Mario Chiaro
Missione Universale
(Convegno missionario USMI-PUM)


II consueto appuntamento del Convegno missionario Usmi-Pum (Roma, 15-18 marzo 2001) ha cercato di identificare quale tipo di presenza, quali stili di vita, quali priorità chiede la Chiesa, oggi, alle consacrate per la missione universale, affinché vivano "con nuovo slancio apostolico" la propria identità.

Circa 130 religiose si sono ritrovate nel consueto appuntamento del convegno di animazione missionaria. organizzato da Usmi e Pontificia Unione missionaria (Pum). Come ha opportunamente sottolineato — nel suo saluto iniziale — mons. Andreozzi, direttore dell'Ufficio nazionale per la cooperazione tra le chiese, il convegno è espressione di un cammino di sinergia tra i soggetti impegnati sul fronte missionario. In un contesto globalizzato appare dunque più che mai necessario non apparire come corpi isolati: è necessaria una stagione di dialogo in vista di una comune strategia, che già sta mettendo in relazione soggeti quali la CEI, le Pontificie opere missionarie (Pom) e iI Centro unitario per la cooperazione missionaria (Cum). In questo processo le religiose stanno già dando un prezioso apporto sia a livello dei centri missionari diocesani, sia nel servizio alla cooperazione missionaria nelle Chiese locali.

15.000 i consacrati, italiani nel mondo, di cui quasi 9.000 religiose: già questo dato la dice lunga sulla necessità di dare la parola a queste donne che spendono la vita nel far crescere il regno di Dio nella storia. Consacrate per la missione universale: fiduciose, intraprendenti, creative: questo il titolo del convegno tenutosi di recente presso la Pontificia universitá urbaniana. Sr. Giusy Sozza, AMSS, incaricata Usmi-Pum per le religiose, ha spiegato quei tre aggettivi per contrassegnare l'impegno delle consacrate in missione.

Intraprendenti, perché capaci di superare chiusure mentali e passive abitudini, per porre attenzione all'opera incessante dello Spirito; creative perché ricercatrici di nuovi linguaggi e strategie per essere "lievito" con piú evangeIiche modalità di presenza e di azione nel mondo: fiduciose, perché consapevoli che solo il non contare sulle nostre capacità umane permette al Risorto di portare a compimento la storia di salvezza.

La Chiesa interpella le Religiose

Con questo orizzonte il Convegno si è sviluppato — a partire da una riflessione biblica, particolarmente apprezzata, di Donatella Scaiola (docente presso le universitá Urbaniana e Gregoriana di Roma) — su due relazioni centrali e diverse riflessioni che hanno permesso un discernimento sia sulla missionarietá nell'impegno quotidiano, sia sull'uso degli strumenti di comunicazione sociale.

II vescovo mons. Flavio Carraro, Presidente della Commisione episcopale per la cooperazione missionaria tra le chiese, con stile narrativo ha messo in rilievo luci e ombre dell'attuale situazione culturale e spirituale. Dopo aver sottolineato i segni costituiti dai "martiri missionari" e dal fenomeno del laicato missionario, egli ha indicato alcuni atteggiamenti dell'evangelizzare: vivere sull'attenti e in marcia con l'ansia di far conoscere iI volto di Dio rivelato da Gesú, vivere l'annuncio esplicito di Gesù Cristo nella carità, annunciare con parole e opere agli immigrati anche musulmani. Ma soprattutto ha tratteggiato l'esigenza di nuova spiritualitá, cristologica e legata alla Chiesa locale, missionaria e Mariana. Una serie di input ben recepiti dall'assemblea, che ha subito dimostrato una precisa consapevolezza dei processi socio-economici in atto e l'esigenza di una evangelizzazione che sappia toccare Ie radici dei processi di impoverimento ed emarginazione di molte popolazioni, frutto dell'ingiustizia dei paesi ricchi.

Emerge subito un profilo di consacrata come discepola "buona" del Signore, cioè donna che senza gesti clamorosi cerca di non andare oltre le proprie possibilità ma fa ció che è in suo potere con tutta se stessa, con originalitá, dedizione e disinteresse, lasciandosi trascinare da Gesù nel suo dinamismo spirituale che porta a esercitare soprattutto un amore incondizionato verso i poveri.

Suor Campostrini é andata ancor più in profondità, delineando il volto dell'animatrice che fa prendere coscienza della evangelizzazione presso tutte le genti. Animazione missionaria e, più precisamente, quell'azione pastorale per aprire alla missione universale le persone, le istituzioni e le comunità cristiane della Chiesa locale. Si tratta di sollecitare e stimolare una coscienza affettiva, effettiva ed attiva della missione ad gentes, costitutiva della vera identitá cristiana. Un'animazione che ha dunque per obiettivo l'orientamento di tutto il corpo ecclesiale alla cooperazione missionaria. La consacrazione religiosa rivela la sua natura più profonda proprio in relazione all missionarietá: "La consacrazione — ha affermato suor Campostrini, basandosi anche sull' Esortazione apostolica Vita consacrata — é la prima forma dell'Apostolato e pertanto richiede uno stile di vita conseguente. Si tratta, in primo luogo di seguire Cristo imitandone la missione". Il fine della consacrazione, forma di "radicalizzazione" del battesimo, è I'invio al mondo.

Donne per il Regno

La missionaria comboniana si é soffermata poi suI fatto che "la donna può esprimere il suo sacerdozio battesimaIe come una missione orientata al servizio del Regno … come lievito che fa crescere gli altri. Si tratta di sentire la propria femminilitá in relazione al Regno". La consacrata parte da Cristo e va verso il mondo, passando necessariamente attraverso la sua comunità locale. Infatti una vita di comunione, che non si apre alla missione, é ambigua, una missione che non é vivificata dalla comunione, è equivoca.

Il mondo lo salva Dio e perciò le religiose sono chiamate a offrire la testimonianza che è Lui il salvatore. Di fronte a questo impallidisce ció che abbiamo: competenze, lauree, fede, esperienze.

In aggiunta, come sottolinea uno slogan, usato in tempi di globalizzazione, occorre che le consacrate oggi pensino a dimensione universale e si impegnino a livello locale. Se si alimenta l'intimità con il Signore e la comunione con le sue preoccupazioni universali, le urgenze di casa nostra non ci faranno dimenticare i lontani, anzi li sentiremo ancora più prossimi a noi.

Occorre però ripensare nuovi modelli pastorali. La relatrice ha offerto alcune piste per fare discernimento sulle strutture. Innanzitutto va superato I'individualismo religioso, privilegiando il lavoro di équipe ed elaborando un piano unitario con forme di collaboraziohne tra le varie forze missionarie in campo, anche laicali. Quindi va rinnovato lo stile di vita secondo Cristo, assumendo posizioni coraggiose e profetiche di fronte alla corruzione del potere politico o economico, non cercando gloria e beni materiali ma realizzando prassi liberatrici e di umanizzazione della convivenza.

Infine è necessario impegnarsi per una più netta identitá religiosa della donna: con Ia serena consapevolezza di essere pienamente identificata con la propria vocazione; con l'impegno a una formazione seria e attenta in collaborazione con i Iaici, con la presa d'aatto di essere spesso vissuti in una cultura dell'esclusione piuttosto che in quella dell'accoglienza, e quindi con I'impellente necessità di educare tutto il popolo di Dio ad andare oltre i nazionalismi tenendo insieme inculturazione ed identitá.

Donne al servizio della Fede

L'obiettivo fondamentale dell'animatrice missionaria appare comunque essere quello di far nascere una fede che non c'è. Seguendo lo stile generativo di Gesù per ripensare radicalmente la missione: profeti di chi annuncia il regno di misericordia, di pace e di perdono: interpreti della storia per darle speranza; testimoni di un Dio che si presenta come ospite, che non forza e serve nella misericordia.

In questo sforzo rinnovato di comunicazione del Vangelo, gli strumenti di comunicazione sociale diventano mezzi di rinnovamento del linguaggio religioso senza svuotarlo di contenuti. Forse mai come oggi la Chiesa parla tanto, eppure trova tanta difficoltà a farsi ascoltare, Perché? Parla in modo comprensibile, coinvolgente e convincente? Le donne impegnate nella evangelizzazione non possono non interrogarsi sulla comunicazione ecclesiale, intesa come valore in sé e non soltanto come un corredo strumentale della pastorale.

Nel Convegno è stato offerto un quasi-decalogo di consigli da praticare nell'ambito di una missione ad gentes in trasformazione a causa dei cambiamenti della comunicazione, che incidono in modo nuovo sui rapporti tra la chiesa e il mondo:

-accogliere e comprendere il valore della comunicazione umana con tutti;

-acquisire un atteggiamento attivo verso i mass media, affinando capacità critiche:

-studiare le caratteristiche e i linguaggi, in particolar modo il linguaggio delle immagini;

- comprendere le capacità estetiche ulilizzate nella comunicazione;

-individuare il ruolo da assegnare a ogni strumento di comunicazione;

-conoscere i principali meccanismi da cui possono dipendere i processi di produzione e distribuzione di giornali, rotocalchi, films, trasmissioni radio-televisive;

- attuare un processo graduale di formazione che tenga conto della crescita per etá;

-imparare a ricevere i molti messaggi senza essere sopraffatti;

- vivere i mass media come strumenti di dialogo, anche se sono responsabili di disturbi relazionali.

Le molte voci del Convegno hanno espresso alcuni elementi di convergenza.sintetizzati nell'icona biblica dell'unzione di Betania, proposta all'inizio dei lavori.

In primo luogo emerge il gesto profetico della donna che spezza il vasetto spargendone il profumo. Si tratta di recuperare la profezia che nasce dal discernimento: come formare a una coscienza missionaria chi ha perso anche la consapevolezza del suo essere cristiano? Tra Ie scelte necessarie proposte, quella di una profonda analisi culturale di crescere nella capacità di lavorare in comunione, di privilegiare alcune situazioni (immigrati, donne sfruttate, dialogo interculturale e religioso).

In sccondo luogo la profezia della donna comporta un gesto anticonformista in un momento di vita quotidiana: questo stile deve pervadere l'esistenza di ogni comunità religiosa, chiamata ad agire come lievito secondo il tipico genio femminile (fatto di compassione, intuizione, accoglienza, solidarietà, simpatia, tenerezza, confidenza).

In terzo luogo va notato che il profumo invade tutta la casa. Siamo di fronte, dunque, a un gesto che non verrà dimenticato perché è una buona notizia. Più esattamente, per le religiose di oggi e di domani, si tratta di annunciare buone notizie (con informazione alternativa e capace di Ieggere anche il positivo del sud del mondo), di "essere" buona notizia con il nostro vivere in mezzo alla gente, di "essere di parte" cioè dalla parte dell'80% dell'umanitá povera per individuare le cause della situazione di miseria.


Ref.: Testimoni (Quotidiano di informazione, spiritualitá e vita consacrata), n. 10, 30 Maggio 2001.