seguenti, il cristianesimo era per i popoli dell'Asia e dell'Africa la religione dei padroni coloniali. Ma in ogni epoca ed in qualsiasi luogo ci furono uomini e donne intuitivi che videro il cristianesimo come la più grande forza spirituale sulla terra ed un punto d'incontro tra Dio e gli uomini. Ma questo messaggio non si trasmette da sé. Gli evangelizzatori hanno, il compito di far comprendere che il cristianesimo è più di un interesse collettivo di una società o civiltà. Significa l'incontro con Dio. Lo spirito missionario è più dell'autocompiacimento di un gruppo di evangelizzatori. Significa una vita impegnata; richiede uno stile di vita evangelico. Un evangelizzatore è veramente efficace solo quando egli stesso si libera dai sentimenti di offesa, sia personali che storici. Fa parte infatti della missione dell'evangelizzatore guarire le memorie, di ferite storiche della società in cui vive. L'unica via verso il futuro è il perdono. Se i portatori del Vangelo si sentono stranieri nel proprio paese, non devono dare la colpa a qualcun'altro; ciò accade soltanto perché si sono allontanati dalla semplicità, sincerità e immediatezza del Vangelo. Le affermazioni individuali e collettive dell'ego sono accresciute; l'orgoglio, i pregiudizi e le pretese personali hanno eretto delle fortezze attorno a loro e hanno scavato bastioni per tenere a distanza i loro fratelli asiatici. È Cristo che in effetti risponde agli aneliti costanti degli antichi pensatori dell'Asia. "Nel contemplarne la natura umana, i popoli dell'Asia trovano risposta alle proprie domande più profonde a compimento alle proprie speranze; essi trovano la loro dignità innalzata e vinta la loro disperazione" (EA, n. 14). "In lui, 'i valori autentici di ogni tradizione religiosa e culturale, quali la misericordia e la sottomissione alla volontà di Dio, la compassione e la rettitudine, la non violenza e la giustizia, la pietà filiale e l'armonia con il creato trovano il loro compimento e la loro realizzazione'" (EA, n. 14). Il Mahatma Gandhi, nel suo primo incontro con il Discorso della Montagna, sentì confermati tutti gli insegnamenti avuti da bambino. Non lo ricevette come un messaggio straniero. Egli sentì che il messaggio del Vangelo gli era più intimo e naturale di molti altri insegnamenti che aveva fatto suoi nel corso degli anni.7 Artisti indù, musulmani, sik e buddisti hanno dipinto il volto di Cristo; hanno composto poesie, hanno scritto romanzi, hanno recitato drammi, interpretando la personalità ed il messaggio di Cristo con una bravura che sorprenderebbe il credente cristiano. Essi hanno agito come se Cristo appartenesse loro. Certamente Cristo appartiene a tutti. Di recente alcuni gruppi di fondamentalisti indù, nell'incontrarsi con dei rappresentanti della Chiesa in India, affermarono che "i cristiani non possono vantarsi di possedere Cristo". È vero! Il messaggio centrale cristiano è il seguente: che Cristo appartiene a tutti.8 Chiunque abbia espenenza di condivisione della Fede sa che il discutere sull'unicità di Cristo è un esercizio futile. Porre il Ricercatore appassionato di fronte a disaccordi teologici serve solo a soffocare il suo entusiasmo. Le persone al servizio del Vangelo devono smettere di trasformarsi in veri e propri attaccabrighe introspettivi e devono stare lontani da una sterile apologetica. Bisogna andare oltre la tolleranza. I rapporti interreligiosi sono molto più di una convivenza ostile. Riveliamo Cristo per quello che è realmente. Come egli è presentato nelle Scritture. Questo è sufficiente. È già abbastanza se non oscuriamo la visione della gente. Lasciamoli cercare da soli. Lasciamo che siano loro i giudici. "Venite e vedete" disse Gesù ai discepoli di Giovanni Battista (Gv 1:39). Un detto quale "conoscete da voi stessi" appartiene al Budda.9 Non agite per sentito dire o per pregiudizio; non siate sviati da sottigliezze teologiche o dalle affermazioni di un "uomo santo"; conoscete da voi stessi. Il Cristo, la sua vita, il suo amore, le sue parole affabili, il suo aiuto, le sue guarigioni, il suo modo di agire, la maniera eccezionale con cui accetta le sofferenze, il modo singolare con il quale offre la sua vita. Perdonando! Non è egli forse unico!! Se non lui, chi altri? Gli evangelizzatori veterani dell'Asia ci diranno che alcuni approcci evangelici sono di cattivo gusto: vuote discussioni; pretesa di superiorità; una considerazione superficiale delle culture e la "dichiarazione del popolo colpevole di peccato"; le violente crociate e le campagne evangeliche aggressive; il vanto dei numeri. Allo stesso modo dobbiamo essere cauti nell'utilizzo smodato di certe immagini, anche quando queste sono teologicamente valide. A molti Ricercatori sembra ingiusta la giustizia del Padre che pretende il versamento del sangue di una vittima innocente. Al contrario, l'amore di Gesù e la compassione che lo portò al sacrificio estremo sono molto più ispiranti. L'offerta del suo sangue come bevanda è un pensiero terribile. Il dono della sua vita per la redenzione dell'umanità è di gran lunga più comprensibile. La teologia della liberazione risponde ai problemi della situazione socio-economica in Asia. Ma essa deve ancora trovare le sue radici culturali nel continente e sinora non è riuscita a colpire l'anima dell'Asia. Al contrario, l'autoaffermazione delle caste inferiori ha un senso in una società dove è sorto questo fenomeno. I miracoli non colpiscono comunità già esageratamente credule dei prodigi compiuti dai loro santi e dalle loro divinità. Ma gli insegnamenti di Gesù destano sempre meraviglia negli asiatici. Essi fanno tesoro delle Sue parole. Parole importanti, immagini sbalorditive: le preoccupazioni primarie dell'umanità Gesù aveva una presa forte sul suo pubblico e provocava meraviglia e ammirazione in chi lo ascoltava, perché, mentre le sue parole avevano un riscontro immediato, esse riguardavano le preoccupazioni primarie dell'umanità: il peccato e il bene, l'amore e l'odio, l'ira e il perdono, la verità e la libertà, la gioia e la sofferenza, la fede e la lealtà, la religiosità e l'ipocrisia. E per dare forza al suo messaggio, egli faceva use di immagini sbalorditive, con qualche cosa di sorprendente in ogni momento. Molto asiatico e molto persuasivo! Ecco perché Pietro ad un certo punto crollò ed esclamò: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6:68). "[…] Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5:6). "[…] Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello" (Mt 5:39-40). "[…] amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste" (Mt 5:44). "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?" (Mt 6:26). "O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave?" (Mt 7:4). Gli Asiatici rimanevano colpiti dall'insegnamento di Gesù "perché parlava con autorità" (Lc 4:32). Certamente, "mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo" (Gv 7:46). Vi era unzione nelle sue parole che portavano un messaggio di conversione, che diventava come "sorgente d'acqua che zampilla per la vita etema" (Gv 4:14). Si dice the nell'epoca Meiji, un famoso maestro zen di Kyoto chiamato Gasan lesse la Bibbia. Egli fu colpito dal Discorso della Montagna. Affermò convinto: "Queste parole sono certamente di un grande maestro". Egli ammonì i suoi seguaci di non parlare mai male del Cristianesimo.10 Le immagini di Cristo, i paragoni, le metafore, le illustrazioni dei discorsi ed il modo di pensare sono entrati a far parte della lingua di tutti i giorni dei popoli dell'Asia. Noi possiamo ritrovare l'atmosfera religiosa dei tempi di Gesù molto più facilmente in Asia che in qualsiasi altro posto. Non ci meravigliamo se Keshub Chunder Sen (1838-1884) disse: "Andate verso il sorgere del sole ad est, non verso il tramonto ad ovest, se volete vedere Cristo nella pienezza della sua gloria".11 Vi sono sorprendenti paralleli tra gli insegnamenti di diversi maestri asiatici. La saggezza pastorale convincerà l'evangelizzatore a vedere continuità ed armonia piuttosto che contrasto e contraddizione che portano al confronto. Riporto qui, di seguito alcuni pensieri sulla carità di differenti tradizioni religiose: "Non rendere colpo per colpo, né maledizione per maledizione; neanche astuzia maliziosa usando vili inganni, ma una pioggia di benedizioni in risposta a colpi e maledizioni"» (Rig Veda, 41,8). "Amatevi gli uni gli altri" (Atharva Veda, 3,20,1). "[…] Un uomo dovrebbe essere benevolo con gli altri come lo è con sé stesso" (Mahabharata, Anushasana Parva, 116,21). "Si lasci che un uomo vinca la rabbia con la benevolenza, il male con il bene" (Budda). "Non parlate duramente a nessuno; quelli a cui parlerete così vi risponderanno allo stesso modo" (Dhammapada). "Perdonate sempre i mali che compiono gli altri: ma dimenticarli è ancora più nobile" (Tirukkural). "E direte parole buone agli uomini" (Corano, 2,83). "A colui che semina spine per te, semina fiori" (Kabir). Non solamente l'insegnamento di Gesù è pieno di immagini, ma la sua stessa vita si esprimeva sotto forma di immagini. Pertanto, molto di ciò che fece erano "segni", azioni che contenevano un messaggio: la lavanda dei piedi, la condivisione del calice, la guarigione dell'uomo cieco, il lavaggio dei lebbrosi, la cura del paralitico, la moltiplicazione dei pani, la resurrezione dei morti. Non vi è esibizione, né vanto, né arroganza; ma significato, importanza, immediatezza, fattivo amore, invito alla fede. Incontro con Cristo ed esperienza di fede La parola "conversione" ha acquisito una connotazione negativa in molti paesi dell'Asia. Non è raro che la gente associ la parola ad un cambiamento di religione sotto pressione, adescamento o inganno. Sappiamo che la conversione spontanea è qualcosa di diverso. Comunque, se questa parola o altre risultano offensive, dovremo optare per altre espressioni. In ogni caso, se è legittimo pretendere che ogni persona abbia il diritto di scegliere la propria religione, è anche giusto che abbia la libertà di condividere la propria fede. Le più aspre opposizioni a tali diritti sono di solito sollevate da coloro che hanno una nozione etnica della religione. Alcuni paesi dell'Asia manifestano questa tendenza. Una religione universale, come tutti i veri ideali umani, non conosce confini. Nessuna nazione o gruppo etnico che rispetti le libertà umane ha mai cercato di interferire nella scelta religiosa altrui. Si tratta della scelta più personale, anche paragonata a quella politica, economica o culturale; è il diritto più sacro. Non è vero che lo spirito missionario sia tipico unicamente del cristianesimo e che sia segno di intolleranza. Qualsiasi religione universale ha avuto tra i suoi principali scopi il desiderio di condividere il suo messaggio con l'umanità intera. Rig Veda dice: "Questo messaggio che assicura il bene ultimo deve essere portato a tutti gli uomini". Il Budda ordinò: "Ora andate monaci nel mondo con compassione, per il beneficio di molti, per il bene dell'umanità. Predicate la dottrina che è gloriosa in principio, gloriosa nel mezzo e gloriosa alla fine". Il Corano insegnava: "E noi inviamo i messaggeri solo come portatori di buone novelle e di avvertimenti. E per coloro che crederanno e miglioreranno non vi sarà paura e sofferenza. Ma su coloro che daranno alle nostre comunicazioni un volto di falsità, cadrà una punizione per le loro azioni malvagie" (Corano, VI, 48,49) . Ed il Guru Govind Singh sostenne che: "Io sono nato per questo compito e Dio mi ha chiamato per diffondere questa religione: andare a diffondere la giustizia ovunque". Persino in tempi moderni, uomini profondamente religiosi, riformatori e predicatori hanno parlato allo stesso modo. Tagore disse: "Sia quel che sia, il messaggio dell'India deve raggiungere l'America". E Vivekananda: "Dovete uscire e predicare la vostra religione, predicarla ad ogni nazione sotto il sole, predicarla a tutti popoli". È totalmente ingiusto dire che solo il cristianesimo crede nella propagazione della sua fede. Ma dobbiamo andare oltre le lotte per i diritti. Un incontro autentico con Cristo è molto più di una semplici pretesa di privilegi, di diritti costituzionali o umani. È l'esperienza di Dio. Quando Natanaèle incontrò per la prima volta Gesù, egli cadde in uno stato di resa completa. Egli poté solo esclamare, "Tu sei il Figlio di Dio! Tu sei il Re di Israele" (Gv 1:49). Tuttavia, per molta gente è una scoperta graduale. Nicodemo riuscì a vedere in Gesù solo un maestro, anche se molto speciale. Egli disse: "Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui" (Gv 3:2). Ma è nella confessione di Pietro che la crescita dei discepoli nella conoscenza dell'identità del Maestro raggiunge il culmine: Pietro rifiuta la visione di coloro che vedono in Gesù Giovanni Battista, Elia, Geremia o uno dei profeti. La sua fede è determinata: "Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16:16). Potremmo paragonare le diverse percezioni di Gesù persino nel suo tempo. Le folle di Gerusalemme si chiedevano: "Il Cristo, quando verrà, potrà fare segni più grandi di quelli che ha fatto costui?" (Gv 7:31). Non si trattava di un'affermazione, bensì di una domanda che equivaleva ad un'ipotesi. La donna samaritana fu molto più positiva: "Signore, vedo che tu sei un Profeta" (Gv 4:19). Ella tentava di fare un altro passo avanti quando chiese: "Che sia forse il Messia?" (Gv 4:29). Quando cinquemila persone furono sfamate, le folle gridarono: "Questi è davvero il Profeta che deve venire nel mondo" (Gv 6:14). L'uomo che fu guarito dalla sua cecità sbalordì i Farisei dicendo: "È un Profeta" (Gv 9:17). Più tardi egli compì un atto di fede nel Figlio dell'Uomo (Gv 9:38). Sempre più gente iniziò a riconoscerlo come il Messia. Alcuni dissero: "Questi è davvero il Profeta". Altri dissero: "Questi è il Messia!" (Gv 7:40-41). Si dice che Marta confessò: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo" (Gv 11:27). Ciò che è importante per noi in questo contesto è ammettere la graduale e personale conoscenza e accettazione di Gesù. Certamente vi è un metodo nell'Apprendere ed una pedagogia nell'Insegnare … non pedante, pomposa e distante ma spontanea, personale e vicina alla vita. La condivisione spirituale è come il cammino di Emmaus. E la scoperta di Gesù si presenta come una sorpresa. Molti ricercatori di Dio in Asia cercano un compagno ed una guida nel cammino per Emmaus. Essi desiderano una persona con esperienza di Dio che cammini con loro e mostri loro la via. Un incontro con Dio può rivelarsi sconvolgente. Giacobbe disse: "Questa è la casa di Dio e la porta per il paradiso"; a Natanaele: "Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele"; Tommaso: "Mio Signore e mio Dio". Uno sguardo di Gesù fece piangere Pietro. Alla sua chiamata, la gente dimenticava tutto e lo seguiva. Se nessuno offre una spiegazione… Un'altra icona. Era abbastanza sorprendente che un alto ufficiale dell'Etiopia fosse in visita a Gerusalemme per adorare Dio; ma molto più straordinario che egli tornasse a casa leggendo Isaia e fosse pronto ad accettare il semplice passante Filippo come Guru. "Come posso io capire se nessuno mi istruisce?" egli disse (At 8:31). Questo è ciò che chiedono oggi gli asiatici, come l'Etiope. È essenziale che qualcuno possa istruire. Come potrà la gente credere "senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza che uno lo annunzi?" (Rm 10:14). "Filippo, cominciò a parlare; e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù" (At 8:35). L'Etiope fu battezzato. Pertanto, la prima cosa importante è che vi sia qualcuno che spieghi. E la seconda cosa è che I'evangelizzatore inizi dal punto in cui si trova colui che domanda: il suo passo della Scrittura, il suo problema nella vita, il suo stato d'animo, il livello del suo apprendimento, le aspirazioni del suo cuore, la natura della sua cultura, le limitazioni del suo orizzonte e della sua visione. Negli ultimi anni si nota una sorta di avversione di molti missionari ad assumere il ruolo di Filippo. Ci si domanda il perché. Possiamo solo cercare le ragioni di una tale timidezza o apatia. I popoli dei paesi di antica cristianità, nel guardare indietro con menti interrogative agli eventi dolorosi della propria storia, comprese le guerre di religione, due guerre mondiali, le avventure coloniali, con le loro convinzioni cristiane che non li aiutano a prevenire tali eventi disastrosi, sono stati portati verso una severa autocritica ed "una generale perdita dell'autostima" — una perdita d'autostima nelle loro ideologie, nei loro sistemi di pensiero, nella loro concezione del progresso, della loro civiltà, della loro religione. Un tale stato d'animo si riflette nell'emergere del post-moderno. E qualcosa di esso si riflette anche nel pensiero teologico contemporaneo, la cui eco giunge fino al nostro attuale campo missionario. Quando una tale diffidenza si trova faccia a faccia con la convinta auto-affermazione delle religioni asiatiche, l'incertezza è raddoppiata. Molti membri delle nostre équipes missionarie soffrono di questo senso di "perdita di autostima", che deriva da un senso di colpa verso il passato ed un complesso di incertezza per quanto riguarda il futuro. Ma certi comportamenti non vengono dal Vangelo. Infatti, solo il Vangelo può sollevare coloro che hanno fatto del male e coloro che l'hanno sofferto. È il Vangelo che permette loro di voltare le spalle alla storia e di proseguire oltre con fiducia e di prendere il futuro nelle proprie mani. Oggi più che mai le persone sono in attesa di questo aiuto dal Vangelo. Sussurrando il Vangelo all'anima dell'Asia Paolo di Tarso è l'ultima Icona che vi voglio sottoporre. Nei primi anni della Chiesa, non c'era nessuno come lui nell'ambito dell'evangelizzazione. Egli predicava in grandi città, predicava in piccole cittadine, predicava in sinagoghe, mercati, case private, sulla spiaggia, in viaggio, come imputato in tribunale, come confinato in prigione, come naufrago su un'isola. "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1Cor 9:16). "Io infatti non mi vergogno del Vangelo" (Rm 1:16). Il suo contributo alla divulgazione del cristianesimo è ben noto e non è il caso di enunciarlo nuovamente. Ma vorrei attirare la vostra attenzione verso un'altra dimensione della sua personalità: egli era un costruttore di ponti tra l'Asia e l'Europa; infatti, egli stesso fu un ponte tra culture, razze, civiltà. Egli aveva una grande considerazione della natura umana in tutte le sue forme. Egli era aperto nei confronti di diverse comunità, di modi, abitudini, costumi, comportamenti, pensieri e stili di organizzazione differenti. Con una sua visione cosmopolita e con una illimitata versatilità e larghezza di vedute, Paolo riuscì a mettersi sulla stessa lunghezza d'onda degli Ebrei, dei Greci, dei Romani, dei barbari, dei rabbi, dei filosofi, dei soldati, delle guardie carcerarie, degli uomini d'affari e delle donne. Le sue immagini venivano prese dalla vita febbrile della città, scene di intensa energia umana: un soldato in armatura, un atleta nell'arena, una processione trionfante di generali vittoriosi. Paolo è l'evangelizzatore modello per un mondo globalizzato. Era il richiamo dell'Europa che Paolo riconobbe nella voce del Macedone. Non si trattava solamente di un grido individuale ma di un'intera popolazione. Ed egli ascoltò. Egli indirizzò il Vangelo ad un'intera società ed ebbe un grande successo. In quest'opera egli rimase totalmente fedele alla sua identità originate di ebreo in ogni momento (Rm 4:1; 9:3; 11:1; 1Cor 10:1; 2Cor 11:22; Fil 3:4-6; At 21:39; 22:3; 23:1-6). Ma egli aveva anche un' altra identità. Il Saulo semitico era anche il Paolo romano. Quando egli affermò di essere l'apostolo delle genti, in realtà significava essere l'apostolo del mondo Romano (At 9:15; 13:47; 18:6; 22:21; 26:17.23; Rm 1:13; 11:13; 15:16; Gal 1:16; 2:1-10; Ef 3:1.8; 1 Tm 2:7; 2Tm 1:11). Oggi, l'evangelizzatore di questo continente dovrebbe essere un vero asiatico e profondamente cristiano. Essere un vero asiatico non significa fare uso di un linguaggio prepotente per difendere gli interessi dell'Asia, tanto meno prendere posizioni combattive. Non significa ostentare forme esagerate di nazionalismo che purtroppo trovano anche una manifestazione teologica, non del tutto accettabile. Essere autenticamente asiatico significa rivolgersi alle principali preoccupazioni dei popoli dell'Asia: non bisogna soltanto essere attenti alle manie ed alle mode del momento, bensì ai millenari desideri di milioni di asiatici. Un vero evangelizzatore si identifica con le aspirazioni più profonde della sue gente e si impegna radicalmente per soddisfarle appieno.12 Paolo afferma di essere nato a Tarso (At 21:39; 22:3). Egli era orgoglioso di essere un cittadino romano (At 16:37-39; 22:24-30; 25:9-12). Era orgoglioso dell'Impero (Rm 13:1-5; 1Tm 2:1-3). Egli era immerso nel pensiero greco e romano. Egli trasse beneficio dal fermento intellettuale di Tarso, città universitaria, dove le idee si scontravano e stimolavano il progresso del pensiero. Egli aveva conosciuto le filosofie stoiche ed epicuree. Soltanto un evangelizzatore con radici nella sapienza antica e nelle tradizioni spirituali dell'Asia, capace di costruire sulle risorse originarie della sue gente, avrà successo nella trasmissione del Vangelo ai popoli dell'Asia. Ma egli deve essere ugualmente aperto a nuove idee provenienti da qualsiasi altra parte del mondo. "Lasciate che pensieri nobili vengano a noi da ogni parte" (Rigveda I, 89,1). Paolo diceva di esser pronto a rendere soggetta ogni intelligenza all' obbedienza al Cristo (cf. 2 Cor 10:5). In Paolo, le due distinte identità si trovarono in perfetta armonia. Oggi abbiamo bisogno di evangelizzatori che agiscano come costruttori di ponti tra pensieri, ideologie, filosofie e civiltà. Non viviamo in un'era di soli rapidi scambi di merci, ma di intensi scambi di idee. Le civiltà stanno dialogando. Gli interessi sono in conflitto. Gli ego, rigonfi di paesi e di comunità, entrano in collisione. Vengono formulate ideologie che camuffano gli interessi di parte. Spesso le parole di pace nascondono intenti aggressivi. Questo è il momento in cui la gente aspetta un messaggio offerto con sincerità di intenti per far emergere una nuova fase nella storia dell'umanità. Questo é il momento in cui si deve evitare il periferico e bisogna avvicinarsi al centro; bisogna ignorare il richiamo del mercato e spostarsi verso il cuore delle vicende umane; bisogna cercare di entrare nei più segreti anditi del fervore religioso orientale e sussurrare il Vangelo all'anima dell'Asia. Quando le civiltà crollano, c'è sempre un risveglio religioso. Ciò che l'evangelizzatore vede oggi è un incontro di civiltà in crisi. Egli è situato ai crocicchi della storia. Vecchi luoghi comuni filosofici e ideologici hanno perso la loro credibilità. La nuova generazione che sta nascendo è attenta a coloro che vivono vite autentiche e che hanno un messaggio pertinente e affidabile. In quest'era di aperture unica, il portatore del Vangelo ha un contributo privilegiato da offrire a quanto darà una nuova direzione al progresso dell'umanità. Con il suo aiuto, il Ricercatore dell'Asia trova il proprio cammino. Che possa egli esclamare: "Ma io per la tua grande misericordia entrerò nella tua casa" (Sal 5:8). I nostri principali interlocutori non sono coloro che rappresentano gli interessi acquisiti dei gruppi dominants nei nostri paesi, né le persone motivate politicamente che affermano di parlare nel nome della loro religione. I nostri interlocutori nel dialogo sono coloro che hanno a cuore le necessità spirituali delle culture originarie e che si impegnano per il miglioramento e la crescita della loro civiltà. Essi vogliono condividere i loro problemi con noi nel Cenacolo, prima di essere pronti per annunciare dai tetti il messaggio che ricevono. Il punto di partenza è costituito da una serietà contemplative. L'eloquenza del testimone Al giorno d'oggi ci sono Ricercatori sinceri in Asia che sono alla ricerca di un messaggio che possa offrire loro qualcosa che vada oltre il semplice intrattenimento. Essi desiderano, una verità che possa essere messa a confronto con gli eventi della storia umana … qualcosa per la quale vivere o morire. Ne hanno avuto abbastanza di retorica. Sono stanchi di promesse di epoche d'oro e di utopie, Si sono stancati di comportamenti scettici che sottovalutano cose più significative.... Essi non intendono perdersi in attività impellenti così da perdere la visione dell'ultimo. Essi sanno che nessuna civiltà che abbia ignorato i problemi umani di tutti i giorni abbia mai conosciuto la prosperità, e che nessuna che abbia chiuso gli occhi al proprio destino spirituale sia sopravvissuta. "Ogni situazione costituisce per i cristiani un'occasione per dimostrare quale potenza la verità di Cristo abbia acquistato nella loro vita" (EA, n. 42). Un approccio integrale alla condivisione della fede comprenderà le aree della dignità umana (EA, n. 33), la scelta preferenziale per i poveri (EA, n. 34), la sanità (EA, n. 36), l'educazione (EA, n. 37), l'eddicazione della pace (EA, n. 38), la globalizzazione (EA, n. 39), l'ambiente (EA, n. 41), la cultura della vita (EA, n. 35), la famiglia (EA, n. 46); i laici (EA, n. 45), le donne (EA, n. 45), i giovani (EA, n. 47). Tutti argomenti di grande rilevanza. Infatti, il messaggio dell'evangelizzatore si deve "incarnare" nei contesti umani attraverso il suo coinvolgimento generoso nella vita e nella crescita della società al servizio della quale egli opera. Egli deve dare un tocco umano alle lotte economiche e politiche, un valore etico ai rapporti sociali, ed una coscienza del divino alla "città secolare". La domanda che ci si deve porre in questo critico periodo della storia non è se vi sia un futuro per la religione, ma se vi sia un futuro per l'umanità senza una religione che dia equilibrio, stabilità, finalità; che offra motivazione e speranza e che assicuri un senso di moralità; che generi amore, pace, senso di responsabilità, disciplina, sacrificio. Sacrificio! I Ricercatori autentici sanno che qualunque cosa di valore ha un prezzo. Ed essi sono anche pronti a pagarlo. Ma l'evangelizzatore deve andare avanti e mostrare la via. La sua vita dovrebbe essere una testimonianza come quella di un "martire" (= testimone).13 Il martire offre sia la testimonianza che la vita. Al giorno d'oggi, l'evangelizzatore che offre la propria vita o vive una vita di totale servizio è il testimone più potente del Vangelo. Questo è il calibro delle persone di cui abbiamo bisogno nel nostro tempo e che possono risvegliare i sensi di una società apatica. Tali anime eroiche divengono esse stesse delle icone che comunicano un messaggio eloquente. Basti pensare a Gandhi che si trasformò in un'icona … un simbolo venerato da milioni di suoi concittadini. Il messaggio era la sua stessa persona. Egli fu così perspicace da riconoscere che la psiche nazionale, inconscia e collettiva del suo paese avrebbe risposto all'immagine religiosa di sé. È solo quando l'evangelizzatore è capace di trasformarsi in un'icona dell'Amore di Dio per il suo Popolo, che egli riesce a toccare l'anima dell'Asia e ad appassionare milioni di persone di questa terra antica. Esse gioiranno quando lo sentiranno dire: "Andiamo verso la casa di Dio". Egli è il prescelto che la gente seguirà prontamente. Il Signore dice di lui: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra" (Is 42:1-4). Certamente non griderà o alzerà la sua voce, egli sussurrerà il Vangelo all'Anima dell'Asia. Terminerò questo contributo con queste parole forti del Mahatma Gandhi da Young India, nella conclusione della sua descrizione della teoria della non violenza. Egli disse: "Possa Dio dare forza ad ogni mia parola. Ho iniziato a scrivere nel Suo nome e nel Suo nome concludo". Note 1. M. Carrithers, "The Buddha", in Founders of Faith, Ed. Keith Thomas, Oxford 1989. 2. Naisbitt, Megatrends in Asia, Simon & Schuster New York 1996, p. 13. 3. S. Huntington, The Clash of Civilization, Penguin, New Delhi 1997, p. 21; cf. "[...] È un paradosso globale quello in cui più diventiamo universali, maggiormente agiamo in modo tribale — più diventiamo simili economicamente, più ci differenziamo in quelle cose che riguardano l'identità personale, quali la nostra lingua e le nostre storie culturali" (Naisbitt 1996, p. 86). 4. Ci sono molti esempi per illustrare l'argomento. Anche quando Mao Tse-tung usava un'ideologia estranea come quella del Marxismo, egli la maneggiava come una spada in prestito (come Davide usò quella di Golia) per affermare con molto più fervore l'identità cinese e l'interesse dei cinesi. Egli disse: "La Cina si è alzata in piedi". Anche quando reprimeva le tradizioni religiose, persino quelle native, come superstizioni, egli affermava la collettività, la cultura e il patrimonio della sua gente. Persino negli ultimi anni di vita meditava sui grandi classici cinesi al fine di riscoprire e rivivere l'abilità della sua civilizzazione. Per compensare la sua iniziale indifferenza a tali questioni, Lee Kuan Yew, nei suoi ultimi anni, cominciò ad affermare i valori Confuciani tra il popolo di Singapore. 5. Naisbitt, 1996, p. 81. 6. West Minster Gazette, October 23,1985. 7. Il suo discepolo Vinoba Bhave era uno studioso appassionato dei Vangeli. Analogamente, la Rama Krishna Mission fu fondata alla vigilia di Natale, e fu chiesto ai partecipanti di diventare a loro volta altri Cristi. Per mantenere il ricordo di quell'evento, un prete cattolico viene spesso chiamato a parlare ai monaci Rama Krishna la notte di Natale. Nehru parlò di Gesù con estrema ammirazione. Ram Manohar Lohia scrisse: "Cristo è indubbiamente una rappresentazione di amore e di sofferenza, come non vi è stata altra figura nella storia". Secondo M.N. Roy il Discorso della Montagna conteneva i più alti ideali morali mai concepiti dall'immaginazione umana. Ambedkar descrisse il Buddha e Gesù come i personaggi che lo affascinarono più di tutti. Persino i comunisti indiani lo hanno innalzato alle stelle. (S. Kappen, in Asian Faces of Jesus, p. 176, Orbis, 1995). 8. Di recente, il produttore indiano, Preeti Chandrakant, ha prodotto un film, Jesus goes to India, che vinse un riconoscimento al Festival Internazionale del Cinema di Trento in Italia. In risposta alla critica per la sua rappresentazione non biblica di Cristo,.ella disse che la sua intenzione non era tanto quella di provare che Gesù era stato in India, quanto quello di comunicare al mondo che Gesù era presente in ogni insegnamento induista e di integrare le parole e le opere di Gesù con le più eccellenti dottrine induiste. Ella disse che si era preparata per nove anni ed aveva letto la Bibbia più volte. Fece notare che l'affermazione di Gesù: "Io sono la Via, la Verità e la Luce; solo attraverso me potrete raggiungere il Padre" è "praticamente una nozione indù". L'attore Romano Fasciati, uno svizzero di origine italiana, ha scritto e prodotto le scene. Chandrakant ha fatto gli studi in una scuola cattolica. Le sembrò che "la Chiesa cattolica esistesse principalmente per individuare i peccati che commettevamo noi studenti". Ella volle dimostrare che vi è più in Gesù, di quanto i suoi seguaci pensano di lui. Ella descrisse il suo film come "un'Odissea spirituale" (Indian Current, 21 aprile 2002). È sorprendente che un recente sondaggio condotto dalla rivista Outlook in India, abbia scelto Madre Teresa come la più importante degli Indiani dai tempi dell'Indipendenza. Persino i nomi di Nehru e di Patel venivano dopo il suo. Il nome di Vajpayee era in fondo alla lista. "La sorpresa più grande era la posizione più alta conferita a Madre Teresa, la missionaria cristiana di origine albanese. Il Vaticano sta ancora cercando delle prove per concretizzare i miracoli a lei attribuiti. Quale miracolo più grande di quello delle persone istruite di un paese con predominanza indù che considerano Madre Teresa la più grande Indiana da quando abbiamo ottenuto la libertà?". (Khushwant Singh, in Sentinel, 21 agosto 2002). È opportuno ricordare che l'India le ha dato gli stessi onori al suo funerale che la nazione diede al Mahatma Gandhi. 9. Anguttara Nikaya I, 189. 10. Seiichi Yagi, in Asian Faces of Jesus, p. 36, Orbis, 1995. 11. Bikku Kassapa di Ampitiya (Sri Lanka) insegnava la concezione cristiana dell'altruismo alle classi di Dhamma la domenica pomeriggio, sottolineando in rosso i passaggi importanti sulla sua copia del Nuovo Testamento. Il venerabile Alutgama Dhammananda di Malwata Vihara, Kandy, era solito chiedere ad un prete cattolico negli anni '60 di parlare "del rinnegamento di sé nella vita di Cristo e nella Dhammapada", (M. Rodrigo, da Asian Faces of Jesus, p. 196, Orbis, 1995). 12. Solamente quelle persone e quelle comunità che sono guarite da dolorose memorie storiche (libere da complessi post-coloniali) alleviate dai malcontenti contemporanei, serene e certe che le mani di Dio guidino gli eventi umani, e totalmente dedicate alla causa dei Vangelo, potranno offrire un messaggio di cambiamento all'Asia di oggi. 13. "La testimonianza del martire risponde sia alla critica post-moderna dei metodi tradizionali di giustificazione, sia all'indifferenza post-moderna al concetto di verità" (K. J. Vanhoozer, da To Stake a Claim, p. 34, Orbis, 1999) "[…] I testimoni Cristiani non sono solo degli oratori, ma anche dei sofferenti. Questo era un tema ricorrente, nelle opere di Kierkegaard […] L'essere Cristiani si riconosce 'dalla oppressione che uno si trova a subire'"". "[…] La verità deve soffrire; la persecuzione di Cristo non fu accidentale" (ibid., p. 147). Vengono in mente Ie parole di Gesù: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12:32).
Ref.: OMNIS TERRA, n. 74, anno XXI, gennaio-marzo 2003, pp. 23-38. |