Antonietta
Potente
L’impatto
della tradizione latinoamericana sulla visione cristiana della
donna
Nessuno
sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di
questa mescolanza di razze,
di
questa storia di lance;
di
questo popolo amante del mais,
delle
feste al chiaro di luna;
del
popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Né lei
né io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo
tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo
di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
Danzeranno
sulle nostre corolle
Ci
feconderanno eternamente.
Vivremo
nel crepuscolo della gioia
Nell’alba
di tutti i giardini.
Presto
vedremo il giorno colmo di felicità
Le
imbarcazioni dei conquistatori allontanarci per sempre.
Sranno
nostro l’oro e le piume
Il
cacao e il mango l’essenza dei sacuanjoches.
Ci
ama non muore mai.
Gioconda
Belli, La Mujer habitada
Le
donne assomigliano alla storia dei popoli o la storia dei popoli è la
storia delle donne. Storie ecologiche delle biodiversità universali,
storie quotidiane delle cose; parti di lotte giornaliere per vivere,
ma anche feste, audaci tentativi di cambio di vita, di destino.
Mi costa molto entrare in questo terra; non trovo il nodo d'inizio
per incominciare a dipanare, sbrogliare questo gomitolo di lana
così aggrovigliato. Il tema è molto teorico; nessuna
di noi ha coscienza di aver creato un impatto sulla visione cristiana
della donna. Prima di tutto perché la visione cristiana
della donna non è così originale come a volte pensiamo.
Secondo,
perché mi si chiede di riflettere a partire dalla tradizione
latinoamericana, dove la stessa tradizione cristiana ha influenzato
moltissimo la visione di donna. Bisogna ammettere che i
coloni autoctoni della tradizione latinoamencana nella tradizione
cristiana sono ancora abbastanza pallidi, perché il
cristianesimo, in questo continente come in altri, si è solo
inserito, ma non è ancora rinato.
L'America
Latina è un universo immenso di storia, di vita e di morte.
Vulcani, laghi, montagne, pianure, mari, laghi, cieli ... come
scrive la scrittrice nicaraguese Gioconda Belli. Sono tempi frammentati,
diversi tra loro. Tradizioni più o meno inedite, la maggior
parte delle volte interpretate ma non rivelate pienamente; tradizioni
nelle quali resta come un gemito ciò che canta la scrittrice:
Né lei
né io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo
tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo
di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Allora,
mi domando che coca posso dire ai lettori, alle lettrici; che cosa
vorrebbero sapere? Perché associare tanti miti, tante storie:
la tradizione, le donne, l'America Latina, il cristianesimo?
Incomincerò ad
addentrarmi nel tema parte per parte, anche se il gomitolo continua
ad essere uno e a mantenere l'armonico e il complice laccio tra
le varie dimensioni delle problematiche umane, personali, storiche,
sociali o ecclesiali.
Tradizione:
tra l’inedito e l’ufficilaità
Per
iniziare questa breve memoria, mi piacerebbe fare alcune distinzioni.
Il problema gira attorno alla domanda: a che tipo di tradizione
ci riferiamo? Per non cadere in facili interpretazioni,
mi sembra importante dire che quando parliamo di tradizione dobbiamo
per lo meno distinguere due tipi di significati. C'è la
tradizione come insieme di valori, costumi, abitudini culturali
assume da un popolo e da una società. Un concetto generale,
più vicino alla sensibilità di una classe borghese
che all'universo culturale popolare o di base. Questa, potremmo
definirla una tradizione ufficiale. Ma vi è anche un altro
senso che possiamo dare aI termine. Tradizione come sensibilità,
vita implicita nella esperienza quotidiana dei popoli, degli individui,
uomini e donne. In questa, s'intrecciano aspetti del cosciente
e dell'inconscio, individuale e collettivo. È qualcosa che
si trasmette, si tramanda, si insegna, Iascia tracce, impronte
o semplicemente orme. Questa la potremmo chiamare una tradizione
inedita, soffiata all'orecchio o tramandata di bocca in bocca,
di mano in mano, di sguardo in sguardo.
Certamente
siamo tutti e tutte d'accordo nel dire che la tradizione
delle donne ha toni più simili a quelli delle tradizioni
inedite che a quelli della tradizione ufficiale. Non solo nei popoli
del Nord del mondo, ma anche nei popoli dei Sud. Le donne, infatti,
si muovono con complicità tra storia ufficiale e storia
inedita; fanno parte di un mito e di una costruzione, sono lo specchio
di sagome pensate da altri.
Dentro
la tradizione ufficiale, si articolano quelli che potremmo chiamare
i modelli, gli stereotipi. Modelli di donna: ogni cultura o società ha
i suoi e li conserva coscientemente o inconsciamente. È dunque
normale che il cristianesimo abbia i suoi che in alcuni momenti
storici hanno giocato un ruolo importante nella vita delle donne.
Da questi modelli più o meno sociologici o più o
meno religiosi, nasce e si coltiva la storia di molte donne. Ruoli,
immagini, comportamenti "etici", tutto si alimenta partendo
da questi paradigmi che la storia ha definito secondo la propria
semiotica.
Il
modello cristiano
Il
modello cristiano, dunque, non fu tanto differente, né originale.
La teologia e la spiritualità vi contribuirono con la loro
ermeneutica maschile e patriarcale. L'immagine di Maria, rifletteva
l’immagine che la storia voleva coltivare nella donna, ma
anche nel popoli: madre, sposa silenziosa e obbediente che si muove
solo intorno alla casa. Non approfondisco quest'aspetto che forse
potrebbe suonare quasi retorico, visto che già da anni — per
lo meno noi donne — abbiamo scoperto e criticato quest'immagine.
In
America Latina, Maria — e dunque la donna — a volte
assumerà colori spagnoli regali: i vestiti delle statue
non sono autoctoni, salvo che per alcuni esemplari di opere in
cui si vede un'influenza indigena. Il modello di donna cristiana è un
modello di come devono comportarsi le minoranze etniche, sociali,
religiose. Non importa se sono maggioranze numeriche, perché per
la cultura ufficiale sono minoranze. Maria serve per convincere
non solo le donne, ma tutti coloro che sono semplici e devono rimanere
semplici, cioè obbedienti, mansueti. In alcuni momenti,
quasi per consolarci, si dirà che il silenzio di Maria è eloquente
e che la sua fedeltà contribuì alla storia della
salvezza, ma l'importante fu plasmare le persone secondo un modello
che in realtà non ha una radice totalmente evangelica, ma
piuttosto culturale, sociale.
In
questo senso, la questione del genere si scoprirà sempre
più come costruzione sociale, anche se in alcuni
ambiti questo non si ammette. Chi scoprì questo furono proprio
le donne, le donne di tutto il mondo.
America
latina
Parlando
di storia latinoamericana dovremmo metterci d'accordo a quale tradizione
ci stiamo riferendo. La storia del continente è americana,
caribica, autoctona, negra, meticcia. Ci sono culture preispaniche,
c'è la donna dell'impero maya, incaico, c'è la tradizione
della donna raccontata dai cronisti, c'è la donna libera
delle isole e dei mari, la donna dei miti e della realtà,
la donna negra. Ci sono, fino ad oggi, le donne dei conquistatori,
ma anche la donna delle periferie, la donna intellettuale, la donna
contadina, ecc.
Rileggendo
la storia, è impossibile non ammettere il ruolo che hanno
giocato le donne nel cambiamento dei paradigmi sociali. Impossibile
negare un'azione constante per ritrovare il proprio spazio pubblico
nelle coordinate di una storia sempre pensata dagli stessi e da
pochi. Le donne a differenza d'altri gruppi esclusi dovettero
vivere duri impedimenti prima che le loro azioni fossero considerate
legittime, ma nessuno può dire che furono assenti. I limiti
che le culture hanno tracciato tra pubblico e privato, poco a poco
sono stati superati, così come la frattura dicotomica
tra il pensiero e l'azione, tra la teoria e la vita. Fu precisamente
il femminismo, come alcune donne scrivono, il motore principale
che dette la possibilità di dilatare questi spazi e questi
limiti: ciò che sta "fuori" — la strada,
la politica, l'economia, lo stato, la politica — e ciò che
sta "dentro" — la casa, l'intimità, la soggettività,
l'identità .... Non saprei dire se questo è latinoamericano
o è del Nord del mondo e non m' interessa saperlo.
Certamente
le donne del Nord del mondo hanno fatto storia e hanno avuto
la possibilità di fare eloquenti sintesi teoriche politiche
e pratiche. Ma ciò che interessa è che tutte le donne
sono in rete e dalla storia delle donne impariamo — anche
se con difficoltà — una storia di solidarietà.
Certamente,
lo spazio latinoamericano è uno spazio di rilettura, come
sempre una rilettura contestuale, storica, relazionata con le situazioni
reali della vita della gente. L'impatto si verifica per la fedeltà a
contesti e situazioni reali, e non solo per sistematizzazioni teoriche.
L'impatto è la realtà delle donne, i loro successi,
le loro conquiste dentro gli spazi quotidiani. Limpatto è la
capacità ermeneutica delle donne intellettuali, ma anche
la capacità di raccogliere la vita reale delle donne a farla
diventare tradizione o criterio ermeneutico necessario. È la
memoria viva di tante donne che in America Latina continua ad essere
coscienza critica e denuncia. Ma sono anche sapienze ancestrali,
mantenute occulte, segrete, che solo si lasciano intravedere nei
propri spazi culturali. Sono le dimensioni vive della vita,
la capacità di solidarizzare tra donne, soprattutto, per
sentire che in fondo c' è una storia comune.
La
storia non è molto benevola con le minoranze o con ciò che
considera come minoranze. La cultura stimmatizza questa mancanza
di benevolenza e qualcuno la assume e la propaga come una dottrina.
L'impatto della tradizione latinoamericana è un impatto
di reale liberazione, di possibilità di vita che sprizza
dai suoi pori il sogno della dignità. Ma l'impatto teorico è ancora
lontano, soprattutto negli ambiti ecclesiali o dottrinali. È la
nostra capacità di osare che causa impatto, la nostra capacità di
continuare il cammino. È la nostra capacità di gioire
tra di noi che ci aiuta a leggerci in un altro modo, ma anche a
leggere in un altro modo la storia passata e il presente. La storia
latinoamericana è una storia di disobbedienza e anche quella
delle donne.
È un
impatto nella vita reale, nei fatti: piccoli racconti di donne
educate per sposarsi e per servire mariti, figli, casa, cucina,
Chiesa, Dio.... Donne soggette al marchio ristretto della logica
formale. Ma sono, le stesse donne, depositarie di una sapienza
anteriore a tutte le rivoluzioni emancipatrici. Nella logica di
un contesto quasi monotono nascono, per secoli, personalità differenti
e complici con la vita: ombre che continuamente eclissano gli uomini
e le loro noiosissime istituzioni: ombre che si muovono in complicità con
il sogno: trame sottili per recuperare dignità e farla recuperare.
Ma non è così nella vigente visione "cristiana" della
donna. ancora rivestita da tanti miti. Esiste una rilettura teologica
delle donne latinoamericane, ma nella Chiesa non esiste alcuna
voglia di cambiare la prospettiva sulla donna. Influire su un modello
di donna cristiana significherebbe influire su un modello di Chiesa,
di comunità: cioè uscire dal circolo esclusivo che
il movimento gerarchico della vita genera ed entrare in una spirale,
in una danza delle persone e delle strutture.
Appunti
in margine
Sto
scrivendo con i miei occhi disse Frida Khalo, artista, pittrice
messicana: e scrivere con gli occhi è scrivere in un altro
modo. Certamente, lo spazio latinoamericano è ancora oggi
uno spazio alternativo, ma soprattutto perché ha voglia
di vivere in un altro modo, soprattutto perché i suoi
occhi disegnano sogni differenti che non si sono perduti solo
perché sono venuti meno le rivoluzioni o i cambiamenti
sociopolitici sperati. Noi donne abbiamo un'altra strategia,
ma certamente non è una strategia ufficiale, anche se,
probabilmente, qualora riuscissimo a farla provare, innamorerebbe
molti, donne, uomini e animali. È la strategia che ci
aiutò a tessere le trame delle relazioni che non si dividono
tra pubbliche e private, comunitarie e individuali. Sono relazioni
che servono per vivere e le relazioni che servono per vivere
certamente sono politiche, sociali economiche, ma anche affettive,
intime, profondamente umane, ecologiche e ambientali.
Allora,
una domanda: esiste spazio per tutte queste dimensioni e per il
loro più intimo e armonico gioco nella tradizione cristiana?
Ma anche: esiste spazio per tutte queste dimensioni con rispetto
alla visione della Chiesa e di Dio?
Se
c'è ancora spazio, o desiderio che questi spazi si intreccino
e si estendano, allora ci sarà spazio anche per un possibile
impatto — tracce, orme, segni — che le donne lasciano
lungo la storia. Ma questo lo devono sapere soprattutto la teologia
e la Chiesa, che sono le due realtà che più gestiscono
la visione cristiana della donna.
Non
si tratta solamente di sostituire modelli, ma di continuare a pensare
alla possibilità di una stona che può esistere perché si
trasforma, cambia.
Noi
la storia la scriviamo con gli occhi, direbbe Clarissa Pinkola
riferendosi alle donne dell'Africa, o con la risata, direbbe la
Bibbia riferendosi a Sara, la sposa di Abramo, e al suo ridere
irriverente e ardito (Gen 18,12).
La
storia la scriviamo in un altro modo e quest'altro modo lo s'inventa
tutti i giorni, perché la situazione cambia e i modelli
lasciano semplici contorni.
Noi
la storia la scriviamo a partire dalla realtà, perché la
realtà ci cambia mentre cambia con noi. Il cristianesimo
ha troppi modelli fissi per potersi plasmare e plasmarsi insieme
alla vita che è urgenza storica e soteriologia reale, di
tutte e di tutti, in ogni continente.
Nota
Antonietta
Potente, nata in Liguria nel 1958, è teologa domenicana.
Dopo aver conseguito il dottorato, ha insegnato teologia morale
a Roma e Firenze; dal 1994 vive in Bolivia e insegna a Cochabamba
a La Paz. Ha pubblicato presso il CIPAX di Roma: Un tessuto
di mille colori. Differenze di genere, di cultura e di religione (1999); Sapienza
quotidiana. Una lettura del Qoèlet dal Sud del mondo (2000); Gli
amici e le amiche di Dio: Benedetto. Francesco, Domenico e le donne
che hanno condiviso la loro ispirazione (2000);
Raccogliere
i frammenti. Dalla teologia missionaria alla teologia contestuale (1996); La
religiosità della vita. Una proposta alternativa per
abitare la storia (2004).
--------------
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Ref.: Ad
Gentes, Teologia ed antropologia della missione, anno 9,
n. 1, primo semestre 2005, pp. 81-87.