| Henri Teissier - (Arcivescovo di Algeri)
Non è mio compito ricostruire la storia storia del Pisai1; vorrei, invece, ripercorrere questi 50 anni per notare come si è approfondita la relazione islamo-cristiana e per riflettere sul suo significato. Mi si perdonerà se per questa rilettura privilegio gli avvenimenti e le persone che ho avuto modo di incontrare. In questi 50 anni, anche a me è stato dato di riscoprire la rinascita della relazione islamo-cristiana e di vivere in essa la mia vocazione personale e i compiti che nella Chiesa d'Algeria, prima il Cardinale Duval e poi gli avvenimenti, spesso drammatici, mi hanno assegnato. Darò più spazio a quanto riguarda il bacino mediterraneo e l'Europa occidentale: preferisco parlare degli sforzi che ho potuto conoscere personalmente, più che tentare una rassegna enciclopedica.
Il tempo delle preparazioni A dire il vero, si dovrebbe risalire alle radici dello sviluppo contemporaneo della relazione islamo-cristiana e parlare anche di quanto è avvenuto prima degli ultimi 50 anni: basti evocare i nomi di alcuni notevoli personalità della prima metà del secolo, come Asin Palacios, il card. Tisserand, Louis Massignon. Ma, stando al periodo che coincide con la storia del Pisai, possiamo parlare di una prima tappa, che va dal 1950 alla pubblicazione del decreto nostra aetate e alla fine del Concilio (1965). La seconda tappa ci condurrà dal 1965 al 2000. Ponendomi nella prospettiva cristiana, vorrei soffermarmi, per la prima tappa, su tre livelli di lavoro: la riflessione teologica, la ricerca islamologica, l'impegno islamo-cristiano per la verità, la giustizia e la pace.
La ricerca teologica Agli inizi degli anni Cinquanta, iniziavo I miei studi teologici all'Institut catholique de Paris. Qui ho incontrato il pensiero di teologi che hanno avuto un ruolo importante nell'apertura di orizzonti dei cristiani. Il primo è stato il Padre Jean Daniélou, fondatore del Cerche St Jean-Baptiste, di cui mi ha affidato, per qualche tempo, l'animazione del gruppo di riflessione islamo-cristiana. La teologia cattolica aveva, per troppo tempo, limitato la sua attenzione solamente ai doni che Dio faceva ai Cattolici. Perchè si potesse sviluppare un vero incontro islamo-cristiano, occorreva una nuova lettura teologica della situazione, davanti a Dio, del credente musulmano. In una visione che troppo spesso divideva il mondo tra fedeli e infedeli, era impossibile sviluppare una relazione rispettosa tra cristiani e musulmani. P. Daniélou ha messo in opera, in diversi suoi scritti, un'intuizione feconda: cercava di scoprire il dono di Dio oltre I limiti del popolo cristiano visibile. Attirando l'attenzione del lettore cristiano della Bibbia su personaggi enigmatici non appartenenti al popolo ebreo, come Melchisedek, Giobbe, la regina di Saba… preparava a cercare i doni di Dio anche nella vita dei credenti delle altre religioni, e dunque anche dell'islam. Per un avanzamento teologico occorreva, tuttavia, una ricerca più profonda. Venne intrapresa da p. Henri de Lubac e poi, ancora più profondamente, da P. Karl Rahner. Per molto tempo la teologia aveva distinto radicalmente gli atti umani ispirati da Dio (detti "soprannaturali") e quelli dell'uomo lasciato alle sue forze (detti "naturali"). de Lubac e Rahner seppero mostrare che in realtà ogni coscienza umana è sollecitata, dal di dentro, dagli appelli di Dio. In astratto, si può distinguere tra naturale e soprannaturale; ma nell'esistenza umana concreta, non si hanno che uomini che si trovano tra la propria libertà personale e la chiamata di Dio. La teologia cristiana prese, allora, l'abitudine di scoprire l'azione di Dio nel cuore della fedeltà dei non cristiani. Le prospettive aperte da queste ricerche troveranno pieno sviluppo nelle opere successive dei due teologi, ma la loro riflessione e di molti altri avrannoun posto importante nella preparazione dei temi del concilio in merito al nostro tema. Una nuova visione cristiana dei non cristiani è stata determinante per un approccio nuovo dell'incontro. In questo periodo, su un paino meno teologico, vennero proposti alcuni tentativi di situare l'islam nella storia della salvezza come è letta dai cristiani. Non si trattava più di una teologia delle religioni, ma d'una riflessione spirituale direttamente centrata sull'islam. Un piccolo libro di P. Charles Ledit, Mahomet, Israël et le Christ, pur non avendo pretese scientifiche, provocò un dibattito: come vedere, spiritualmente, la nascita e lo sviluppo dell'islam nella prospettiva cristiana della storia della salvezza? Nello stesso tempo un prete libanense maronita, Yoakim Moubarac, cercava a sua volta una nuova collocazione teologica dell'islam, con lo studio Abraham dans le Coran. La stessa volontà di valorizzare il patrimonio musulmano trovava espressione, in Italia, nei primi lavori del francescano Basetti Sani. Su un piano più teologico, il P. Caspar cercava di evidenziare la domensione soprannaturale della fede e della ricerca religiosa dei musulmani. S'annunciava una ricerca che si proponeva di dare un posto all'islam nella storia della salvezza. Era il segno d'una attenzione positiva nei confronti del patrimonio spirituale dell'islam. Le questioni allora poste rimangono tuttora aperte e non hanno ancora trovato una risposta cristiana teologicamente motivata. Gli islamologi Gli anni 1950-1965 sono anche un periodo di eccezionale rinnovamento della produzione, da parte cristiana, di opere sull'islam. Domina la figura di Louis Gardet. Nel 1948, con Georges Anawati, aveva scritto L'Introduction à la théologie musulmane ; nel 1954 pubblica La cité musulmane, che diventerà un classico della rilfessione sull'islam: il Piccolo Fratello accosta la cultura musulmana con tale rigore e rispetto che le sue opere saranno testi di riferimento per gli stessi musulmani, che ne faranno la traduzione in arabo. Con Gardet e Anawati, i cristiani erano guidati ad una scoperta dell'islam, che portava a capire le sue categorie a partire dall'interno stesso della tradizione musulmana. Ricordiamo anche, in questo tempo, gli scritti di Pareja, di Watt e di Caspar, i cui risultati saranno pubblicati più tardi. Su un paino più spirituale, va ricordato il libro di Jean-Mohammed Abd el-Jalil, marocchino diventato cristiano: Aspects intérieurs de l'islam. Per molti cristiani della mia generazione è stato il testo che ci ha introdotti a una scoperta rispettosa e spirituale dei valori profondi dell'islam. Già dagli inizi del secolo Louis Massignon aveva compiuto lo stesso sforzo, ma si era fondato sullo studio di una tendenza molto specifica del patimonio spirituale dell'islam, quella del sufismo attraverso El Hallaj. Mentre Abd el Jalil introduceva al messaggio spirituale espresso nella vita del credente ordinario e attraverso le prescrizioni quotidiane dell'islam. Gli impegni per la verità, la giustizia e la pace La trasformazione delle relazioni islamo-cristiane non è stata il risultato solamente delle evoluzioni della teologia e dell'islamologia cristiana. Un ruolo forse ancora più importante l'ha avuto l'impegno reciproco per la verità, la giustizia e la pace. E' all'interno di questo impegno, portato avanti insieme, che, a poco a poco, è cresciuta una nuova fiducia tra cristiani e musulmani. Nel Medio Oriente, già le lotte nazionali del 19° secolo avevano avvicinato cristiani e musulmani della Nahda che avevano lavorato insieme per risuscitare la nazione e la cultura araba, schiacciate dal potere ottomano. Lo stesso avvenne agli inizi del 20° secolo, con le attività contro il giogo coloniale: per esempio in Egitto, con il Wafd in cui si univano copti e musulmani; o in Siria e in Libano, per la nascita degli stati indipendenti. Nel Maghreb, negli anni Cinquanta, l'azione comune per la dignità delle popolazioni dell'islam aveva una qualifica specifica: metteva insieme cristiani europei e arabi maghrebini. In Algeria, per esempio, la collaborazione per la difesa dei diritti umani della comunità musulmana trovava un'espressione simbolica nella figura di Mons. Duval, attorniato da molti altri. Segnalo, anche su latri terreni in cui l'azione islamo-cristiana non ha cessato di portare i suoi frutti: la Palestina, che coinvolge cristiani e musulmani nella lotta per i loro diritti: e i paesi dell'immigrazione in Europa, dove cristiani e musulmani sono impegnati insieme per i diritti delle persone, delle famiglie e delle comunità. Un uomo come P. Henri le Masne, a Lyon, è da 50 anni rappresentativo di questo impegno. Ma più ampiamente, oltre il piano politico, in quasi tutti i paesi musulmani, c'è stato un esteso impegno sociale ed educativo presso i musulmani, particolarmente attraverso le scuole, in cui gli alunni musulmani erano sempre più numerosi. Il Concilio proporrà nel 1965 nuove prospettive per le relazioni con i non-cristiani nella nostra aetate, motivate teologicamente da Lumen Gentium, Ad Gentes e Dignitatis Humanae. Ma questo rinnovamento era stato preparato da quasi un secolo. Il Cardinale Lavigerie aveva fondato i Padri Bianchi nel 1869 e le Suore Bianche nel 1870 per un lavoro pastorale consacrato ai musulmani. Il P. De Foucauld si installava a Beni Abbès nel 1901, il P. Voillaume fondava I Piccoli Fratelli nel 1932 a El Abiodh Sidi Sheiks e Suor Maddalena apriva la prima fraternità delle Piccole Sorelle nel 1939 a Touggourt. Massignon aveva fondato la Badalyya al Cairo nel 1947. Ciascuna di queste correnti spirituali o missionarie dava il suo contributo di impegno per far sì che I musulmani e l'islam fossero trattati con rispetto, a causa del Vangelo, e della fraternità universale che esso implica. Molti personaggi o correnti di pensiero citate contribuiranno alla riflessione del Concilio sull'islam e sulle altre religioni.
ILTEMPO DELLA MATURAZIONE Con Ia Nostra Aetate del Concilio, s'apre un nuovo campo per l'azione non solo della chiesa cattolica, ma anche del Consiglio ecumenico delle chiese e di alcune chiese del Medio Oriente. Ai tre capitoli, come nella fase precedente, ora dobbiamo aggiungere anche il ruolo dei congressi e delle strutture di relazione islamo-cristiana. La rilfessione teologica dal 1965 al 2000 Possiamo aprire il periodo post-conciliare con due piccoli libri, più spirituali che teologici, ma che indicano bene la direzione che avrà la riflessione degli attori dell'incontro islamo-cristiano: Nous avons partagé le pain et le sel (1965) e Prêtre des non chrétiens (1968) di P. Serge de Beaurecueil. La riflessione nasceva da un vero incontro del cristiano con i partners musulmani. In campo cattolico, il Segretariato per il dialogo con i non-cristiani, presto chiamato Consiglio pontificio per il dialogo interreligioso, avrà un garnde influsso sulla riflessione teologica, specialmente per mezzo del suo Bulletin. Mons. Rossano ha avuto un posto notevole in questo impegno. Vanno segnalati, in particolare, gli Orientamenti per il dialogo islamo-cristiano (1a edizione 1970; 2a ed. Riveduta ed ampliata da P. Borrmans, 1981). Ci si avviava verso una nuova teologia della missione con due documenti successivi, Dialogo e missione (1984) e Dialogo e annuncio (1991). Occorreva aprire lo sguardo cristiano alle altre religioni con un nuovo approccio teologico. Il consiglio ecumenico delle chiese compiva uno sforzo analogo con il documento Unità per il dialogo con le religioni (1974) e altri testi. Diverse chiese locali si impegnavano nella stessa direzione: ad esempio, le conferenze dei vescovi cattolici dell'India e dell'Africa del Nord. La rivista Islamochristiana del Pisai contribuiva alla ricerca con numerosi articoli di riflessione teologica, a partire da P. Gélot: suo è l'articolo, nel 2° numero: Verso una teologia cristiana delle religioni non cristiane. Ma ben presto questa riflessione ha oltrepassato la cerchia del Consiglio pontificio per il dialogo. Il Papa, innanzitutto, in varie encicliche, offriva elementi sul tema, in particolare nella Redemptoris missio. I teologi cattolici e protestanti moltiplicavano gli studi: Dupuis, Panikkar, Küng, Knittel, Hick, Fries, Geffré, Doré.… In diverse università cattoliche sorsero Istituti di scienza e di teologia delle religioni: ad esempio, a Parigi, Beyrouth, Marsiglia. Alcuni pubblicano anche una rivista specializzata, (come Chemins de dialogue a Marsiglia). Anche la Commissione teologica internazionale ha pubblicato, nel 1996, una riflessione: Il cristiainesimo e le religioni. Notiamo l'importanza del cammino percorso: ormai sono l'intera chiesa cattolica e le altre chiese, ciascuna secondo la problematica sua propria, a sentire la necessità di posizionarsi nei confronti delle altre religioni. Ma va detto che si tratta ancora di uno sforzo verso l'insieme delle religioni, non specificatamente verso l'islam. La riflessione propriamente teologica sul posto dell'islam come tale nella storia della salvezza non ha fatto molti progressi in questo periodo, salvo nel quadro dei lavori del Gric (troupe de recherches islamo-chrétien, fondato nel 1977 a Tunisi dal P. Robert Caspar) e in alcuni discorsi del Papa, in occasione delle visite nei paesi musulmani. Il lavoro degli islamologi cristiani Anche gli islamologi lavoravano intensamente in questo periodo. Ai precedenti autori (Gardet pubblica due grandi opere, Dieu et la destinée de l'homme e soprattutto L'Islam, religion et communauté) si aggiunge il contributo di una nuova generazione di ricercatori: R. Arnaldez, D. Masson, J. Jomier, Mgr. Khodr, C. Troll, k. Cragg, P. Nwiya, M. Allard e molti altri. Vanno segnalati I ricercatori legati al Pisai, come Borrmans, R. Caspar, A. Ferré, M. Fitzerald, M. Lagarde, E. Renaud, G. Scattolin. Al Pisai si devono molte iniziative e pubblicazioni, quali Études arabes, Encounter (con i suoi equivalenti in molti paesi, ad es. Se comprendre a Parigi). Sorto in stretto legame con il Pisai, è il Gric di P. Caspar, dove universitari cristiani e musulmani preparano, con rispetto reciproco e apertura di spirito, opere in cui si esprimono sullo stesso tema. Segnaliamo l'azione di P. Michel Lelong, che, dopo il suo primo libro J'ai rencontré l'Islam, ha continuato a proporre una riflessione che integra temi delle due tradizioni, cristiana e musulmana. Nello stesso spirito ha scritto Christian Delorme, con il suo partner marocchino, Nous avons tant de choses à nous dire. Va detto però che manca ancora, anche in questa ampia produzione, una visione cristiana della storia della salvezza che metta a fuoco il ruolo che l'islam ha e vuole avere. E' un campo di lavoro teologico tuttora aperto. A prepararlo non sono solo glis critti degli islamologi, ma anche le solidarietà profonde che si creano nelle collaborazioni quotidiane per la giustizia e la pace, di cui diremo. Elementi di riflessione sull'islam ci sono offerti anche su un piano più spirituale, da libri come quelli di G. Jeusset, M. Garau, H. Sanson, J.M. Gaudeul. Il Pisai da oltre 30 anni anima le Giornate romane, che ogni due anni fanno incontrare cristiani che riflettono sulla propria vocazione di "vivere in dialogo" con i musulmani. E' con questo spirito che ho scritto Église en islam, nel 1985. Un vertice di questa riflessione spirituale è costituito dagli scritti di P. Christian de Chergé e dalle altre vittime del dramma algerino. L'impegno per la verità, la pace e la giustizia Cristiani e musulmani sono nel mondo le due comunità più grandi di credenti. Tra minoranze e maggioranze, le tensioni e anche i conflitti sono inevitabili e hanno segnatole relazioni tra cristiani e musulmani in molti paesi. Anche le lotte politiche come quelle dell'Afghanistan contro l'Unione Sovietica, di Israele contro I Palestinesi, l'Irak e la coalizione organizzata dagli USA, hanno avuto forti ripercussioni sulla relazione islamo-cristiana. In molte situazioni di conflitto, il Papa o il consiglio ecumenico hanno preso delle posizioni atte a servire la riconciliazione, ma… i fatti sono testardi. Le concertazioni al vertice non sopprimono certo le difficoltà locali, ma possono facilitare la ricerca delle loro soluzioni. I conflitti mondiali, come pure le tensioni negli ambienti musulmani d'immigrazione europea, rendono evidente la necessità di un impegno permanente per la giustizia e la pace, dovunque nel mondo, tra cristiani e musulmani. Le attuali pressioni economiche e politiche del Nord nie confronti del Sud, come la globalizzazione economica e culturale, pongono nuovi motivi di tensione e hanno il loro peso nelle ripercussioni identitarie, di cui la forma islamica violenta è la più palese. Per evitare il deteriorarsi delle relazioni in questi ambiti, è necessario si creino delle relazioni regolari a livello dei responsabili delle due comunità, cristiana e musulmana. Strutture di incontro Dopo il concilio, si sono moltiplicati gli incontri islamo-cristiani. Ogni grande regione ha creato occasioni di incontro. Da parte cattolica, spesso sono legati ai viaggi del Papa: celebre l'incontro di Casablanca nel 1985, con 80mila giovani. L'Institut d'études islamo-chrétiennes di Beyrouth ha pubblicato nel 1997 uno strumento di lavoro con tutti i comunicati finali di questi incontri e ogni anno Islamochristiana del Pisai presenta i testi più significativi. Una nuova tappa significativa è stata la creazione di strutture ufficiali di relazioni tra cristiani e musulmani. Le più importanti sono due: gli incontri regolari tra il Consiglio pontificio per il dialogo e gli organismi musulmani internazionali; e gli incontri dello stesso Consiglio con l'Università di El Azhar. Ci sono anche scambi regolari di professori tra la Gregoriana e facoltà musulmane di teologia. In moltipaesi sono state create delle strutture permanenti di dialogo a livello nazionale (Egitto, Francia, Spagna…). Numerose chiese europee hanno anche awiato strutture per la promozione del dialogo e l' apertura delle comunità cristiane alla presenza musulmana (Segretariati per le relazioni con l'islam). Se a questi sforzi si aggiungono anche quelli rivolti ad ottenere una presentazione obiettiva dell'islam nell'insegnamento cristiano e nei mass media cristiani, appare un bilancio impressionante del cammino fatto in questi anni. CONCLUSIONE A livello teologico, già abbiamo fatto notare come la notevole riflessione teologica di questi anni prende in considerazione le religioni in generale, ma non ha ancora maturato una nuova visione cristiana dell'islam come tale. Ora è chiaro che la religione musulmana è in una situazione specifica, data la sua particolare relazione con le tradizioni bibliche giudaica e cristiana. La produzione islamologica ha compiuto sforzi importanti, che hanno reso possibile ai cristiani di scoprire la ricchezza del patrimonio musulmano. Il primo segno d'amore consiste nel cogliere il musulmano il più possibile come lui stesso si coglie. Ma questi studi, per quanto siano importanti, non possono produrre tutti i loro frutti se non c'è un comune impegno dei cristiani e dei musulmani per fare la verità, la giustizia e la pace. Impegni comuni sono già stati realizzati in tutti i continenti, nelle eituazioni più diverse, dalla decolonizzazione all'immigrazione musulmana in Europa. Devono proseguire, perché awicinano le persone e favoriscono il sorgere di amicizie radicate nelle lotte portate avanti insieme. Ma occorre anche che a livello dei responsabili delle due comunità si crei gradualmente un clima di fiducia. Le tensioni locali non troveranno una soluzione pacifica se i responsabili nazionali e internazionali delle due religioni non sanno creare una vera volontà di comprensione e di collaborazione per la giustizia e la pace: i colloqui islamo-cristiani già hanno reso possibili passi importanti, ma molto resta da fare, tanti sono i pregiudizi e gli ambiti di tensione. Il messaggio di mons. Pierrè Claverie è esemplare nell'insistenza appassionata perché il dialogo islamo-cristiano sia costruito sull'impegno concreto in favore dell'uomo.2 Segnalo un ultimo ambito delle relazioni islamo-cristiane: la condivisione delle esperienze spirituali. Per raggiungere questo livello occorre un forte clima di reciproca fiducia e conoscenza, ma ci sono iniziative in merito, ad esempio da parte dei Focolari o di altri gruppi. La relazione spirituale era il terreno preferito di Frère Christian e dei monaci di Tibhirine. Indubbiamente, un lungo percorso ci sta ancora davanti. Ma dobbiamo continuare il cammino con fiducia: negli ultimi 50 anni abbiamo compiuto un tratto di strada maggiore di quello dei 14 secoli precedenti. Note 1. Pisai (Pontificio istituto di studi arabi e d'islamistica, Roma). 2. Cfr. Le vie del dialogo secondo Pierre Claverie, in Missione Oggi, aprile 2001, pp. 29-32.
Ref.: Missione OGGI (Annuncio, dialogo, liberazione), aprile 2002. Traduzione e riduzione a cura di Meo Elia.
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