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José
Maria Vigil Come ha detto José Maria Mardones, "la caduta del muro di Berlino segna la fine di una politica intesa come promessa di liberazione; la fine della visione teologica della politica; la fine del messianismo politico e religioso". Il cittadino moderno neoliberale è divenuto scettico, pragmatico, incredulo di fronte alle utopie, rivolto verso il "qui e ora". Il "pensiero unico" inculca l'improponibilità del cambiamento, l'impossibilità dell'alternativa, la "fine della storia", con la disperazione di quanti militano per la trasformazione sociale e la liberazione dei poveri. Uno degli assi della SdL è proprio la lettura della realtà in termini di storia, utopia e prassi per realizzarla. La SdL chiama la persona a realizzarsi come soggetto mediante l'impegno nella prassi storica di liberazione, che vuole ispirarsi al progetto di Dio, manifestato nella causa di Gesù. Ciò si scontra con le difficoltà ideologico-politiche che l'odierna società ha rispetto al pensiero e alla prassi utopiche. L'ideologia della post-modernità Contemporaneamente si è diffusa l'ideologia della post-modernità, con una reazione delusa nei confronti del pensiero modernizzante, che ritiene fallito perchè non ha mantenuto le promesse e ha prodotto frustrazione, crescente disuguaglianza, depredazione della natura e una civiltà stressante e violenta. Questa ideologia rifiuta i grandi progetti storici, le utopie. Vuole semplicemente vivere in modo gratificante il presente (carpe diem), rassegnandosi a un "pensiero debole". Ridicolizza la militanza, credendola non solo impraticabile, ma degna di miglior causa, cioè la valorizzazione del piacere, del corpo, dell'edonismo, della gratificazione estetica. Pure questa ideologia della post-modernità è agli antipodi della SdL, che è sorella del pensiero moderno, non per occidentalismo e modernismo, ma per eredità biblica e imitazione del Gusù storico. E' un pensiero forte, con una grande narrazione (il progetto di Dio, la causa di Gesù, il Regno!). Come allora vivere e predicare, oggi, la SdL? La domanda riguarda il cristianesimo come tale, perchè esso è una "grande narrazione", un pensiero forte e una struttura logica "moderna". La "de-tradizionalizzazione" Su un piano sociologico e culturale, quella che Anthony Giddens chiama "de-tradizionalizzazione" aggiunge ulteriori elementi di relativismo e scetticismo. Il mondo si è globalizzato e tutti esistiamo insieme a tutti gli altri, grazie al costante bombardamento dei mass media. Da bambini ci si fanno molto vicine le culture, le religioni, il folklore dei diversi popoli. Osservandole è inevitabile comprendere le proprie come "tradizioni tra le altre", finendo per considerarle costruzioni umane, amate e nostre, ma senza più ritenerle riferite ad un ordine oggettivo ed universale. Il "senso della vita" smette di essere per noi "il senso" per diventare "un senso" tra gli altri. Ma quando il swnso della vitaè scoperto costruzione umana smette di avere senso. Le giovani generazioni, diversamente dalle 800 precedenti, entrano in un mondo sprovvisto di ogni pretesa di assolutezza, oggettività e universalità. Il risultato è che non ci sono più grandi valori né cause per le quali valga la pena vivere, perchè sono solo "costruzioni umane di senso" cui non si vuole rinunciare per non restare nudi davanti all'insensatezza della vita, ma alle quali non si può aderire in modo vitale, cordiale, appassionato. La SdL è una passione cosciente di ciò che vive, e innamorata di cause per cui è disposta a morire, ancorata alla grande tradizione di Gesù. Le giovani generazioni non potranno assimilare la SdL se non la rileggiamo in dialogo con questa cultura emergente. E' poi necessario riflettere sul come essere credenti "detradizionalizzati", come in altri momenti abbiamo studiato la possibilità di essere "credenti a-religiosi". Sono categorie apparentemente contraddittorie, ma cariche di possibilità nella loro apparente impossibilità. Ciò vale per ogni spiritualità e fede religiosa. L'egemonia neoliberale La destra, il capitale, i potenti hanno l'egemonia nel mondo di oggi. La "globalizzazione" finanziaria mondiale ne è l'espressione. Le idee socialiste o socializzanti sono screditate e spesso demonizzate negli stessi settori popolari. Una "egemonia" dei ricchi nella cultura e nell'opinione pubblica aggiunge difficoltà per la SdL. I poveri sono esclusi da ogni protagonismo; a loro tocca solo lasciarsi condurre da coloro che sono capaci di guidare la società. I poveri possono essere solo oggetto (di misericordia, di beneficienza), ma sono soggetti della propria storia. E' più difficile assimilare e vivere la SdL rispetto a quando, 30 anni fa, la società latinoamericana, nonostante le dittature militari e la repressione, era tutta un grido per la giustizia. Questo clamore rivelava l'"egemonia" dei poveri nella società. Chi abbracciava la SdL godeva della massima plausibilità sociale e dell'accettazione collettiva più profonda. Oggi la situazione è contraria e la SdL non può ignorarlo. L'animosità dell'istituzione ecclesiastica La TdL e la SdL sono state germoglio profetico che nel XX° secolo ha portato più avanti il rinnovamento del cristianesimo, il ritorno alle sue origini profetiche più antiche di impegno per la giustizia e per I poveri, il dialogo con la modernità. Inserita nel movimento di riconciliazione della Chiesa cattoloca con il mondo contemporaneo iniziato con il Concilio Vaticano II, presto la speranza è abortita con l'involuzione promossa dal cardinale Wojtila, esponente del gruppo di opposizione (coetus minor) sconfitto al concilio quando fu nominato Papa. La TdL e la SdL sono state combattute tramite la persecuzione di agenti di pastorale, l'oblio dei martiri, la censura dei teologi, la destituzione di autorità (Clar, etc.), l'imposizione di vescovi conservatori, la svalutazione delle conferenze episcopali fino al soffocamento della tradizione della chiesa latinoamericana, costruita e Medellin e Puebla. Come fare teologia e vivere la SdL in una chiesa che le perseguita e si mostra incapace di dialogare? Forse per amore verso la chiesa, TdL e SdL non hanno elaborato il tema del dissenso, ma questo è uno dei compiti urgenti, per motivi evangelizzatori e miisionari, e per attenzione a tanti/e cristiani/ e sconcertati e delusi. I sospetti confermati Samuel Huntington sostiene che la religione conservatrice e fondamentalista è quella che meglio si adegua al mondo moderno della globalizzazione. Essa, egli afferma, sta arrivando in tutto il pianeta nelle strutture di dominio che si rendono presenti ovunque. Non poche religioni hanno cercato un dialogo con la moderntà, con tentativi di aggiornamento. Però i risultati hanno destabilizzato le grandi religioni come istituzioni mondiali. Invece la religiosità fondamentalista si sta rivelando meglio coniugabile con la modernità mondializzata perchè ne accetta le conquiste tecnico-scientifiche, l'efficacia produttiva e il gioco democratico rappresentativo, combinandola con una interpretazione che rifiuta ogni ermeneutica attualizzante e riafferma quanto di più tradizionale, offrendo orientamento e sicurezza dogmatica. In definitiva il fondamentalismo è la religione del presente neoliberale perchè risolve la necessità degli individui sottoposti ai traumi della modernità, mentre dà via libera all'economia di mercato, interesse supremo del capitale e dei grandi del mondo. TdL e SdL sono disfunzionali al sistema, perchè presuppongono un profondo dialogo con la modernità, che reinterpreta la religione e provoca insicurezza, e fanno propri gli interessi dei poveri come soggetto collettivo, conflittuale e alternativo. Esse potranno andare avanti solo controcorrente e quando la loro denuncia oltrepasserà i limiti tollerabili del sistema, tornerà la persecuzione. Tale egemonia neoliberale attraversa pure la chiesa e mette I venti contro quanti difendono il Regno di Dio come buona notizia per I poveri. E' "tempo di esilio" nella chiesa e nel mondo oltre a essere, sempre, tempo di esodo. Oggi, più che mai, dobbiamo essere coscienti che il Signore non ci chiama al trionfo storico, ma escatologico. La crisi epocale Possiamo chiamare così una crisi più ampia e di fondo. Martin Buber la chiama "eclissi di Dio", Johann Baptist Metz "crisi di Dio", considerandola il "fatto essenziale" che si sta ripercuotendo sulla configurazione della persona umana moderna. E. Poulat parla di una "era post-cristiana" di una "evaporazione del sistema cristiano" o di una "crisi spettacolare" delle chiese, che i numeri confermano: nei Paesi Bassi, per esempio, la percentuale dei diplomati che dichiara di non fare parte di nessuna chiesa è passata dal 44% del 1966 al 66% e la pratica domenicale cala continuamente nei paesi europei. Mardones aggiunge: "Il peggio è che non c'è possibilità di reagire con creatività, hanno spazio solo misure difensive: compiere una ritirata ordinata e intelligente, con I minori costi possibili". In Brasile la chiesa cattolica perde ogni anno oltre 500.000 fedeli, che passano alle chiese evangeliche e ai nuovi movimenti religiosi, e il 70% delle celebrazioni domenicali avviene senza un ministro ordinato. E' logico che la chiesa cattolica reagisca nei modi tipici delle istituzioni in pericolo. E' un circolo vizioso che speriamo presto si rompa. Ma TdL e SdL devono affrontare questa situazione di malessere e decomposizione, dando un contributo urgente, umile ma non timido. La liberazione integrale che proclamano comprende la liberazione dalla mancanza di speranza che questa crisi di futuro genera. Un tempo nuovo? La nostra epoca vove un cambiamento religioso che non si esaurisce nella rielaborazione della tradizione, ma muta l'orizzonte in cui si iscrivono le tradizioni e il senso che si attribuisce loro. Costringe a riconoscere una "metamorfosi del sacro". C'è una crisi delle fedi, una progressiva emancipazione dei credenti dall'ortodossia vigente nelle chiese, si abbandonano le pratiche religiose, i fedeli si distanziano dalla morale ufficiale, si diluisce il sentimento di appartenenza all'istituzione, si produce una regolazione individuale del sistema religioso ("una religione à la carte"). La crisi è quindi più profonda di quello che avremmo immaginato. TdL e SdL la subiscono, come tutti. Essa deve essere tematizzata come un nuovo kairos moderno, un'opportunità di riformulare, reinterpretare, persino ricreare la religiosità in dialogo con la situazione dell'uomo e della donna moderni. TdL e SdL devono collaborare ad accendere una luce. Esse erano un tentativo positivo e originale di ricostruzione del cristianesimo, che rispondeva a quella necessità epocale di ripensare tutto. Pur perseguitate e diffamate, TdL e SdL sono il punto più alto del cristianesimo e aiuteranno ad attraversare la crisi con credibilità e creatività.
Ref.: MISSIONE OGGI (annuncio, dialogo, liberazione), n. 3, marzo 2002.
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